GdS - Allenamenti facoltativi? Solo per il nodo stipendi
Allenamenti facoltativi. Questa è la formula scelta dalle società di Serie B per provare a riprendere l’attività dopo il lockdown. La Fase 2 consente agli atleti professionisti di allenarsi presso i centri sportivi dei club, rispettando una serie di precauzioni per evitare i contagi. Già, ma perché questa opportunità è stata accolta solo da 7 società (ma qualcun’altra si sta attrezzando per ripartire a breve)? E perché la decisione è facoltativa? Una ragione c’è.
Tutto è legato alle trattative in corso per il taglio degli stipendi. Tutte soggettive, come ha votato la Lega B. Qualche club ha trovato la soluzione, altri non ancora. Il principio è: se non si gioca (quindi non ci si allena), non si svolge l’attività per la quale vengono pagati gli stipendi. Quindi se il club ricomincia ufficialmente l’attività, deve anche tornare a corrispondere gli emolumenti. Per questo tutti frenano. Un nodo non da poco, visto che ai tavoli delle trattative sono sorte discussioni spiacevoli. Presidenti e tesserati hanno le loro ragioni, i dipendenti senza stipendio fanno fatica, soprattutto per i casi in cui la paga è bassa. E ci si aggrappa a tutto. Ma in un eventuale contenzioso anche il lavoro svolto a casa, sotto la guida dei preparatori, potrebbe essere considerato un vero e proprio smart working.


