Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / livorno / Calcio
Mariani: "Mi hanno detto di andarmene e di non venire a Livorno"
sabato 19 dicembre 2020, 18:47Calcio
di Marco Ceccarini
per Amaranta.it

Mariani: "Mi hanno detto di andarmene e di non venire a Livorno"

Livorno – Il manager Danilo Mariani, direttore generale del Livorno in uscita, ha inviato alla redazione di Amaranta.it un lungo comunicato per rendere nota la sua versione dei fatti. Al centro dell’attacco, i soci ed i dirigenti del club di via Indipendenza, in particolare Rosettano Navarra, Aldo Spinelli, Mauro Ferretti e Rosario Carrano.

“Non sono sparito”, esordisce Mariani nella nota stampa. “Mi è stato chiesto di accomodarmi fuori per 'salvare il Livorno'. Mi è stato chiesto da chi lo ha affossato e ne ha tratto vantaggio e continua a trarne ma non lo ha fatto direttamente. Sono stato invitato ad 'uscire' da chi era entrato per mio intuito. Sono stato pregato di 'abbandonare' da chi mi prometteva che sarei rientrato perché fondamentale e necessario il mio operato e le mie competenze. Sono stato accompagnato alla porta da chi mi aveva scelto. Ho capito che dovevo essere il capo espiatorio di chi non si è mai visto in questi due mesi e che 'trionfalmente' è riuscito a convincere l’innominato a rimettere almeno i danari che aveva preteso nonostante il debito mai davvero chiaro e ancora oggi incerto. Sono il manager additato per essere parte di qualcuno nonostante le mie chiare e inequivocabili dichiarazioni e comunicati stampa. Catalogato per il vantaggio di qualcun’altro al quale faceva comodo imputare ad altri il problema della 'fidejussione' nascondendo invece che la scelta di quella banca era stata la sua per suoi contatti con l’Arezzo che già l’aveva e la stava utilizzando”.

“Ero il direttore generale che venivo chiamato Pres guarda caso, forse perché ero troppo presente, e questo evidentemente dava fastidio”, continua Mariani nel comunicato. “Sono stato scelto da quelli che oggi mi chiedono di accomodarmi all’uscita e invece mi dicono di essere parte di colui che non ha rispettato i patti. Contestato adesso ma prima accettato, perché ho chiesto un emolumento, il più basso della mia carriera, tra l’altro pari a un terzo di quello di giocatori anziani e inguardabili ancora in rosa, impiegati non si sa per quel motivo. Anzi lo so. Un riconoscimento economico molto simile a quello di fantomatici personaggi che si spacciano per magazzinieri o 'archivisti' con stipendi da funzionari di banca. Trentacinque anni di professionismo nel settore bancario con due lauree e tre master ma che, secondo qualcuno, ha bisogno della poltrona, come se fossi uno 'scappato di casa' ma questo andrebbe meglio spiegato al sindaco della città che invito a leggere il mio curriculum prima di parlare e prima di esprimere opinioni come fatto ieri sera nella trasmissione televisiva scelta da me in questo periodo per portare messaggi e tranquillità alla piazza. Messaggi forse sbagliati perché ero il 'riportatore' ma per i quali ho sempre messo la faccia. Al quale sindaco e alla città dico anche che il Mariani tanto chiacchierato, in cerca di lavoro, è l’unico ad aver procacciato una sponsorizzazione, l’unica, di Acqua Pradis, che strategicamente copriva, guarda caso, i suoi due anni di contratto. Il professionista che ha parlato con tutti, che si è fatto carico di tutto e sempre per ribadire quanto fosse 'interessato alla poltrona', pagando soggiorni di manager ed atleti appena arrivati perché nelle casse non esisteva un centesimo. Che pagava anticipatamente hotel e ristoranti perché al Livorno calcio non faceva più credito nessuno ed era riuscito a costruire invece nuove convenzioni ed a riportare serenità di rapporti non lasciando conti ma mance. Con il rispetto di non lasciare conti come fatto da coloro ai quali portate cosi tanto rispetto che a causa di ciò, appena arrivati in città, non ci permetteva di sederci neppure ad un bar per un caffè perché c’era ovunque un conto aperto. Quell’armonia necessaria per riportare persone e aziende allo stadio quando questo tragico periodo sarebbe finito. E vorrei spiegare a chi si erge a giudice di una società che in tribuna aveva più manager che calciatori che sono gli uomini con le competenze che fanno le aziende soprattutto quelle in crisi come quella così seria in cui galleggia il Livorno calcio. Sono quello a cui è stato 'consigliato' di non venire allo stadio domenica con la Lucchese perché pericoloso per la sua incolumità come se fosse il primo delinquente o il peggior ricercato. Una cattiveria sapendo che per me la partita con la Lucchese era 'la partita'. E' andata così, ne prendo atto, mandando giù forse il boccone più amaro ma da oggi avrò più tempo da dedicare alla mia inchiesta per fare luce su chi ha contribuito a far sparire otto giocatori in soli 14 giorni che oggi fanno la felicità di altrettante società e non solo economiche. Quelli che sono ancora invocati come i possibili salvatori come menzionato in trasmissioni da illustri professionisti”.

“E proprio la Lega che tanto è attenta a fare luce su una fideiussione, che fa comodo far diventare 'discussa', dovrà spiegare perché tanta attenzione non è stata prestata per la scomparsa di questi atleti e per il loro disagio economico e sportivo. Alla stessa Lega mai cosi attenta nel diffondere pubblici allarmismi anziché contribuire in privato e riservatezza”, conclude la nota

“Lascio un credito d’imposta contestato da incompetenti fantomatici personaggi che dovranno ammettere nel tempo che sarà una soluzione utilizzata, in uso e che più utilizzeranno società sportive non solo calcistiche nel pieno rispetto delle vigenti normative. Mi spiace perché lascio una società in piena crisi di identità”.