ESCLUSIVA PARMALIVE - Guardalben: "Che errore la cessione di Zaccardo! Il calo? I crociati si sono accontentati"
In Emilia non è mai riuscito a ritagliarsi uno spazio da protagonista, complice la presenza in rosa di un fenomeno assoluto del calibro di Gianluigi Buffon, ma Matteo Guardalben ama Parma e i suoi tifosi, e continua a seguire con molto interesse le sorti della squadra ducale. La redazione di Parmalive.com lo ha contattato per fare il punto della situazione sulla stagione dei crociati.
Nell’arco della stagione Mirante ha alternato interventi prodigiosi a ingenuità che sono costate care alla squadra. Secondo lei che cosa gli manca per poter diventare uno dei tre portieri più forti in Italia?
“A mio parere Mirante è uno degli estremi difensori più bravi del nostro campionato. Io non la vedo tragica quando un portiere fa un errore, a tutti può capitare di sbagliare: il portiere bravo non è quello che non sbaglia mai, ma quello che commette pochi errori. Lui è stato sfortunato, perché nelle poche occasioni in cui ha commesso delle inguenuità, ha preso gol che sono costati cari alla squadra in termini di punti. Tuttavia non penso che sia stata un’annata così disastrosa per lui. Mirante sta facendo bene e continua a crescere anno dopo anno. Poi io nelle mie valutazioni considero soprattutto come si muove in porta, come comanda i compagni di squadra e posso dire che a me il giocatore piace, dà molta sicurezza”.
A 35 punti e a 9 giornate dalla fine del campionato il Parma può praticamente considerarsi fuori sia dalla zona pericolante che da quella che vale l’accesso all’Europa. Quali possono essere gli stimoli in questo finale di stagione per la squadra emiliana?
“Gli stimoli ci sono sempre. Io ho parlato tanto del Parma e l’ho fatto sempre in maniera positiva, perché mi piace l’ambiente che la dirigenza è riuscita a creare. Purtroppo è da un po’ di tempo che i crociati non riescono nè ad ottenere risultati positivi, nè a mostrare un gran gioco. Credo però che un calo del genere sia normale, soprattutto alla luce del fatto che la rosa del Parma sia composta da tanti giovani non ancora abituati a competere per obiettivi importanti. Sinceramente io ad un certo punto della stagione ero convinto del fatto che gli emiliani avrebbero potuto lottare per le zone alte della classifica, ma a quanto pare i ragazzi, forse in maniera involontaria, si sono un po’ accontentati. Io credo che in quest’ultimo scorcio di campionato gli uomini di Donadoni vogliano dimostrare il proprio valore a se stessi ma anche ai tifosi, quindi sono convinto del fatto che giocheranno le ultime nove partite di campionato per fare risultato.
Come le è sembrata la partita disputata all’Olimpico dalla squadra di Donadoni?
“Non ho visto un bel Parma sinceramente. E’ vero, ad un certo punto sembrava essersi ripreso, ma il match era praticamente già deciso ed era inevitabile che il Parma venisse fuori. La prestazione dei crociati non mi è piaciuta. Quella di Roma sembrava quasi una partita già segnata: i giallorossi erano carichi a mille e volevano assolutamente fare risultato. Ora i ragazzi di Donadoni devono rimboccarsi le maniche, anche perché, a parte la vittoria con il Torino, non ottengono i tre punti da ben 10 incontri. L’allenatore sicuramente darà ai giocatori gli stimoli giusti affinché arrivino risultati già a partire dal prossimo match contro il Pescara”.
Come giudica l’esordio in A del peruviano Ampuero?
“Non sono in grado di dargli un giudizio al momento, bisogna valutarlo nell’arco di più partite, però ne ho sentito parlare molto bene. E’ un ragazzo giovane, quindi bisogna aspettarlo un pochettino, ma da quello che dicono a Parma, pare si tratti davvero di un giocatore con qualità importanti”.
Quanto ha pesato sull’involuzione della difesa la cessione di un giocatore d’esperienza come Zaccardo?
“Dal di fuori è un’operazione che francamente non capisco. Zaccardo per il Parma era un uomo importante, duttile e d’esperienza, un vero valore aggiunto per la squadra. Se l’hanno ceduto, un motivo ci sarà, e solo loro possono saperlo, però se io fossi stato un dirigente del Parma, in quel momento avrei trattenuto il difensore a tutti i costi. Tra l’altro da quando è andato al Milan non sta più giocando…”.
Nella sua ultima stagione a Parma ha avuto modo di giocare con Marco Marchionni. All’epoca il giocatore era un esterno puro; in questa stagione, invece, Donadoni l’ha reinventato nel ruolo di interno di centrocampo. Crede che l’esperimento sia riuscito appieno?
“Marco è un ragazzo che sento spesso. Tra le altre cose, abbiamo parlato anche di questo argomento, gli ho chiesto come si trova nel suo nuovo ruolo, perché ero curioso di conoscere il suo parere. Se un allenatore bravo come Donadoni l’ha messo lì, significa che le sue caratteristiche potevano servire maggiormente in quella zona del campo. A me sta piacendo, ha le qualità per giocare da interno di centrocampo. Quando l’età avanza, magari ti manca un po’ di brillantezza per saltare l’uomo sull’esterno, ma devo dire che in questo nuovo ruolo il Parma può sfruttare la visione di gioco, la rapidità e l’esperienza di Marchionni. Sono contento per lui, anche perché quando è tornato in Emilia erano un po’ tutti scettici nei suoi confronti, ed invece Marco è riuscito nell'arco di breve tempo a mettere a tacere tali pregiudizi a suon di prestazioni. Da allora non ha più perso il posto da titolare...".
Nel corso della sua esperienza in Emilia ha vinto una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa. Qual è il trofeo che ricorda con più piacere?
“Io vivo ancora a Parma, mi sono fermato qua. Ciò che mi resta di quell’esperienza non sono le coppe, ma quello che sono riusciti a trasmettermi la gente di Parma, la società di allora e tutti i ragazzi che lavoravano per essa. Ho ricordi davvero magnifici di un calcio bello, divertente, pulito. Quell’atmosfera la sto rivedendo un pochettino nell’ultimo anno e mezzo con questa nuova società. E’ chiaro che ci vorrà tempo e pazienza per ritornare a quei livelli, anche perché noi allora potevamo contare in rosa sull’apporto di 14-15 nazionali. Altro che top player! In Coppa Italia giocavano le seconde linee, compreso me, perchè Buffon mi concedeva solo quella competizione; ebbene, riuscivamo a conquistare sempre la finale, anche con le riserve. Pensa te quanto era forte quella squadra…”.
A Parma non ha trovato moltissimo spazio. E’ più forte il rimpianto per non aver giocato con continuità in quegli anni o l’orgoglio per aver fatto parte di un grande club e per aver avuto davanti a sé un fenomeno assoluto come Gianluigi Buffon?
“Ognuno deve essere consapevole del proprio ruolo. Io posso essere solamente orgoglioso e felice di aver indossato quella maglia. Doveva andare così. Quando ho trovato davanti a me Buffon, io son stato contento di poter imparare da un campione come lui. In seguito all’esperienza di Parma, tante cose son riuscito a farle grazie ai suoi insegnamenti. Non è che lui mi insegnasse le cose, ma da Buffon si imparava solamente guardandolo. A quei tempi era davvero devastante. Non capita tutti i giorni di potersi allenare con determinati fenomeni. Io sono felicissimo di aver avuto quell’opportunità”.
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