Concerto della pianista Marcella Scarponi per l'omaggio all'artista Rachmaninoff a 150 anni dalla nascita
Nel 2023 ricorre il 150° anniversario dalla nascita di Sergej Rachmaninoff, un grandissimo autore spesso criticato per non aver seguito l’evoluzione del linguaggio novecentesco e per essere rimasto ancorato a un romanticismo d’appendice. Anche l'Umbria gli renderà omaggio con un concerto della conosciutissima pianista perugina Marcella Scarponi, che le dedicherà un concerto monografico che verrà rappresentato in varie date. Rachmaninoff scrisse anche capolavori orchestrali come la Seconda sinfonia e l’Isola dei morti. Fu un compositore dotato di assoluta padronanza della tecnica contrappuntistica e capace di un’invenzione melodica sempre sincera, caratteristiche che ne fanno uno dei compositori prediletti dal pubblico di tutto il mondo. Sergej Vasilievich Rachmaninov, conosciuto anche come Rachmaninoff, nacque in una famiglia di nobili di modeste condizioni nella primavera del 1873, in una tenuta di famiglia vicino a Novgorod. Nella vita e nella carriera del musicista la cerchia di parentela e conoscenze furono decisive nel dare forma agli eventi più importanti degli anni formativi: lo sviluppo delle sue doti musicali, la sua educazione, le sue prime amicizie e persino il suo matrimonio. Trascorse la prima giovinezza in quella terra piatta di fiumi e laghi nell’estremo Nord con le sue lunghe notti invernali e bianche d’estate.
La sua città natale è la più antica della Grande Russia. Oggi Rachmaninoff è universalmente noto come compositore di grandi opere per pianoforte e orchestra che hanno un posto fisso nel repertorio concertistico internazionale. Restano le sue musiche indimenticabili, e alcune sue parole lasciate a chi resta, che oggi suonano quasi come un triste monito. «È una storia curiosa: più invecchiamo e più perdiamo quel senso di fiducia divina che è patrimonio della gioventù, e gli attimi in cui crediamo di aver preso la decisione giusta sono sempre più rari. Oggi sono raramente soddisfatto di me stesso e quasi mai ho l’impressione che il mio operato abbia successo: porto il peso del raccolto del rimpianto. Ma c’è un altro peso, ancor più gravoso, che mi era sconosciuto in gioventù: il peso di non avere una patria».


