Sommer: "Ogni giocatore che arriva all'Inter poi parla con gli ultras". Ma qui le trombe non squillano
"Ogni giocatore che arriva, dopo le visite mediche, parla con gli ultras. La discussione era in italiano, quindi è stato necessario tradurre. Ma quello che ho capito è che il club è importante. Quello che ci viene chiesto è dare tutto per la società”. Parole, riportate da la Tribune de Geneve, che Yann Sommer ha pronunciato in conferenza stampa dal ritiro della Svizzera.
Il portiere elvetico ha rivelato una consuetudine che riguarda il mondo Inter, mai venuta alla luce prima. Lo ha fatto con naturalezza, anche perché l'ha vissuta come una cosa normale e magari anche "folkloristica". Ci sta, non conoscendo ulteriori dettagli sarebbe anche sciocco provare a dare giudizi.
Non siamo qui per giudicare Sommer, ultras o quant'altro, ma per far notare come dopo Spezia-Milan della passata stagione, clamorosa sconfitta dei rossoneri al Picco, la squadra andò a parlare, allenatore compreso, con la Curva Sud: un confronto normale e sereno, in cui la tifoseria organizzata ribadiva il supporto incondizionato in quel momento delicato (a cavallo dei due Euroderby) della stagione.
Quell'immagine, nonostante qualche mese prima ci fosse stato un episodio letteralmente uguale (ma con toni molto più esasperati e poco piacevoli) con i giocatori e gli ultras dell'Inter protagonisti, venne letteralmente presa d'assalto da stampa e tv. Vergogna, che schifo, incredibile e indignazioni scandalizzate varie.
Dispiace notare che ci sia una disparità mediatica del genere, anche perché un discorso che potrebbe essere serio e che andrebbe fatto, quello del "potere" degli ultras sulle squadre, viene ridotto a terreno di battaglia in base ai colori. Quando c'è il rosso: trombettieri, via!. Quando c'è l'azzurro, passa in cavalleria. E anche oggi dal mondo fiabesco dell'indignazione a comando è tutto.


