I perché di una anzi di tante sconfitte
Livorno – La sconfitta di domenica scorsa è una di quelle che lasciano il segno, nel morale e nella classifica. In queste ultime giornate, sembra ripercorrere quello che è stato il tragico percorso (sportivamente parlando) di due stagioni fa, che si concluse con la retrocessione in Serie B del Livorno. Girone di andata chiuso con 21 punti (più 6 sulla terz’ultima) e girone di ritorno ridicolo (due anni fa, 22 punti all’andata e solo 8 nelle 19 partite di ritorno). Ma allora mi domando: gli errori fatti in quella stagione non sono serviti a niente? Nei giorni scorsi ed anche in questi i media, almeno quelli sportivi, si sono concentrati sui vari torti arbitrali subiti (e realmente ci sono) dal Livorno. Ma è veramente questa la causa di tutto ciò? A me sembra di no. Siamo partiti ad inizio campionato con il famoso "trio delle meraviglie" e con Candreva pronto a subentrare, e già con quel tipo di formazione era opinione comune che il campionato sarebbe stato difficile. La squadra ora deve fare a meno di questi due preziosissimi elementi, Diamanti e Candreva, e non sono stati trovati i sostituti adeguati. E su questo la classifica parla chiaro, oltre al terz’ultimo posto, abbiamo il peggior attacco della Serie A con 17 reti segnate in 26 partite. L’altro punto è l’atteggiamento tattico di queste ultime partite, negli ultimi cinque incontri siamo passati in svantaggio due volte e solo in una abbiamo recuperato, mentre nelle restanti siamo passati in vantaggio tre volte e non abbiamo mai vinto. Forse è la paura, l’insicurezza che si è insinuata tra le fila amaranto, ma nel girone d’andata affrontavamo le partite molto più a viso aperto. A Firenze è stato rinfoltito il reparto arretrato già al 4’ del secondo tempo (Pieri per Tavano), domenica scorsa un atteggiamento attendista, dopo il vantaggio di Lucarelli, ci ha portati alla nuova sconfitta. Certo, a mio modo di vedere, è molto discutibile anche l’atteggiamento tattico estremamente spregiudicato di Malesani, con cinque punte (una sorta di 3-2-5) a cui ieri è andata bene, ma con il rischio di tornare a casa con il pallottoliere pieno. Avevamo il vantaggio di affrontare tutte gli scontri diretti per la salvezza in casa (ad eccezion fatta per l’Atalanta) ma questo vantaggio ora lo abbiamo già dissipato. Mancano dodici partite, di cui solo cinque in casa, e se si crede ancora nella salvezza, fare solo punti in casa può non bastare, per cui l’atteggiamento deve assolutamente cambiare: osare un po’ di più con i mezzi che abbiamo a disposizione, e se non ce la faremo, allora, chapeau!


