Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / livorno / Editoriale
Perché Livorno non ama più il Livorno?
mercoledì 30 marzo 2011, 23:20Editoriale
di Fabrizio Bertini
per Amaranta.it

Perché Livorno non ama più il Livorno?

Livorno - Un dato di fatto di questa stagione altalenante ed imprevedibile, è indubbiamente lo scarso rendimento casalingo degli amaranto anche quando sono i favoriti. La squadra sembra timorosa della piazza notoriamente sanguigna ed incandescente, sebbene ultimamente possa sembrare poco affezionata e sempre pronta ad esprimere giudizi negativi. Walter Novellino stesso se ne è accorto dopo poche giornate, invitando prima i supporter a sostenere la squadra e criticandone in seguito l'atteggiamento.
La tifoseria dell'Armando Picchi negli ultimi tre-quattro anni, con le eccezioni dovute dei play-off e delle visite blasonate da parte dei top team italiani durante le permanenze in Serie A, ha visto un calo incredibile di presenza sugli spalti e viene lecito domandarsene i motivi.
Il Livorno calcio è sempre stato un motivo di vanto per la città e per i suoi tifosi, le gesta della squadra sono storicamente e socialmente parte del vissuto, nonchè del quotidiano, di molta parte dei livornesi. La domenica era per eccellenza il giorno della "partita del Livorno", un evento che coinvolgeva intere famiglie a più livelli, chiunque per strada conosceva i nomi dei giocatori principali che facevano gioire o disperare i labronici. Tutto questo non esiste più o comunque è fortemente ridimensionato. Quale è dunque il reale motivo di questo raffreddamento? Vi è un solo motivo, oppure ce ne sono altri che vengono semplicemente sottovalutati?
Generalmente la colpa di questo calo d'utenza, come si direbbe nel mondo del marketing, è individuata comunemente nella gestione di Aldo Spinelli che, nonostante le aspettative ed i risultati raggiunti, pare aver deluso l'insaziabile mondo labronico.
Indubbiamente sono molte le scelte societarie ed altrettanti gli eventi che hanno minato il morale dei tifosi e sono facilmente riscontrabili nell'eccessiva attenzione del presidente nel far quadrare i bilanci a discapito di qualche investimento rischioso all'interno del calciomercato, nella doppia retrocessione in Serie B ma anche nel trasferimento ucraino di Cristiano Lucarelli che ha segnato indelebilmente la fine di un'epoca, il termine senza lieto fine di una favola che aveva portato gli amaranto ad esser famosi nel mondo per coraggio ed originalità.
Eppure non mi sento di condividere o accettare in blocco questo comune sentire.
A mio modesto avviso Livorno ha semplicemente dimenticato nel bene e nel male il suo passato e si è assuefatta rapidamente ai fasti luminosi della massima divisione vedendo ora in essi come un qualcosa di lontano e perduto, dimenticando i lunghi anni e le lunghe fatiche, proprie della realtà di provinciale, che ci sono voluti per raggiungerle.
Certo, Aldo Spinelli non sarà il salvatore della patria e non brillerà nell'aprire il portafoglio per l'acquisto di nomi altisonanti, eppure i miei ricordi adolescenziali mi riportano a gestioni ben più disastrose, con annessi casi di presunte vendite di partite e numerosi fallimenti alle spalle, che mi fanno in parte ammettere che sarebbe potuta andare molto peggio. Non solo l'avere il bilancio positivo nel mondo del calcio è ormai un lusso che ben poche squadre possono permettersi, oltre a questo mi tornano di colpo in mente le recenti dichiarazioni dell'americano Di Benedetto, futuro proprietario della Roma, che sostiene di voler costruire un nuovo stadio all'inglese perchè l'Olimpico non convoglia le voci dei tifosi sino ai giocatori che ne risentono nelle motivazioni, collegando le due cose penso: perchè quelle gestioni un pò malandate che abbiamo avuto potevano godere dello stadio pieno in C2 ed ora dobbiamo accontentarci di 5000, se tutto va bene, tifosi scettici? Perchè abbiamo dimenticato l'adagio che la Curva Nord recita spesso "il Livorno siamo noi"?
Riflettendoci è proprio vero, quelle vittorie conquistate sul campo sono anche frutto del nostro sostegno dentro e fuori lo stadio, figlie di quel clima magico che si respirava in città e si esportava in tutta Italia.
La verità è che ci siamo adagiati forse un pò troppo, la coesione cittadina allo stadio durante le partite è stata sostituita dalle comodità blande ed un poco alienanti della televisione a pagamento, il famoso stadio mobile delle trasferte è stato smantellato altrettanto facilmente dalla fallimentare campagna della Tessera del Tifoso, che non è lontanamente riuscita a riportare le famiglie allo stadio, come da suo intento alla nascita, ma ha dato un colpo di grazia al tifo organizzato, non solo a Livorno.
Ai tempi della C1, Osvaldo Jaconi sosteneva che "Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini veri, disposti a sposare una causa" e forse è davvero questo sentire comune che manca generalmente: manca nella personalità della squadra in campo da diversi anni, Tavano non è un leader e non vi è nessuno con il carisma di Lucarelli o la dedizione di Protti (o tornando indietro per chi lo ricorda, di Enio Bonaldi), manca nelle azioni della società, delle istituzioni e anche della stampa che per lungo tempo non hanno più fatto sentire vicino il Livorno alla sua gente. Forse manca anche un progetto definito in cui rispecchiarsi.
Ma mancano anche soltanto nove giornate alla fine di questo campionato ed i play-off sono ancora possibili, quello che serve davvero è rimboccarsi le maniche. Novellino ha il carattere necessario e l'esperienza adatta per riportare i livornesi allo stadio, ma non deve essere lasciato solo. Deve essere sostenuto ed anche i tifosi stessi devono rendersi conto dell'importanza del loro supporto, anche e soprattutto nel momento della difficoltà. Solo l'adrenalina propria dell'Armando Picchi è capace di far compiere miracoli alla squadra.