Dottor Jekyll e Mister Hyde: Reggina, ora scegli chi sei... (di Federico Lamberti)
Dottor Jekyll o mister Hyde? Qual è il vero volto della Reggina? Siamo a marzo, si dovrebbe conoscere già da un pezzo. Eppure, questa Reggina (come in parte anche quella dello scorso anno) “gioca” con l’alternanza dei due volti. A Castellamare di Stabia, amaranto in versione Hyde; a Pescara, invece, Jekyll.
Sabato al Granillo contro l’Ascoli, molto probabilmente, sarà tutto diverso. Nel senso che ora la Reggina è consapevole di avere una duplice “personalità”. Gregucci ha sperimentato l’antidoto, la cavia è stata Zeman. Inutile che il tecnico boemo si nasconda dietro «ai troppi demeriti del Pescara». Capitan Bonazzoli & Company all’Adriatico hanno giocato come ha chiesto il mister: hanno corso (in maniera intelligente), hanno picchiato (quando c’era da picchiare), hanno sviluppato le loro trame di gioco con lucidità, sono arrivati spesso al tiro e hanno chiuso (quasi) tutti gli spazi a Immobile, Insigne e compagnia bella, per poi ripartire e colpire. Mettendo in campo lo stesso cinismo che nel girone d’andata portò all’inatteso doppio successo a Livorno e a Brescia. Il 3-5-2 di Gregucci contro i biancoazzurri di Zeman ha espresso tutti i requisiti richiesti dal tecnico, con quella “fisarmonica” tra i reparti che ha funzionato alla perfezione. Tutto l’opposto di una settimana prima: contro la Juve Stabia è andata in scena una Reggina spaventata e attendista ed è finita come sappiamo tutti.
Detto questo, scontato che la partita contro i bianconeri non sarà tanto “facile” come potrebbe far pensare la classifica o l’ottima prestazione amaranto di venerdì scorso. Reggina-Ascoli non sarà una partita come le altre. Non tanto per i precedenti tra le due squadre (sebbene l’andata non abbia lasciato un buon ricordo). Nemmeno per l’avversario in sé, che è sì una squadra quadrata, ma non ha nulla di straordinario. Il problema della Reggina sabato potrebbe essere la stessa Reggina. I limiti di continuità e quindi di personalità, mostrati nel corso delle 28 partite fin qui disputate, consigliano prudenza nelle valutazioni (tanto da parte della stampa, quanto della tifoseria e di tutto il contesto amaranto in generale). E, a scanso di equivoci, non sarebbe stata certo la conferma di mister Breda ad evitare che si potesse arrivare a questo “sdoppiamento”. Mi dispiace per i sostenitori accaniti di Roberto (persona eccellente), ma il cambio al timone della squadra era ormai necessario.
L’equilibrio visto sul campo di Pescara ci deve essere anche nella testa dei calciatori e nelle parole di tutto l’ambiente. Prima di dire che la Reggina vera è quella vista contro Zeman, dovranno passare altre 5 partite: una più importante dell’altra. Ascoli, Bari, Livorno, Varese e Brescia. Le prossime gare saranno le tappe principali per l’appordo ai play-off della ciurma di Gregucci. Non che le altre non siano fondamentali. Alt! Da qui alla fine saranno tutte delle finali (frase scontata, ma è la pura verità). Però è questo il momento giusto per colpire. Per dimostrare che la Reggina non cicca neppure le cosiddette “facili” e che, al contempo, sa gestire pure le dirette concorrenti. L’ideale sarebbe arrivare alla trasferta di Varese con un bel carico di autostima, convinzione e soprattutto di punti. Giocarsela a tu per tu per il sesto posto non sarà altro che simulare i play-off.
Ma andiamo per ordine, senza correre. Quella di sabato prossimo, tanto per la Reggina quanto per l’Ascoli, potrebbe rivelarsi una partita da dentro o fuori: ascolani con l’obiettivo salvezza, Reggina intenta a centrare i play-off. Una sorta di testa-coda di obiettivi. La Reggina, dopo qualche battuta a vuoto, ha dimostrato che (quando vuole) sa essere una formazione quadrata in tutti i reparti, cinica e pronta a giocarsela con tutti. Tutto dipende da quale dei due volti assumeranno i giocatori e anche il mister: dottor Jekyll o mister Hyde? La posta in palio è troppo alta per rischiare di mandare in campo Hyde.


