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tmw / livorno / Editoriale
Ammainando anche l'ultima bandiera
martedì 2 agosto 2011, 08:10Editoriale
di Fabrizio Bertini
per Amaranta.it

Ammainando anche l'ultima bandiera

Livorno- Tiene ancora banco il passaggio improvviso di Tomas Danilevicius allo Juve Stabia, in molto avevano preso alla leggera le varie notizie di mercato inerenti all'attaccante ed adesso si trovano alquanto spiazzati perchè in qualche modo nel lituano credevano o tenevano.
Danilevicius, nel bene e nel male, è sempre stato considerato come un giocatore del Livorno , un simbolo rimasto soprattutto nell'immaginario collettivo in qualità di ragazzo che magari non era dotato di grandissime caratteristiche ma che comunque metteva l'anima in ogni partita giocata con la maglia amaranto.
Fischiato od osannato che fosse non ha mai nascosto di essere legato alla città ed ha sempre espresso il suo desiderio di rimanervi aldilà dei tetti d'ingaggio fissati o presupposti, nonchè ogni volta in cui è stato mandato in prestito.
Il sistema dei giovani appena importato da Spinelli ben si sposa, bisogna riconoscerlo, con il calcio moderno perchè è un sistema vincente, spumeggiante ed al contempo impersonale, troppo spesso meramente economico.
Le prime figure che vengono a decadere in questo panorama sono le cosiddette bandiere, tranne in rari e superpagati casi, s'intende.
Livorno è ancora orfana di quella figura che per ultima è stata  rappresentata da Igor Protti, la tifoseria tutta ha bisogno di quel trascinatore che ancora manca, manca quell'eroe romantico e un pò maledetto che possa riportare l'entusiasmo, e la gente, allo stadio.
Cristiano Lucarelli ci era parzialmente riuscito ma poi è riuscito a spezzare il cuore dei livornesi attraverso le sue scelte, diciamo, moderniste; poi è stato il vuoto poichè, esclusa la breve parentesi Diamanti, Ciccio Tavano non è affatto riuscito in questa impresa ed anzi ha suscitato l'effetto contrario.
Tomas non è stato di certo un Protti od un Lucarelli, tuttavia ha comunque conquistato con il sudore e la tenacia, la simpatia della diffidente piazza labronica, diventando in un certo senso parte del tessuto sociale come ha dimostrato, se vogliamo, l'apparizione della sua maglia nella parete di una casa nel film di Virzì "La prima cosa bella". Nel suo piccolo può considerarsi una bandiera anche lui.
La squadra non ha certo perso un giocatore talentuoso, forse riuscirà senza problemi a trovare qualcuno di più forte,  il Livorno ha perso invece un altro pezzetto della propria anima, barattandolo con quello slogan che tanto piace del "largo al nuovo".