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Parma, Valeri: "Qui sto molto bene, mi piacerebbe restare. Darò tutto per questa maglia"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 18:08Serie A
di Daniel Uccellieri

Parma, Valeri: "Qui sto molto bene, mi piacerebbe restare. Darò tutto per questa maglia"

Emanuele Valeri, esterno del Parma, è intervenuto nella nuova puntata di Gialloblu Youth Reporters rispondendo alle domande dei piccoli supporter ducali. Ti sei mai ispirato a un altro giocatore? “Sì, ovviamente sempre nel mio ruolo, che è Marcelo. È uno dei terzini che ci sono mai stati al mondo secondo me, è sempre stata una fonte di ispirazione. Ovviamente però di un altro livello”. Da piccolo giocavi in un altro ruolo? Il calcio è stato il tuo primo sport? Come è nata la passione per il calcio? “Volevo fare l’attaccante, è il più bello secondo me se riesci a fare tanti gol. Poi sì, da quando ho sei anni gioco a calcio. Primo e unico sport. Andavo sempre allo stadio a vedere la Lazio, quindi quello mi ha trasmesso tanto amore per il calcio. Da lì ho cercato subito una scuola calcio”. Quali sono stati i sacrifici che hai fatto per essere qua? “Sì, penso che questo sia il pensiero di tutti quanti. Mi rispecchio in quello che dice Ambrosi, il calcio è la nostra passione ma stare lontano dalla famiglia è sempre difficile”. Come gestisci la rabbia in campo? “Io credo che difficilmente mi arrabbio in campo o vedo un compagno arrabbiato. Sono rari casi, non succede sempre, in campo bisogna avere un atteggiamento giusto. Poi capita essere arrabbiato, ma non si è da soli e bisogna sempre portare rispetto ai compagni”. Com’è giocare in Serie A? “E’ bellissimo, il sogno che avevo sin da bambino. La cosa più bella che mi sia mai capitato. Giocare contro l’Inter, soprattutto a San Siro, è bellissimo, ma non sempre è facile. Non vorrei giocarci contro tutte le domeniche”. Qualcuno ti aveva detto che non ce l’avresti fatta? Ci sono stati dei momenti no in carriera? “Non mi è stato detto, ma qualcuno che non voleva che arrivassi lontano voleva farmelo capire. Invece però ci sono arrivato. Quando avevo 13 anni, che giocavo nei settori giovanili della Lazio, un giorno mi hanno detto che non mi avrebbero confermato nella mia squadra del cuore. Mi ha fatto male e sono dovuto ripartire da capo in un’altra squadra, ho giocato in squadre della città e poi sono partito dall’Eccellenza. Pensavo fosse tutto finito, giocavo per divertirmi, poi sono arrivato in Serie A”. È vero che in spogliatoio si fa silenzio? Cosa fate dopo aver vinto? Il compagno più simpatico? “No, lo spogliatoio lo affrontiamo come una famiglia. Se non c’è dialogo tra di noi non c’è nemmeno amicizia e fratellanza in quello che facciamo. Magari il giorno della partita sì, per concentrazione, ma tutti i giorni assolutamente no. Quando vinciamo festeggiamo e mettiamo musica, siamo molto più tranquilli che dopo una sconfitta. Quello che mi fa più ridere e con cui scherzo tanto è Mandela Keita, è un ragazzo eccezionale”. Cosa ti dicono i compagni quando sbagli un cross? Quando sbagli in partita cosa pensi? “I miei compagni niente per fortuna, perché credono che il cross dopo vada meglio. Io sicuramente mi arrabbio un po’, ma neanche troppo, perché penso a quello dopo e a farlo meglio. Un po’ di rabbia, ma sempre per cercare di migliorarsi e non fare lo steso errore. Non bisogna ripensarci due volte sullo stesso errore”. Quando hai iniziato a giocare a calcio? “Io iniziai a 6 anni, sicuramente è la mia vita. Senza il calcio non saprei cosa fare, è diventata la mia vita non a 6 anni ma quando ne avevo 16 o 17, ho fatto il mio percorso nelle Prime Squadre e sono arrivato qui ora. Non è stato facile, ma ora è la mia vita e mi concentro su questo”. Quali sono i tuoi obiettivi con il Parma? “Uno era la salvezza di quest’anno e sono contento di averlo raggiunto. Voglio migliorarmi ogni anno, sia personalmente che a livello di squadra. Vogliamo porci obiettivi più grandi”. Il tuo gol migliore? Hai mai