Leao incostante? Leao pericoloso. Quando si accende, son dolori per tutti
Fa ancora effetto ripensarci: il Milan è in semifinale di Champions League. Chi si affronterà non è importante, quel che conta è approcciare all’incontro ben consci di quanto si valga e consapevoli che servirà essere la miglior versione di sé per riuscire a superare anche il prossimo turno. Sicuramente impegnativo, ma non insormontabile. Infatti, il triplo confronto con il Napoli nell’ultimo mese ha dato risposte preziosissime all’autostima rossonera, con il Milan che sembrava dapprima senza speranze a diventare poi per tanti leggermente favorito alla vigilia della gara del Maradona.
UN FATTO INEQUIVOCABILE
Il Milan e il Napoli non distano 22 punti. Ma neanche uno 0-4. Dicevano i latini che “in medio stat virtus”: la virtù sta nel mezzo. Ma anche la verità, a pensarci bene. Lo abbiamo visto a Milano e a Napoli nel doppio confronto: due partite intense, “toste”, non prive di errori ma al contempo molto ricche di spunti. Napoli giochista e Milan accorto, due preparazioni differenti che hanno visto il Diavolo aggiudicarsi la partita di andata e a momenti avrebbero vinto anche nel ritorno. È difficile da dire se il Milan sia superiore al Napoli, che in questo quarto di finale ha dovuto fare a meno di Osimhen all’andata, di Kim e Anguissa al ritorno (ai quali si sono presto aggiunti anche Mario Rui e Politano nel corso del primo tempo, sballando i piani di Spalletti), ma di sicuro il Milan non gli è stato inferiore. Il fatto che la doppia sfida in Champions League sia venuta poco dopo lo scontro in campionato (dominato e vinto senza storia) ha condizionato (rivoluzionando) il giudizio che in tanti avevano sul reale valore della squadra di Stefano Pioli, ma chi ricorda la partita di andata, a Milano, in cui ha vinto il Napoli, si ricorderà anche come la sfida fosse molto equilibrata e che forse, in un “mondo giusto”, sarebbe finita in parità.
L’INDOLENZA COME PUNTO DI FORZA
Una sfida che quindi non vedeva una squadra nettamente più forte dell’altra non poteva che essere decisa dalle giocate di uno dei fuoriclasse protagonisti in campo: da una parte Osimhen e Kvaratskhelia, dall’altra Giroud e Leao. Posto che entrambi i centravanti abbiano messo il proprio nome a referto, la differenza tra Leao e Kvara (autori sino alla sfida del Maradona di due stagioni ben diverse l’una dall’altra) è stata la capacità di incidere e spaccare la partita. Qualcosa che al georgiano, tra Serie A e Champions League, quest’anno è riuscita alla grande, anche se probabilmente il lieve appannaggio delle ultime settimane è dovuto all’immenso sforzo fisico richiesto per tenere i ritmi che ha tenuto; dall’altra parte, invece, un Leao che funziona a momenti, si accende a folate, ma che quando lo fa, non gli sta dietro nessuno. Un giocatore ancora troppo discontinuo per essere considerato top mondiale nel proprio ruolo, ma che nella propria discontinuità nasconde un’arma insolita, ossia non far capire mai quanto possa essere davvero pericoloso nell’arco di una partita. Certo: a club e tifosi non dispiacerebbe vedere Rafa compiere quell’ultimo step che gli manca per essere davvero inarrestabile, ma anche così, se si accende nei momenti clou della stagione e gioca come solo lui sa fare, resta un giocatore in grado di spostare gli equilibri e di trascinarti in semifinale di Champions League. E scusate se è poco.
di Luca Vendrame


