Bordocampo. Alla ricerca di un nuovo inizio
Lanciano – Aspettavamo in gloria la fine del girone d’andata per porre fine a questa indescrivibile agonia che ci ha portato al giro di boa con una posizione di classifica a dir poco preoccupante. Quella in Abruzzo è una sfida play-out. La aspettavamo in gloria per porre fine ad un’annata, non una qualunque ma una di quelle che arrivano ogni cento, nella quale, per trovare qualcosa di positivo, occorre attaccarsi all’entusiasmo con cui era iniziata. E la tanto agognata sosta, tre settimane per trovare un nuovo inizio, arriva a Lanciano, una ridente cittadina di 35mila abitanti del comprensorio Sangro-Aventino famosa in tutta la cristianità per il suo miracolo eucaristico.
Il miracolo, quello sportivo, quello invocato a mani giunte da tutto il popolo amaranto dopo così tante batoste, non si è però realizzato. Un qualcosa di straordinario, ad onor del vero, oggi si è manifestato. Per tutta la prima frazione si è rivista dopo tanto tempo una squadra decisa e volitiva, organizzata nelle idee e nel gioco, pericolosamente orchestrante in impostazione e in rifinitura. Le due nitide occasioni da gol che meritavano di certo miglior fortuna per Vantaggiato e Pasquato al 10’ e al 29’ non rendono giustizia al pareggio a occhiale con cui si va negli spogliatoi. La Virtus, che non andava così male da quattro anni, fa poco e niente. In questa una giornata fredda e luminosa il giovane Ricci fa la bella vita.
Al Biondi, fino alle ore 16.15 gioca meglio il Livorno. Dopo, come con Ascoli, Perugia e tante altre occasioni che fa male oltre che sembrar inutile rivangare, tre minuti di insostenibile leggerezza dell’essere chiudono la partita a favore dei nostri avversari. In 180’’ va a puttane un’ora di buon calcio, di pari passo con le velleità di ripresa tanto sbandierate negli ultimi tempi. Per correre ai ripari il buon bergamasco le prova tutte sostituendo l'intero potenziale offensivo con forze fresche. Inizia a questo punto l’assalto all’arma bianca per provare a raddrizzare un risultato oltremodo bugiardo ma ormai acquisito. L’impegno, quello non lo si può discutere. Al minuto 36 Bunino dimezza lo svantaggio e riapre la partita ma i rossoneri di D’Aversa chiudono le loro maglie e tutte le vie per arrivare a Casadei. Anche i 6’ di recupero decretati dal signor Baracani della sezione di Firenze scorrono lenti ma sconclusionati.
Dopo aver rilanciato l’ennesima squadra in difficoltà ce ne torniamo a casa con la coda fra le gambe senza per altro avere chiaro con chi o con che cosa prendersela per questo momento imbarazzante. Quel che chiaro a tutti è che con l’anno in corso devono essere archiviate anche tutte le ambizioni di gloria che lo hanno accompagnato. E da gennaio, possibilmente con l’ausilio di una gestione societaria all’altezza della situazione, pensare a costruire almeno una salvezza dignitosa. Quel che si dice un nuovo inizio.


