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I NUMERI DI UNA STORIA...
giovedì 11 maggio 2017, 13:49Primo Piano
di Redazione TuttoPotenza
per Tuttopotenza.com
fonte Nino Lamattina per il Quotidiano della Basilicata.

I NUMERI DI UNA STORIA...

Non è solo un esercizio di memoria, sono numeri e dati con un loro significato preciso. Riguardano un periodo piuttosto lungo, dalla stagione calcistica 1968-69 (post serie B) ad oggi, 48 anni di calcio a Potenza. L’analisi di questi dati può aiutare a capire molto, perché i numeri sono implacabili, sia in positivo che in negativo. Negli ultimi 48 anni (senza considerare i Campionati Regionali) di eventi fortemente negativi, che riguardano problemi societari (fallimenti, mancate iscrizioni, declassamenti per decisioni degli organi di Giustizia sportiva) e retrocessioni sul campo se ne contano 12, ovvero mediamente uno ogni 4 anni. Di eventi positivi, ovvero promozioni sul campo, se ne contano 4, con media quindi di uno ogni 12 anni. Nello stesso medio-lungo periodo al comando delle operazioni societarie (senza contare la carica di Amministratore Unico, Commissario Straordinario o presidente ad interim) si sono alternati 32 presidenti, con una media che è di un presidente ogni anno e mezzo di gestione. Ulteriore dettaglio potrebbe riguardare il numero di allenatori che si sono alternati sulla panchina del Potenza. Senza metterne in evidenza l’imbarazzante numero totale, evidenzio solo il dato record toccato nelle ultime due stagioni, durante le quali la sedia di coach di prima squadra ha cambiato proprietario per ben 8 volte, neanche il famoso presidente Zamparini, in un periodo di eguale durata, ha raggiunto questi numeri. Non credo ci sia bisogno di tanti commenti, questi sono dati che parlano da soli e che hanno un solo e unico comune denominatore. Tranne che in pochissime stagioni calcistiche, i cui protagonisti positivi sono ancora oggi sulla bocca di tutti, questa città non ha MAI espresso una forza societaria importante in grado di garantire un vero ed autentico progetto calcistico. Questi dati rilevano in modo incontrovertibile, a mio modesto giudizio, che non si può parlare di un blasone sportivo. Se la Potenza calcistica è conosciuta lungo lo stivale, lo deve quasi esclusivamente ai suoi tifosi. Tranne che nell’ultima stagione sportiva, dove la civilissima contestazione alla proprietà ha portato una media spettatori di 441, la media spettatori delle nostre partite al Viviani è sempre stata fra le più alte del girone di campionato di appartenenza. Basti pensare che nell’annata 2014/15, con il Potenza ai play off della serie D, la media spettatori toccò le 1800 presenze. Questo significa che a Potenza non c’è bisogno di fare appelli per portare persone allo stadio, l’appello migliore per gli appassionati di calcio è il riconoscibile perbenismo e la solidità finanziaria delle persone che guidano la società e la conseguente costruzione di una squadra e di un progetto calcistico di elevato spessore. Perché queste sono le UNICHE prerogative a quella forma di rispetto nei confronti di una città alla quale i tifosi sentono fortemente di appartenere. Da sempre.

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