Il Livorno e lo schema tattico: e se ci fosse qualcosa da rivedere?
Livorno - Un pareggio non da buttare e che ci poteva stare. Lo 0-0 di ieri non deve essere letto in chiave negativa, per una ragione molto semplice: il Livorno è una squadra ancora in cantiere, il Cagliari è praticamente al completo e lo si è visto soprattutto a centrocampo con un certo Daniele Conti nelle vesti di corridore, picchiatore (l'ammonizione se l'è presa pure ieri sera) ed impostatore. Diamanti & c. più di quello non potevano fare, tanto più quando nella ripresa trovi un avversario che si difende con tutti gli effettivi. Però tra le cose che mancano c'è anche un tizio in quel ruolo, capace di dare il là all'azione e permettere ad Alino (se ce ne sarà l'occasione...) di risparmiare energie senza dover andare sulla propria trequarti a recuperare palloni, cosa di cui hanno risentito anche Tavano e Lucarelli. Con tutto il rispetto per Candreva, ma quello non è il suo ruolo; il giocatore ha potenzialità enormi, ma tatticamente è difficile da collocare, la gara di coppa contro il Torino aveva illuso molti. Non è però solo il ruolo di regista a destare perplessità, ieri i dubbi sono venuti anche dalle fasce. Pulzetti e Bergvold hanno fatto sacrifici, visto che Raimondi a destra spingeva poco (anche perché doveva guardarsi dalle sgroppate di Cossu) e Pieri a Genova è ricordato per agonismo, corsa ed impegno, ma non certo per i cross, e quando si ha una torre lì nel mezzo come Lucarelli è facile rendersi conto del potenziale che non si sfrutta. Tra l'altro i due esterni livornesi hanno una storia tattica particolare: Raimondi nasce ala ed a Vicenza viene spostato terzino nel 4-4-2, all'opposto di Pieri che negli ultimi due anni sampdoriani era l'esterno di sinistra del 3-5-2, facendo una bella coppia in quella zona con Franceschini. Russo e Ruotolo hanno tempo e modo di lavorare, però occorre domandarsi se lo schema attuale non necessiti di qualche revisione. Un 4-4-2 sacrificherebbe Pulzetti e Bergvold sulle fasce quando si tratta di due mediani e toglierebbe giocoforza uno del tridente (se non ci pensa prima la società). L'ideale? Un ritorno al vecchio 3-5-2 anche senza Diamanti in caso di cessione, con un regista esperto e di qualità, migliore anche del buon Passoni di un tempo. Oppure un 3-4-1-2 nel caso Alino restasse dov'è. Qualcuno obietterà, ma è difficile trovare un altro modo per sfruttare contemporaneamente le qualità tecniche di ciascun singolo e le enormi potenzialità dell'attacco labronico.


