ESCLUSIVA PARMALIVE - Pizzarotti: "Visibilità internazionale e stadio i punti su cui lavorare. I soci in A? Vedremo se uno dei 7 emergerà"
I risultati ottenuti dal Parma Calcio 1913 nel suo primo anno di vita sono sotto gli occhi di tutti, e non solo dal punto di vista sportivo. Pochi però ricorderanno che il primo a credere ciecamente nel progetto di Barilla e soci, sostenendolo con forza in tempi non sospetti, è stato il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, il quale, intervenuto in esclusiva a ParmaLive.com, ha parlato di passato, presente e futuro del club crociato: "Faccio i complimenti al Parma per quanto fatto in questa stagione. Non era facile, perché la società ha dovuto costruire la squadra in fretta e furia, a campagna acquisti quasi conclusa. Questo aspetto rende ancora più straordinario il percorso compiuto dai ragazzi. E' stato un anno ricco di soddisfazioni, per tutti. A partire dalla città. Il Parma ha dato un segnale importante al mondo del calcio, dimostrando che si può ripartire in un modo diverso. I motivi per essere contenti ci sono tutti".
Prima di tornare a parlare di presente e futuro, facciamo un piccolo passo indietro e soffermiamoci un attimo su quanto accaduto dopo l'arresto di Manenti: che cosa ricorda di quel periodo? Ha creduto davvero di poter salvare il Parma dal fallimento?
"Io ho sempre sostenuto che, per il bene della città, l'importante fosse mantenere il nome e cercare di ripartire. Io ero a Roma quando mi hanno detto dell'arresto di Manenti: da allora la strada è stata in discesa, perché non dimentichiamo che l'ex patron del club teneva tutto bloccato. Da lì, per me il punto chiave non era più la B, ma come rifondare la società dal punto di vista etico e morale. Alla fine penso che, piuttosto che una B di debiti e sofferenze - perché secondo me sarebbero venute fuori delle sorprese guardando i conti - sia stato molto meglio ripartire dalla D, con dei presupposti valoriali e organizzativi completamente diversi".
Falliti i tentativi per la B, si sono prospettate due opzioni per ripartire dalla D: Corrado e l'imprenditoria parmigiana. Lei ha scelto senza esitazioni di appoggiare il progetto i 'magnifici sette': per quale motivo?
"Premesso che per la B ho sostenuto Corrado, nel momento in cui si è palesata la D, aveva una credibilità maggiore il progetto del Parma Calcio 1913 rispetto all'altro competitor, per un motivo molto semplice: loro hanno cominciato a lavorare molto prima sulla pianificazione della quarta serie, per loro l'unica strada percorribile è sempre stata la D. Il nostro interesse non era quello sportivo, ma quello di fare il bene della città, perciò ci siamo orientati in modo deciso sul Parma Calcio 1913".
Si aspetta novità a breve dalla Procura?
"La Procura non mi tiene informato sulle indagini, chiaramente queste sono sotto segreto istruttorio. Quindi non ho idea del quando, se e come ci saranno delle novità. Stiamo tutti attendendo sviluppi".
Torniamo al presente e all'immediato futuro: che cosa significa il ritorno tra i professionisti del Parma, sia per lo stesso club emiliano che per il calcio italiano?
"Col ritorno tra i professionisti, non vorrei che venisse meno questo spirito fresco, innovativo e pulito di gestione della squadra. Risalire le categorie è un fattore di merito, sia per la città che per gli sportivi, ma non vorrei che si perda questo spirito che ci ha fatto diventare anche un caso di studio a livello internazionale. Dopo lo 'scandalo Parma' non è che il calcio sia migliorato moltissimo nelle serie superiori, e quindi forse serve un esempio come il nostro. Sarebbe bello dare ispirazione ad altre società".
Al di là degli aspetti sportivi, la rinascita del Parma potrebbe portare benefici anche alla città stessa. E' d'accordo?
"Assolutamente sì, però forse per portare benefici alla città in maniera evidente servirebbe tornare ad avere visibilità a livello europeo e internazionale, come accaduto negli anni Novanta. Ad esempio il Sassuolo sta facendo bene in Serie A, ma il lavoro della squadra non è stato determinante per la città di Sassuolo. Serve qualcosa in più, quel qualcosa che faccia innamorare della squadra, per come è gestita. Penso al Parma degli anni Novanta, ricco di giovani e con una conduzione quasi familiare. Era stato un modello anche dal punto di vista gestionale. Io penso che, se si vuole creare l'idea di magia attorno alla squadra, questo aspetto sia più importante dei risultati. E' un po' come il discorso dell'agroalimentare per la nostra città: ci sono tanti prosciutti in tutto il mondo, ma a fare la differenza è come lo facciamo e dove lo facciamo. Quindi, anche il come torniamo nelle serie maggiori e come ci vogliamo esporre penso che faccia la differenza per ridare al mondo del calcio quel brand Parma che è mancato dopo gli ultimi accadimenti".
