REGGINA: HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA?
Valerio Romito
Ci si aspettava un pronto riscatto dopo la doppia battuta d’arresto rimediata tra campionato e coppa, avendo come è noto la possibilità di affrontare quella che era l’attuale seconda forza del girone, e dunque un avversario competitivo che avrebbe fornito un responso più che attendibile sullo stato di forma degli amaranto.
Il brutto pareggio di ieri pomeriggio invece ci conferma ciò che postulavamo in sede di analisi del calendario, che dopo le prime quattro giornate al cospetto di compagini sulla carta più abbordabili, avrebbe riservato ai reggini alcuni scontri con le presupposte rivali per le prime posizioni, e le risposte sono arrivate in chiaroscuro.
Se infatti, dopo la vittoria sofferta ma meritata contro l’Igea Virtus, la sconfitta di Trapani poteva magari essere derubricata come calo di attenzione, unite alle difficoltà legate alle condizioni dell’impianto di Capaci, la prestazione offerta con la Vibonese offre ben pochi alibi ai ragazzi di Marchionni, impegnati sul terreno amico e nella migliore situazione ambientale possibile, compresa una superiorità numerica durata ben 25 minuti, e rischia di aprire nuovi scenari sulle prospettive stagionali.
Abbiamo sempre sostenuto la necessità di mantenere un certo equilibrio sulle valutazioni riguardo la forza della squadra ed un esito finale che, alla luce della prime uscite, qualcuno si era già affrettato a certificare positivamente: proprio in forza di quell’equilibrio, sarebbe meglio che tutti smettessimo di fare voli interstellari e tornassimo sulla terra sani e salvi.
E restando in tema di missioni spaziali, la domanda ricorrente dopo il pari del ieri potrebbe scimmiottare una frase storica delle missioni Apollo: Houston, abbiamo un problema?
Sono tanti e variegati gli appunti che si potrebbero muovere sull’ultimo periodo in casa amaranto, dall’intervenuta ed imprevedibile sterilità offensiva dopo le gratificanti piogge di gol di inizio torneo, sino ad un giudizio tattico su una formazione che, almeno negli ultimi 180 minuti, tende a sfilacciarsi ed allungarsi, di fatto concedendo agli avversari troppe situazioni uno contro uno; ciò che però, a nostro giudizio, tende a destare maggiore preoccupazioni riguarda l’atteggiamento visto in campo.
Per la prima volta, infatti, la squadra non ha dato la sensazione di consapevolezza della propria forza, mostrandosi per larghi tratti abulica e remissiva; e se nella sfida con l’Igea avevamo lodato la pazienza con cui si era atteso il momento giusto per colpire, ieri sembrava si andasse esattamente nella direzione opposta con gli undici in campo colti da una frenesia inconcludente, esplicitata dai tanti, troppi tentativi dei singoli di risolvere la contesa da soli con iniziative personali velleitarie.
Chiariamo immediatamente un aspetto, senza che si possa trascendere in inutili polemiche: questa squadra è chiaramente in grado di vincere questo campionato, ma per farlo dovrà metabolizzare immediatamente la possibilità che ciò accada battagliando sino all’ultimo secondo dell’ultima giornata, quindi meglio riporre immediatamente in soffitta l’idea di schiacciasassi che ammazza il torneo a gennaio. Magari accadrà, ma dovrà essere conseguenza di ciò che avviene in campo e non certo di improvvide previsioni basate su blasone o pretese simil nobiliari.
Sarà inevitabilmente compito dell’allenatore cercare di comprendere il momento e trovare cause e soluzioni, magari contemplando alternative tattiche o utilizzando elementi sin qui, per tanti motivi, poco presi in considerazione, per una squadra che quasi mai è riuscita a cambiare pelle per adattarsi ad esigenze estemporanee e magari sorprendere avversari che dimostrano, giornata dopo giornata, di conoscerci sempre meglio, considerando la soluzione delle quattro punte schierate contemporaneamente come extrema ratio e non certo come ipotesi standard.
Non va ovviamente tralasciato il fattore mentalità, con un collettivo che forse deve ancora imparare a mettere in campo quell’aggressività da provinciale che, e lo abbiamo imparato dagli ultimi tre lunghissimi anni nei dilettanti, alla fine riesce sempre a risultare determinante, mettendo definitivamente in soffitta l’idea inutile e persino dannosa di rincorrere record e ponendo al centro dell’attenzione il raggiungimento dell’unico, vero e solo obiettivo davvero importante, da certificare il 2 maggio 2027.


