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Pessina: "Giocare in Lega Pro con il Monza mi è stato utile. Berlusconi? L'ho sempre ringraziato"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 14:20Primo Piano
di Claudio Casati
per Tuttomonza.it

Pessina: "Giocare in Lega Pro con il Monza mi è stato utile. Berlusconi? L'ho sempre ringraziato"

Ha parlato al podcast Jeantoneria Matteo Pessina, capitano del club biancorosso, dichiarando aneddoti sulla sua esperienza da calciatore.

Ecco le sue parole:

Che infanzia era la tua?
"Sono stato un bambino molto ordinato, sono un appassionato di Lego, che si associa alla mia vita con madre e moglie architetti. Lo sport è sempre stato un elemento importante della mia vita. Avevo anche una replica di Van Gogh e anche l'arte è stata importante per me."

E il calcio?
"Mio padre seguiva ma non era un tifoso appassionato, simpatizzava l'Inter. I miei primi ricordi sono a casa di mia nonna con il pallone, giocavo e mi sfidavo a fare mille palleggi. Credo che il calcio di strada sia importante, poi mi hanno portato a scuola calcio, ero bravino e chiamò il Monza sui 9 anni e lì iniziò la mia carriera. A 14 anni mi resi conto che poteva essere la mia strada e potevo fare il calciatore professionista."

Ogni ragazzino vuole diventare calciatore, come si diventa realmente?
"Bisogna accorgersi di avere altri diecimila concorrenti, penso di avere avuto la testa giusta e che alla fine la disciplina batta il talento, dopo tanti anni che batti il martello ce la puoi fare. Per me ha funzionato."

Sempre centrocampista?
"A volte sono stato messo in porta, ma ho sempre giocato a centrocampo."

Avevi qualche idolo? 
"Mio padre è interista, ma tutti i miei compagni tifavano Milan e quindi dovevo dire di esserlo anche io, per fortuna mi disse di tifare chi volevo, non era un fan sfegatato alla fine. Alcuni giocatori che mi piacevano erano Kakà, Pirlo, Seedorf, Beckham, tutti questi giocavano insieme. Nesta lo avuto anche da allenatore e per me è stato bello avere un campione del mondo nello spogliatoio, era uno di noi e ci raccontava aneddoti e storie, quel Milan era da ammirare e sono contento di aver maturato un'esperienza con lui."

Quando hai capito che potevi essere calciatore?
"Il direttore della prima squadra chiamò me e la mia famiglia e ci disse che le offerte erano tante, Inter, Torino, Sampdoria. Ci fece però un'altra proposta: allenarmi con la prima squadra, allora il Monza era in Lega Pro, ma il direttore ci disse che era meglio affrontare la realtà, giocare contro i trentenni ed entrare dalla porta principale, quella cosa mi è rimasta e mi ha aiutato, qualche anno dopo mi comprò il Milan."

Poi torni a Monza
"Galliani mi chiamò quando ci fu la Finalissima del 2023 tra Italia e Argentina a Wembley, io ero a Londra e mi ricordo che a Coverciano seguivo i play-off di Serie B, dopo la finale Galliani mi telefonò e mi disse solo che il Monza era in Serie A e chiuse la chiamata. Ci sentimmo poi a fine giugno durante la trattativa con l'Atalanta, quando vedi le chiamate di Galliani e Berlusconi ti fa effetto, all'inizio non risposi al presidente, ero in vacanza ed erano le dieci di sera, dopo un po' mi arrivò un messaggio dicendomi che mi stava cercando Silvio Berlusconi, neanche tempo di richiamare che ricevo un'altra telefonata. Mi disse qual era il progetto, lo ringraziai e poi sentì Galliani e si chiuse la trattativa."

Che rapporto avevi con Berlusconi?
"Una volta mi chiamò l'assistente dopo aver segnato un gol contro Malta con la maglia della nazionale. Lui era molto attento ai record e si congratulò con me per esser stato il primo giocatore del Monza ad aver giocato e segnato con la nazionale, mi invitò ad Arcore per una colazione ma purtroppo due mesi dopo ci lasciò e non riuscimmo. Mi ricordo una volta durante gli allenamenti pre Monza-Torino, prima storica partita del Monza in Serie A, faccio la doccia, esco e vedo Berlusconi nello spogliatoio da solo, mi parlò dei progetti per il club e io ovviamente lo ammirai".

E con Galliani?
"Galliani si siedeva sempre con noi a pranzare durante gli allenamenti a Monzello, era una scheggia impazzita nonostante l'età, lo faceva più per passione che per altro".

Come hai vissuto queste stagioni?
"Ero reduce da un infortunio pesante, io non potevo allenarmi e di conseguenza divertirmi. Il corpo crolla perchè ti manca tutto, ora vedo le cose in maniera diversa perchè sto bene e non è scontato, vedermi in sala operatoria e dopo due mesi ancora in infermieria è stato difficile. L'anno scorso c'è stata anche la retrocessione, vederla da fuori è stata dura, anche non poter aiutare i compagni".