A proposito della visibilità a livello internazionale, quanto è orgoglioso del fatto che FIFA e New York Times si siano interessati al Parma Calcio 1913?
"Molto. L'interesse dall'estero c'è stato proprio per il tipo di progetto messo in atto, non certo per i risultati. Non siamo mica gli unici ad essere tornati tra i professionisti dopo un solo anno di D. Sottolineerei che c'è stato l'interesse anche del Financial Times all'inizio dell'avventura, quando era tutt'altro che scontato il risultato. Ecco perché continuo ad insistere sulla forma piuttosto che sul risultato".
Badando invece per un attimo soltanto al risultato, crede che questa nuova proprietà abbia i mezzi sia umani che finanziari per tornare in A nel giro di un paio d'anni?
"Io mi baso sulle loro dichiarazioni. Loro si sono uniti soprattutto per dare una possibilità alla squadra e alla città, fin da subito hanno fatto capire di non avere velleità della A. Visto che abbiamo ancora alcuni anni davanti, vedremo se uno di questi imprenditori emergerà, preferendo sposare da solo il progetto. O magari ci saranno altre opportunità. Ad ogni modo, al momento è prematuro porci questi quesiti. Godiamoci la promozione".
Ha riscontrato la voglia dei sette imprenditori di arrivare sino alla B per poi lasciare il controllo ad altri?
"Non ne abbiamo ancora parlato, perché serve la loro consapevolezza e la coscienza del voler fare: del resto parliamo di un impegno temporale, economico e gestionale non indifferente. E' qualcosa che devi sentire. Vedremo se ci sarà uno di questi sette che porterà avanti da solo il progetto, anche se secondo me la formula del gruppo è quella che dà un messaggio migliore alla città: mettersi insieme, fa raggiungere dei risultati. Vedremo cosa ci riserverà il futuro".
Potrebbe esserci una collaborazione tra Amministrazione e Parma Calcio 1913, magari per lo stadio? Ad esempio a Bologna si va verso la copertura totale:
"Penso che ad occuparsi della copertura totale, a Bologna, sia la società rossoblù e non il Comune. Noi lo abbiamo sempre detto: la disponibilità nel mettere a disposizione lo stadio - nei modi consentiti - c'è sempre stata. Se ci sarà un progetto per ammodernare lo stadio, creare nuove funzioni, creare nuova accessibilità all'impianto, noi siamo assolutamente a disposizione per cercare delle soluzioni in tempi brevi. Io però penso che lo stadio in centro abbia un valore: può essere un disagio nel momento in cui lo stadio non è adeguato, un po' come ora. Ma nel momento in cui adatti lo stadio, avere lo stadio in centro favorisce le persone ad andare, anche con la mobilità sostenibile. E quindi è un valore aggiunto. Se ci sarà la volontà della società di gestirlo e creare degli eventi extrasportivi, noi l'affiancheremo volentieri".
Alessandro Lucarelli rappresenta il passato, il presente e il futuro del Parma. Non pensa sia arrivato il momento di affidargli le chiavi della città?
"(ride, ndr) Effettivamente lui è sempre stato vicino al Parma, anche nei momenti di difficoltà. Sono convinto che sapranno valorizzare la sua figura anche in futuro, quando deciderà di smettere col calcio giocato. Il fatto che viva a Parma e apprezzi Parma, un po' come i grandi giocatori del passato, conferma l'attrattività della città. Per quanto riguarda la cittadinanza onoraria, magari bisognerà lavorarci un altro po', ma lui se l'è già meritata sul campo. Non penso ci sia bisogno di documenti comunali".
Quest'anno uno dei punti di forza del Parma è stato l'entusiasmo della gente. Si aspetta una partecipazione del genere anche in Lega Pro?
"La promozione porterà nuovo entusiasmo, quindi non penso che ci sarà un calo per i prossimi anni. Sono sicuro che la società stia già lavorando per trovare formule attrattive, per mantenere o aumentare il numero dei tifosi. Secondo me, la chiave di volta per un calcio a misura di famiglie potrebbe essere veramente la manutenzione dello stadio, e penso quindi alla copertura totale, a servizi accessori, e a tutto ciò che renda quelle ore un momento di svago per le famiglie che si recano allo stadio. A mio parere bisogna lavorare su questo nei prossimi anni per avere una partecipazione sempre maggiore, come succede ad esempio in Inghilterra. Milan e Juve hanno altri numeri rispetto ai nostri, ma perché Milano e Torino hanno degli altri numeri. Quindi, per aumentare i nostri numeri in proporzione alla città e avere lo stadio pieno, non come avveniva negli ultimi anni di Serie A, a mio parere è necessario avere uno stadio attraente con dei servizi importanti".
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