Tutti gli esoneri di Spinelli
Livorno - La profezia si avverò, anche se con ritardo. Il comunicato ufficiale è di poco fa, ma la notizia del sollevamento dall'incarico di Ruotolo è già vecchia di un giorno. I bookmakers lo pronosticavano ad essere il primo allenatore cacciato del torneo, in realtà è venuto dopo Spalletti (dimessosi), Gregucci e Donadoni, peccato che ci hanno azzeccato per il Livorno all'ultimo posto..
Dunque si cambia, altro giro altro valzer come Spinelli ci ha abituati (il più delle volte a ragione, per dir la verità) dal gennaio 2005 ad oggi. Non conosciamo le statistiche, ma saremmo curiosi di sapere quante squadre professionistiche abbiano compiuto sette esoneri in sei anni. Il Livorno comunque c'è riuscito.
Spinelli però caccia i mister a Livorno sin dai tempi della serie C. Il primo a farne le spese fu Simone Boldini, allontanato ad aprile in C1 nella stagione 1998/99, richiamando Walter Nicoletti (ma Spinelli acquistò la società a marzo) che giunse ad una salvezza soffertissima. L'anno dopo il Livorno si presenta con una squadra ammazzacampionato almeno sulla carta e la dirigenza si affida a Piero "Gedeone" Carmignani per condurre il gruppo in B. Dopo un avvio fulminate (8 punti nelle prime 4 gare), arrivano tre sconfitte (Siena, Lecco e Spal) e due pareggi (Varese e Sandonà) nelle successive cinque gare. La panchina salta ed arriva Fabrizio Tazzioli che non andrà più in là di un deludente settimo posto. Il campionato successivo e fino al primo di A gli allenatori non corrono nessun rischio: Iaconi sposa un progetto biennale che culmina nei tempi stabiliti con la promozione in B, Donadoni traghetta la squadra ad un tranquillo campionato di cadetteria, Mazzarri compie l'impresa della massima serie. Ad estate 2004 viene chiamato Franco Colomba che non fa neanche male dopo un avvio da infarto (due punti in sei gare): alla 17esima giornata la squadra ha 20 punti. Si arriva alla trasferta contro la Juve ed il mister compie un atto di lesa maestà non convocando Protti; per la dirigenza è troppo (già c'erano state schermaglie con alcuni del gruppo) e il 4-2 (tra l'altro immeritato) subìto dai bianconeri è un alibi di ferro per cacciarlo e richiamare Donadoni che raggiungerà il nono posto. L'anno seguente è quello delle clamorose dimissioni dell'ex ala di Cisano Bergamasco, che aveva portato gli amaranto fino al quinto posto, dopo una serie di pareggi culminata col 2-2 interno contro il Messina e le critiche rivoltegli da Spinelli da Biscardi. Ecco Mazzone che passa alla storia per le sette sconfitte consecutive e di conseguenza per aver preso il Livorno quinto, lasciandolo ottavo. Ovviamente niente conferma e già a maggio si sa che il nuovo trainer è Arrigoni. Girone d'andata neanche malaccio, ma scoppole come quelle di Marassi (4-1), Bergamo (5-1) e Udine (4-0), impongono al presidente di farlo fuori (e già lo avrebbe fatto dopo la figura contro l'Atalanta, ma fu convinto dai senatori del gruppo a retrocedere dall'intento). Al suo posto c'è Nando Orsi che nonostante mille peripezie riesce a salvare la squadra. L'ex vice di Mancini è confermato, ma 2 punti nelle prime 7 gare sono inammissibili ed arriva Giancarlo Camolese che inizia una rimonta eccezionale: 20 punti in 12 gare con la squadra 11esima al giro di boa. Infortuni non rimpiazzati a dovere a gennaio, fanno tornare la squadra ai "primordi": ultimo posto dopo l'1-2 in casa contro il Cagliari. A tre turni dalla fine viene richiamato Orsi che dà il definitivo colpo di grazia perdendole tutte e tre. L'anno scorso è stata la volta di Acori, prima criticato, poi definito il "Mourinho" del Livorno e poi rispedito a Bastia Umbra dopo un girone di ritorno catastrofico tra le mura amiche (ma ottimo in trasferta). La squadra mancava di personalità e il tecnico non riusciva a gestire a dovere il gruppo; si scommette su Ruotolo, il quale infonde quella grinta che permette ai labronici di sbarazzarsi di Grosseto e Brescia e tornare in A dopo un solo anno. Il resto è storia d'oggi: viene chiamato Russo perché il patentino al mister campano non abilita alla massima serie e non viene concessa una nuova deroga. La squadra se la cava, ma manca qualcosa: tre punti e 20esimo posto. "Serve la scossa", si dice, e forse Ruotolo paga il fatto che Russo è l'unico che ha la licenza di prima categoria (l'altro suo vice, Vitali, è nelle stesse condizioni di "Gennarino"), o magari che dal punto di vista della società più di questo con la rosa attuale non può dare. Il discorso è molto lungo e la "strana coppia" sulla panchina amaranto ha ben poche colpe.


