Il re è nudo: la sindrome Niccolai
Reggina-Padova 1-4. Nel post gara, in sala stampa, il primo a presentarsi (l'unico per gli amaranto) è il presidente Foti. Si pensa subito a un possibile esonero di Gregucci, ma il massimo dirigente è lì per contestare i contestatori e ridimensionare gli obiettivi, facendo ammenda.
Dichiarazioni che, come lame, affondano nelle speranze dei tifosi: Foti è in sala stampa perché striscioni e cori, contro di lui, non gli sono andati proprio giù. Dalle sue parole traspare una richiesta di riconoscenza che, almeno fino a due anni fa, diversi tifosi continuavano a mostrargli: unico dirigente a portare la Reggina in A in poco più di due lustri.
Ma negli ultimi anni la città sembra essersi disaffezionata per i tanti errori di valutazione, commessi in serie. Una parabola discendente iniziata dalla stagione immediatamente successiva a quella della miracolosa salvezza ottenuta nel 2007.
Ieri sera, la curva Sud (o quello che ne resta) non ha cantato per i primi 20': poi petardi e striscioni, con tanto di cori di contestazione. Di fatto opera di una trentina di tifosi, cui spesso ha fatto seguito il resto della curva (più qualcuno della tribuna), comunque semideserta. Finisce tutto in 90'. Perché al centro sportivo Sant'Agata, in questi giorni, di contestazioni nemmeno l'ombra. Anche quando la squadra lascia lo stadio, dopo il faccia a faccia con Foti, ci sono solo poliziotti e qualche giornalista. Nessun tifoso.
I supporters amaranto arrivano anche a sommergere di fischi Pietro Marino. Portiere in difficoltà che viene letteralmente trattato alla stregua del Riganò o dello Zampagna di turno. Un incredibile autogol direttamente dagli spalti.
Ma la sindrome Niccolai affligge soprattutto la società. Mercato estivo improntato sul 4-3-3 dopo le mancate cessioni, che si trasforma in ritiro in un adattamento degli uomini (quasi 30) per mettere in campo un 3-5-2. Il caso Tedesco, gli abboccamenti con Lerda, gli esoneri smentiti di Breda, quello ufficiale, la cessione di Missiroli, l'arrivo di Gregucci. Ma soprattutto, la dichiarazione dell'obiettivo stagionale: "superare l'ultima curva, migliorare la posizione della passata stagione". Testuale.
Il 23 gennaio lascerà forse il segno nonostante ci sia ancora una settimana prima della chiusura del mercato. Con la Reggina a due punti dai playoff. Parlare di ridimensionamento e addirittura di corsa alla salvezza, a questo punto, farebbe arrossire anche Comunardo Niccolai.
Foti sottolinea la presenza di molti giovani e di una mancanza di passione e di attaccamento alla maglia. Basta una sconfitta pesante in casa a far cadere delle ambizioni di promozione? Il campionato di B ha regalato sempre rimonte epiche, come ricordato da Dal Canto subito dopo l'intervento di Foti. Due anni fa toccò al Cittadella. Insomma: i giochi, a gennaio, sono apertissimi. Così come la sessione invernale di riparazione. Se è vero che le ultime due uscite con Gregucci in panchina non hanno condizionato il mercato, come sostiene Foti, c'è da aspettarsi delle operazioni in entrata per portare alla Reggina quelle mancanze, evidenziate in parte dalla società? Oppure, visto che si è parlato di obiettivo minimo, ossia della salvezza, è inutile aspettarsi la fanfara?
Il mercato è ancora aperto, il campionato non ne parliamo. Lo ribadiamo: ci sono tempo e modo per colmare le lacune e tentare di rimettersi in carreggiata. Ma per farlo occorre la volontà di tutti. Presidente in testa.
Ieri sera, il discorso di Foti alla squadra nello spogliatoio del "Granillo" si è concluso alle 23.45 circa. Si deve ripartire da lì. parlare di tifosi illusi, ma soprattutto di società illusa rappresenta l'individuazione del problema. La soluzione, almeno parziale e temporanea, si trova a Milano. Fino al 31 gennaio. Poi occorrerà una programmazione, quella vera. Nei fatti e non a parole.


