SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA!
Fa enorme piacere leggere i tanti commenti pervenuti presso la nostra redazione, da parte dei nostri affezionati lettori. La Reggina ha vinto a Pescara, sul campo della squadra che più di tutte ha stuzzicato e stuzzica la fantasia dei calciofili di tutta Italia e non solo della serie B. Tutto bello, tutto felice, siamo i più forti....E no, non è esattamente così. Fermo restando la portata di cotanta impresa, contro una squadra appannata e in serata no, ma che resta la formazione più spettacolare e prolifica dei campionato professionistici della Penisola, una rondine non può trasformare l'inverno rigido di sette giorni fa, in una mite primavera simile ad inizio estate.
Di certo, la via dei playoff è ora tracciata e tutti gli scontri diretti, possono far rientrare la Reggina tra le prime sei elette, ma non si può essere così umorali, come i nostri tifosi (non è un aggettivo negativo, tutt'altro) e fare titoloni ottimistici e rassicuranti. Sicuramente, la Reggina se la può giocare, smentendo tutte le cassandre e i pronostici al limite dell'incompetenza tecnica, confermandosi squadra con qualità.
Ma cosa occorre per riuscire nell'impresa? Il "Progetto" tanto sbandierato dalla società amaranto, può non piacere o non attrarre la stragande maggioranza della tifoseria e della città (tanto che il Granillo è costantemente vuoto)e si attende di vederlo rafforzato, a partire dal prossimo futuro, ma serve un minimo di coerenza tecnico-programmatica non solo a lunga scadenza, ma in questo momento, sopratutto nel breve. Cosa vogliamo dire? Si è scelto di giocare con il 5-3-2? Bene, non contestiamo (per il bene della causa) la funzionalità dell'impianto tattico, ma devono giocare i giocatori che riescono a dare il meglio "all'abito" costruito dagli staff tecnici che si sono succeduti in questa stagione. A Pescara, si sono visti Castiglia e Barillà, dopo che quest'ultimo era stato scaraventato in panchina a Castellammare, sette giorni prima si era proceduto ad un disastro tecnico che poteva portare alla rovina della stagione. Lo stesso Castiglia è stato fatto fuori a gennaio e sino a venerdì non ha più visto il campo, salvo essere spremuto 90 minuti all'Adriatico e terminando con i crampi. E' assurdo cambiare un atteggiamento e un assetto che funziona, per andare incontro ad una figuraccia annunciata. Questo varrebbe, nella nostra ottica, sia per il passato sia per il futuro.
Dunque, oltre a cercare la vittoria a parole e con le dichiarazioni sui giornali, bisogna lavorare per mettere nelle condizioni la squdra di farlo. Mai come in questa occasione, facciamo nostro il detto "Squadra che vince non si cambia".
E' chiaro che ora serve un filotto di vittorie, che può solo arrivare con la famosa coerenza tecnica sopracitata.
Qualcuno dice che c'è un'avversione preconcetta verso il presidente Foti, viste le ironie e le contestazioni che si addebbitano spesso al number one. Ma allora su Gregucci cosa si dovrebbe dire? Prima di Pescara, tutti gli organi d'informazione preparavano il de profundis al tecnico pugliese, che invece si dimostra un tecnico quanto meno non dogmatico e comunque capace di correggere la squadra: un po' di equilibrio, da parte di tutti, sarebbe l'ideale.