vinto un premio MVP? “Ne ho fatto uno in Serie A contro il Torino, nella Cremonese, da fuori area e sotto l’incrocio che è stato il più bello. Poi quello contro il Venezia dell’anno scorso con il Parma, bellissimo anche quello. Io l’ho preso l’anno scorso, contro il Venezia, quando ho fatto gol. In Serie A solo quello”. Come sei stato accolto dal Parma? Vuoi stare a lungo a Parma? “E’ stata una bella accoglienza, sia da parte della società che da parte dei tifosi. Il Parma ha una storia importante e lo ha dimostrato, durante la presentazione e durante l’anno. Dipende sempre da contratto e accordi, ma finchè uno è qua dà tutto per la maglia del Parma”. Cosa hai imparato fuori dal campo nel calcio? “Tutto quello che si fa in campo o in spogliatoio con i compagni te lo ritrovi nella vita, bisogna sempre comportarsi bene e dare l’esempio, tutto quello che poi si fa nella vita”. Vorresti essere bravo come che giocatore? Qual è il tuo idolo? “Non saprei, ti direi Messi (ride, ndr). Del mio ruolo non so, mi piaceva tantissimo Marcelo, era fortissimo. E’ sempre stato Messi”. Da bambino a che livello volevi arrivare? In che squadra vorresti giocare oltre al Parma? Che squadra tifi? “Volevo giocare in Serie A, quindi sono arrivato a compiere quel sogno. Il mio obiettivo era essere in Serie A, è capitato al Parma e per ora rimango molto volentieri qui. Lazio, sicuramente anche Parma ora”. C’è un trofeo o un titolo che vorresti vincere? “Non mi sono mai posto questa domanda, ma se dovessi scegliere sicuramente Serie A”. Il più forte giocatore con cui hai giocato? “Quando ero a Frosinone ho giocato con Soulè, lui è sicuramente un giocatore molto forte, sapevo avrebbe fatto un bel cammino. Anche Fagioli alla Cremonese, qua ti posso dire Pellegrino, che è un attaccante molto forte”. Quando eri bambino sognavi di diventare un calciatore professionista? “Volevo essere un giocatore, seguivo tanto la Lazio e sognavo di giocare lì. Andando avanti è diventato giocare in Serie A”. Perché giochi nel tuo ruolo? “Io giocavo attaccante, poi l’allenatore ha deciso di cambiarmi e sono rimasto lì”. Come ti senti quando lo stadio dice il tuo nome? Com’è giocare in uno stadio con tanti tifosi? Quando fate fallo e ci sono dei fischi cosa fai? “Ti gasa tantissimo, vorresti sentirlo ogni domenica. Non sempre è così ma è un’emozione che vale la pena provare. E’ un’emozione bellissima, sicuramente meglio quando sei in casa, ma anche in trasferta lo stadio ti trascina. Ti dà una grossa mano, è la cosa più bella giocare con lo stadio pieno. Quando sono in campo, anche se ci sono tanti tifosi, guardo solo il campo. So che non sembra vero, ma è difficile capire cosa succede fuori. Ovvio che quando fai qualcosa di sbagliato lo senti dagli spalti, ma in una frazione di secondo sei concentrato sul campo”. Che avversario temi di più? Qual è stato l’attaccante più forte che hai marcato? “Nessuno in particolare, credo che ogni partita sia bene o male giocata alla pari, non bisogna temere nessuno. Poi ci sono avversari più o meno forti, ma se temi qualcuno hai già perso in partenza. Il più forte però è stato Pulisic del Milan”. Qual è stata la miglior squadra dove hai giocato? “La miglior squadra ovviamente il Parma, non posso dire altro (ride, ndr). Poi è vero, quando ha chiamato non ho esitato due volte, sia per la storia che per i tifosi che per la città”. Cosa pensi della partita con la Roma? “E’ stata un po’ una delusione, poi non è finita bene. C’è stata un po’ di confusione, l’abbiamo cancellata subito e per cercare di giocare quella dopo al meglio. Rimane un po’ la delusione di aver buttato punti”. Cosa vi dice Cuesta in spogliatoio? Cosa dice quando state perdendo? “Dà tanti consigli, a chi più e a chi meno, poi ci dà la carica per fare ogni allenamento e partita al meglio. Dipende sempre dalla partita e dall’approccio che abbiamo noi e l’avversario, a volte si arrabbia ed è giusto. Dà qualche segnale, altre volte ci dice come mettere in difficoltà l’avversario e come correggerci noi”.