Adrenalina a mille da sempre, Barasso non è il primo e non sarà l'ultimo
Livorno - I tempi sono diversi e gli episodi anche. Ma il fatto che ha visto coinvolto il preparatore dei portieri amaranto, Nicola Barasso, reo di aver morso al termine dell’ultima partita disputata dal Livorno il capitano del Como, Luca Crescenzi, riporta alla mente i tanti episodi curiosi che, nel corso di oltre un secolo di storia, hanno visto coinvolti i giocatori del Livorno. Al centro di tutto, nel bene e nel male, c'è sempre stata l'adrenalina.
Come dimenticare, ad esempio, la grande rissa che si ebbe nel marzo 1959 all'Arena Garibaldi tra i giocatori del Livorno e del Pisa, ma anche dei rispettivi tifosi, dopo l'interruzione della gara per impraticabilità di campo indotta da alcuni collaboratori del sodalizio nerazzurro mentre gli amaranto erano in vantaggio per due a zero? Oppure le invasioni di campo all'Ardenza con il Milan nell'ottobre 1947, con il Monza nel novembre 1967 e ancora con il Monza sempre all'Ardenza nel maggio 1970? Il tutto per non parlare dell'arresto da parte della Polizia del giocatore amaranto Ugo Conti sul campo del Modena per istigazione alla violenza nel marzo 1950 e dell'aggressione subita dai giocatori del Livorno e in particolare da Luca Marcato nel marzo 1998 a Siena?
Tutto questo, naturalmente, solo per dire che il calcio da sempre è fatto anche da episodi "pazzi", non certo per giustificare Barasso. Il quale è stato squalificato pen quattro turni ed ulteriormente penalizzato da un’ammenda.
Questo, però, il messaggio di scuse diffuse da Barasso a Crsecenzi sui suoi profili social: “Scrivo queste righe sperando che arrivi al cuore di tutti i tifosi e gli addetti ai lavori, il mio rammarico per l'episodio accaduto a Como. Chiedo scusa a tutti, ai tifosi amaranto, alla società del Livorno e quella del Como, agli amanti del calcio e dello sport in generale, ma soprattutto chiedo scusa a Te Capitano Luca Crescenzi. Niente giustifica il mio gesto, purtroppo l'ardore agonistico a volte prende il sopravvento. Ma come uomo e come padre dichiaro che mai nulla nella vita deve far vacillare la calma interiore. Per me non è stato così e mi pento amaramente. Sicuramente farò tesoro di questo errore e non permetterò mai più a nessuna provocazione di turbare la mia condotta che dovrà essere da esempio soprattutto per i giovani. Spero vivamente si possa comprendere il mio profondo e sincero dispiacere".


