Geny D'Onofrio: "Tutta la verità"
Ogni qualvolta che a Potenza si torna a fare calcio attraverso vecchi o nuovi progetti, inevitabilmente, spunta sempre un nome che aleggia tra i vicoli e le piazze del capoluogo, si rincorre tra tifosi, stampa e società. Si tratta di Generoso D’Onofrio, conosciuto ai più come “Geny”, indicato dai tifosi come il colpevole del fallimento di quel Potenza che fu in quel lontano 1994. Ma non fu l’unica parentesi calcistica dell’imprenditore di San Fele, che nel 2002 ripartì da una nuova società, l’Asc Potenza. Dove insieme all’indimenticato presidente Marino e all’amico di fiducia Giacomarro accomodato in panchina, si aggiudicò nel 2004 la finale dei play off contro il Savoia di Sossio Aruta per poi venire ripescato in C2, dove la sua esperienza potentina, insieme a quella di Giacomarro, terminò qualche mese più tardi quando la società rossoblu passò nelle mani di Pellegrino e Calluori. Da questo excursus cronologico, a distanza di dieci anni si torna a parlare di un eventuale ingresso societario di D’Onofrio, dove a dover di cronaca qualche indizio emerge. Come il ritorno del “figliol prodigo” Giacomarro e dell’improvvisato vis-à-vis con Notaristefani. Ma queste sono solo supposizioni e allora cerchiamo di farci dire dal diretto interessato come stanno realmente le cose. Il tutto nell’intervista che vi proponiamo.
Lei è molto legato a mister Giacomarro, è stato felice del suo ritorno in città?
“Sono felice non solo per l’amico, ma anche per il tecnico. Essendo un tifoso del Potenza mi è sembrata la scelta più appropriata per tentare un campionato di vertice”.
Come valuta la squadra allestita?
“Una squadra con elementi che hanno nel loro curriculum delle promozioni, risultando il top della categoria. Ci sono anche dei giovani interessanti, credo che possa dire più di qualcosa per la vittoria finale”
Come giudica l’inizio di stagione del Potenza?
“Se togliamo l’inciampo con la Gelbison, la squadra ora sarebbe da sola in testa alla classifica. A manifesto di una partenza molto brillante”.
Che idea si è fatto sul passaggio societario?
“In queste questioni preferisco non addentrarmi, perché chi vede dall’esterno non conosce mai tutte le dinamiche. Quindi non sono in grado né di dare un giudizio, né di fare una considerazione”
Però può fare una valutazione sul gruppo Notaristefani?
“Ho conosciuto personalmente Notaristefani, il tempo di prenderci un caffè. L’impressione che ho avuto è stata ottima per la persona, per quanto riguarda i programmi e le loro potenzialità non posso dare nessun giudizio”.
Un suo eventuale ingresso societario ha contribuito alla frattura tra Grignetti e Notaristefani?
“Di questo mio ingresso in società se né parla da più parti, ma il diretto interessato non né sa nulla. Quindi se poi viene utilizzato per altre cose, ciò lo sanno solo i protagonisti della vicenda”.
Lei cosa si sente dire ai tifosi che la individuano come il colpevole del fallimento del 94’?
“Di fare una radiografia più attenta di quella situazione per individuare i reali colpevoli. Tra i quali ci sarà sicuramente anche D’Onofrio, ma di certo non l’’unico”.
Cosa risponde alle voci che parlano di un suo futuro ingresso in società?
“Non sono in grado di rispondere perché è un argomento mai affrontato. Al momento preferisco non rispondere anche perché un mio eventuale ingresso non dipende di certo solo dalla mia volontà, ma anche dalla volontà e dalla disponibilità di altri amici”.
Se dovesse entrare, entrerà personalmente o si affiderà a persone di fiducia?
“Non siamo ancora a livello di Berlusconi che si affida a persone di fiducia(ride ndr)”.
E sulle voci che parlano di mister Giacomarro come suo eventuale uomo di fiducia?
“Sono pure e semplici fantasie. Giacomarro è un amico che sa fare molto bene il tecnico. Per le questioni societarie, ammesso che ci sia la possibilità, ci sono tante altre persone capaci di svolgere il ruolo che gli verrà affidato”.
Notaristefani ha ammesso contatti con imprenditori locali, si riferiva a lei?
“Non lo so. Lo dovete chiedere a lui(ride ndr)”.
Lei ha ammesso però di aver preso un caffè con Notaristefani?
“Si non c’è niente di strano. E’ stato un incontro casuale, quindi niente di particolare”.
Ogni qualvolta si fa calcio in città spunta sempre il suo nome, perché?
“Prima di tutto sono un tifoso del Potenza, lo sono stato negli anni passati, lo sono ancora e tutte le volte che sono stato chiamato mi hanno trovato disponibile. Con i risultati che sono sotto l’occhio di tutti, sia positivi che negativi”.
Un ulteriore risposta potrebbe essere che lei è l’unico disposto ad investire risorse nel calcio?
“Questo non credo, perché ci sono tanti imprenditori tifosi. Non faccio i nomi per correttezza, ma ce ne sono tantissimi. L’hanno dimostrato negli anni passati”.
Ha qualcosa da dire ai tifosi?
“Io non porto rancore per nessuno. Se loro ritengono dopo vent’anni che D’Onofrio sia il colpevole avranno i loro buoni motivi”.
Che ricordo del Potenza porta nel cuore?
“Sono stato impelagato e protagonista in più stagioni e in più società. Di certo la vittoria per andare in C1, ma anche l’altra che è stata ancora più sofferta, con l’Asc di Giacomarro in un ambiente ostile. Nonostante le difficoltà abbiamo riportato il Potenza tra i professionisti”.
Quale giocatore porta nel cuore?
“Quei due, tre giovani presi nell’anno di C2 e tutt’ora titolari nei campionati professionisti. Come Dettori, Iuliano, Nolè, Lolaico e Ripa”.
L’allenatore che porta nel cuore, Giacomarro?
“Non solo lui. Un altro che porto nel cuore, oltre a chi non c’è come Marcello Pasquino, è Nevio Orlandi, persona squisita, a modo e tecnicamente molto preparata. E’ evidente che Giacomarro è l’ultimo, con il quale c’è stata un frequentazione assidua anche quando è andato via. Quindi c’è un rapporto che passa sia dall’aspetto tecnico che da quello umano”.
Il mister le ha lanciato la “battuta” di venire a sostenere la società?
“Lui non mi ha detto nulla ma credo gli faccia piacere, sono cose che dovete chiedere a lui. Non si è mai sbilanciato a tal proposito, perché sono dinamiche societarie. Il mister è una persona corretta, rispettosa e culturalmente preparata, quindi capisce benissimo che non sono dinamiche che riguardano lui”.


