Ciao Vincenzo...
Gli eroi esistono. Ma quando arrivi un po' più in alto degli altri capisci che non era lì che dovevi cercarli. Ma nei ricordi di bambino, quando tutto ti sembra più grande e infinito. Anche un pallone o uno spogliatoio. E la polvere dei marciapiedi anche. Quella polvere che una volta respirata ti entra nel cervello e non ti lascia più. Il sogno nasce esattamente da lì, dalla fame anche ma nasce da un'illuminazione, un segno, destino. E prende quel che trova. Poi te lo costruisci il destino ma il fuoco dentro te lo semina un Dio invisibile e a bassa voce. Ci sono cose che ti restano dentro per tutti i giorni della vita che ci restano da vivere. A volte arrivano per caso e a volte ti fermi e guardi l'infinito e ti vengono i ricordi. Un gesto piccolo come filo d'erba. La rabbia anche e attacchi difendendoti. Ci si difende dalla vita ma ognuno di noi ha un suo metodo, una sua strategia. Le debolezze diventano energia, forza, martello e oceani senza fine. Io ti ricordo così. Un leone col cuore di farfalla. Ma la farfalla preferiva nascondersi all'ombra e nel tepore della criniera, mentre cacciava. I dubbi ti perseguitano e magari all'Università del calcio tutti si chiedevano chi fosse quel ragazzo che negli occhi aveva la gioia di essere lì e nella voce la forza di una provincia che o ti uccide o ti fa santo. Perché qui da noi è difficile anche capirlo un sogno, immaginarsi viverlo. Qui da noi il sogno è avere uno stipendio piccolo, pagare la bolletta e tornare presto a casa per la cena. Guardare il Festival e addormentarsi senza pensieri. E quando vedi un pazzo che da un angolo di mondo è arrivato un po' più in alto le vertigini vengono a te, non a lui. Vederti fermo mi ha fatto uno strano effetto. E senza il codino da samurai anche. Ma sembrava sorridevi. Un po', ma sorridevi. Si ritrova ogni cosa se ci pensi bene. Il saluto di lunedì, quando sono fermi i campionati e il calcio riposa. E in mezzo al campo verde dove le ripetute e gli allunghi ci hanno consumato. "Stai sereno" mi hai detto come a rassicurarmi. Stai sereno. Ma come si fa a stare sereni? Se non ci sei tu chi me lo spiega e chi me lo fa capire? Io voglio stare sereno, vorrei ma non ci riesco e a te farebbe arrabbiare. Tutta quella gente poi. Magari tanti neanche ti conoscevano ma sono venuti perché hanno letto di te e hanno saputo. L'avresti voluto così il saluto, esattamente così. Con gli applausi e i fumogeni. E poche lacrime. Io non so cosa ci aspetta ancora, non posso saperlo. E neanche mi interessa. Ma avrei voluto farti respirare ancora per i prossimi dieci anni almeno. Ora che vedevi la discesa e che ti sembrava migliore questo mondo e non l'altro che hai conosciuto e che ti aveva conosciuto. Se vincevi tu vincevamo anche noi, ricordi? Ora hai perso e ci hai lasciati così. E perdiamo anche noi, per sempre. Come un pallone dimenticato dietro la rete dopo un allenamento. Esattamente così. Come un pallone sgonfio e fermo dentro un fosso.
Ma da qui e per sempre voglio abbracciare tuo padre che è lì con te, tua madre che non crede, Silvana distrutta e i tuoi bambini che capiranno che con un padre così non sarà semplice la vita. Con un padre così anche i figli e chi resta dovranno essere migliori degli altri. Con un padre così non puoi essere normale. Con un padre così, con un figlio così, con un marito così non potranno né dovranno piegarsi mai.
Io continuerò a correre. Con più dolcezza però e in silenzio. Per sentire i tuoi passi vicino e la tua voce. E la tua ombra da samurai o da guerriero. E i samurai, lo sai, non muoiono mai.
Pasquale Licursi


