QUELLA SMORFIA ERA PER GIGI.
Giornalisticamente, oggi, ho un grande rimpianto: non aver chiesto a Donato Sabia se fosse vera la leggenda cittadina su quella smorfia, fatta sulla linea di partenza della finale olimpica di Seul, che fece il giro del mondo.
Non gliel’ho mai chiesto perchè ero certo che si trattasse di una cosa molto personale e rivolta a qualcuno in particolare, da non dover essere “violata” dalla curiosità di un cronista.
Oggi, voglio credere che fosse vero quello che si diceva: era per l’amico Gigi Chiriaco, un buontempone di altri tempi e uno straordinario personaggio di questa città, ingegnere, dirigente sportivo e assessore allo sport che tantissimi anni dopo lo volle al suo fianco e che alla vigilia della partenza per la Corea, quasi lo provocò: “Voglio vedere se lo fai lì”. Certo, il buon Gigi, che Donato non ci avrebbe nemmeno lontanamente provato.
Ed invece no, scommessa persa: lo fece, a dispetto anche di quello che si diceva di lui. Del suo essere schivo, riservato, umile, mai sopra le righe, nonostante avesse tutto il diritto di fregiarsi di un titolo (unico italiano in due Olimpiadi di seguito negli 800 mt) e di un grande onore (aver rappresentato Potenza e la Basilicata nel posto più in alto che ogni sportivo sogna). Oggi voglio che quella diceria sia verità. Perchè quella smorfia burlesca è quanto di più azzeccato Donato potesse rivolgere a un destino atroce, beffardo, che nel momento peggiore l’ha messo di fronte alla gara più importante della sua storia e purtroppo l’ha battuto.
In questa folle corsa, Donato non ce l’ha fatta. E paradossalmente ha fregato tutti: una comunità intera di sportivi e non che avevano - dal momento della notizia del suo ricovero in ospedale - una sola certezza: Donato ce la farà, perchè non è giusto che vada via uno come lui. Sempre pronto a mettersi a disposizione, sempre educato, un signore.
Qualche anno fa, durante una manifestazione, pressappoco ricordo che disse: «Il fatto che qualche mio coetaneo si ricorda di me, perchè mi ha visto in televisione mi imbarazza, sia perchè sono timido, sia perchè quando parlo delle mie vittorie penso a una parabola interrotta, a un percorso non portato a termine, a non aver potuto esprimere il mio talento fino in fondo».
Ci sei riuscito, benissimo, Donato ad esprimere un carico di talento con pochi eguali: prima avendo detto di no al doping, anteponendo la tua lealtà alla possibilità di diventare ricco, ma disonesto; poi diventando quello che sei stato per la tua città, per la tua comunità, per tutti coloro che da ieri ti piangono e ti rimpiangono.
Caro Donato, ci hai fregato, proprio come con Gigi: ma questa volta a Potenza, a tutti noi, allo sport, alla Basilicata, l’hai fatta più grossa. Ed è questo il rimpianto più grande.


