ESCLUSIVA TUTTOREGGINA/ Belardi: «Con umiltà possiamo tornare grandi. Sarò a Reggio da domenica»
Cresciuto nelle giovanili del Sant'Agata è tra i prodotti di esportazione di Reggio Calabria. Nella mente di tutti, quel rigore parato a Shevchenko all'esordio. A San Siro. Sul 2-2, dopo qualche incertezza sui gol rossoneri. E poi la parata su Gautieri nello spareggio di Bergamo contro l'Atalanta. Riesce ad arrivare alla Juventus, diventando il vice del portiere più forte del mondo, Gianluigi Buffon. Poi, l'esperienza a Udine, a fare il secondo di Handanovic, sedendosi in panchina nella gara dei preliminari di Champions. Dopo tre stagioni in Friuli, la decisione di cercare di andare a giocare altrove. I primi veri abboccamenti con la Reggina iniziano ai primi di gennaio, ma l'affare non si concretizza e le parti sono decisamente distanti. La svolta nella serata di ieri, a Milano, tra il presidente Foti e il suo procuratore. Una notte per pensarci e, quindi, il ritorno. Dopo 8 anni, Emanuele Belardi torna a Reggio Calabria.
Di seguito l'intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di TuttoReggina.com.
Dopo 8 anni, ancora Reggio Calabria. Cosa provi?
«Sono contentissimo di tornare a Reggio dopo tutti questi anni. Non sono più un ragazzino, ora ne ho 34: ma l'emozione è tanta».
Giocherai da subito a Grosseto?
«No. In questo momento sono a Piacenza, adesso torno a casa mia a Cervia per prendere le mie cose. Piano piano mi avvierò giù, passando anche a Eboli per un saluto ai miei genitori. Arriverò a Reggio Calabria sabato sera, pronto per allenarmi domenica».
Quindi a Grosseto dovrebbe giocare Zandrini?
«Io sicuramente non ci sarò: non gioco da tempo, ho bisogno di qualche allenamento per essere pronto. Negli ultimi 10-12 giorni ho fatto solo corsa e palestra. Non conosco ancora i compagni, giocare a Grosseto senza nemmeno un allenamento sarebbe prematuro».
Sembrava non dovessi più arrivare: cosa è cambiato?
«Sì, è vero. I primi veri contatti ci sono stati all'inizio del mese, ma ci sono state anche delle divergenze. Secondo me si sarebbe potuto chiudere prima, anche perché io ero pronto a farlo con un'altra squadra, di cui non voglio fare il nome, in queste ore. Poi, ieri sera, il mio procuratore ha trovato l'accordo con il presidente Foti. Con lui poi ci siamo sentiti, abbiamo parlato di tante cose. Mi sono preso una notte per pensare e alla fine ho deciso di firmare per la Reggina, dopo aver contattato l'altra squadra con la quale, ripeto, stavo per chiudere. Dovevo andare lì fino a ieri (Empoli, ndr)».
La squadra, ultimamente, è in flessione. Cosa ti senti di dire ai tifosi?
«Penso che la cosa più facile sia parlare. La cosa più giusta da fare, invece, è di mettersi sotto a lavorare, perché l'ultimo mese le cose non sono andate bene. Serve tanta umiltà per far soffrire meno l'ambiente e i tifosi. Non sono più lo scalmanato ragazzino di qualche anno fa: ora ho 34 anni e sono sicuro che con umiltà, stringendo i denti, la Reggina possa raddrizzare questa situazione delicata e tornare nelle posizioni che più le competono».
Contratto firmato fino a quando?
«Ho firmato fino a giugno».
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