Calcagno: "Escludo una rielezione di Gravina. Ma il problema non è solo la FIGC"
Il dopo Gabriele Gravina apre una fase di riflessione profonda per il calcio italiano. A indicare una possibile direzione è Umberto Calcagno, che invita a leggere il momento con lucidità: “È stata un’assunzione di responsabilità che gli fa onore. Lo ha fatto nell’interesse del movimento, per consentire al calcio di riprendere slancio”, le sue parole in un'intervista a La Gazzetta dello Sport.
Ma il nodo, secondo Calcagno, è ben più ampio: “Se pensiamo che il problema sia solo la Federcalcio ci sbagliamo. La FIGC non ha il potere giuridico per imporre alle squadre di far giocare un certo numero di italiani”. Da qui la necessità di un intervento sistemico, anche politico: “Speriamo che la politica favorisca il calcio con una serie di norme e condivida il nostro progetto”.
Tra le priorità, il riequilibrio tra italiani e stranieri: “Non è una guerra allo straniero. In Spagna giocano quasi il 60% di calciatori locali e il 22% proviene dai vivai. Dobbiamo trovare un equilibrio tra Nazionale e club”. Il tema giovani resta centrale: “I nostri ragazzi arrivano a 19 anni e poi non accedono alle prime squadre”. Le seconde squadre? “Iniziativa apprezzabile, ma non risolutiva”. E sullo sviluppo tecnico: “Quello che spesso manca è la capacità di fare la scelta giusta con velocità di pensiero”.
Infine, lo sguardo al futuro: “Conta il programma più del nome. Serve qualcuno capace di tenere insieme le componenti”. E su un possibile ritorno: “Una rielezione di Gravina? Mi sento di escluderlo”.
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