Reggina, osa e non abbassare l'asticella
Sei gare in archivio, esattamente un settimo di quella maratona che è il campionato cadetto. La Reggina ha sin qui raccolto sei punti, un bottino oggettivamente scarno rispetto a quelle che erano le aspettative, anche in considerazione di un calendario abbordabile: Bari, Lanciano, Juve Stabia e Trapani non erano certo spauracchi, ma la squadra di Atzori è riuscita ad avere la meglio solo sulle Vespe. Discrete prove si sono alternate a blackout totali (Lanciano e Trapani). Paradossalmente, proprio contro Novara e Varese, squadre che come spessore tecnico sono sopra la media di un campionato molto livellato, la Reggina ha mostrato qualcosa di più interessante, ma il risultato non ha premiato la prestazione e gli amaranto hanno messo in cascina solo un punticino.
Nell'ultima settimana le locuzioni “sfortuna” e “poco cinismo” sono diventate il tormentone di tifosi e addetti ai lavori. E quando si fa leva su questi argomenti – non stranianti, intendiamoci – è comunque il sintomo che i conti non tornano. Mister Atzori ha parlato di squadra immatura, che «deve crescere per poter ambire al settimo o all'ottavo posto». Una squadra che, tra l'altro, finora non è mai passata per prima in vantaggio, ricevendo sempre il cazzotto prima riuscire a darlo. Ci fosse di mezzo anche una penalizzazione, sarebbe in tutto e per tutto il revival della scorsa stagione. E per fortuna per il momento non si sente parlare di grinta. In realtà, siamo di fronte a premesse e promesse diametralmente opposte. La squadra ricevuta in dote un anno fa da Davide Dionigi, davvero non doveva pensare ad altro che a salvarsi. Una squadra giovanissima, con tanti debuttanti in serie B e con pochissima qualità in tutti i settori. Basterebbe il confronto tra una mediana formata da gente come Rizzo, Barillà, Castiglia, Armellino e Hetemaj, a un'altra che annovera Colucci, Rigoni e Strasser (con De Rose e Dall'Oglio a completare il reparto).
Ma non è certo il confronto sulla carta ciò che ci preme, considerazioni tra l'altro già fatte qualche settimana fa, quando sostenemmo che questa squadra ha i mezzi per ambire a un piazzamento playoff. Tesi che, paradossalmente, ha poi trovato maggior forza in quanto si è visto sul campo. La disfatta di Trapani non fa testo, perché espressione di una giornata in cui è stata mandata in campo non la migliore, ma la peggiore formazione possibile. Lanciano è un'altra parentesi a se stante: Reggina che neppure mette il piede in campo e prende gol, poi fa una fatica incredibile a mettere sul rettangolo verde gioco e idee. Il tecnico ha giustamente parlato di «anti-calcio» nel post gara. E nonostante tutto la Reggina ebbe la forza, in dieci, di trovare il guizzo per raddrizzarla. Probabilmente è l'unico punto non del tutto meritato arrivato finora. E il Lanciano oggi è secondo assieme al Cesena. In tutti gli altri casi, tuttavia, la Reggina ha messo sotto l'avversario, anche quando questo si chiamava Novara o Varese. Eppure, se non disponi dei mezzi tecnici per farlo, è difficile dimostrare superiorità all'avversario. Puoi sopperire al massimo con l'organizzazione e l'agonismo, ma solitamente, anche in un campionato “diverso” come quello di serie B, se una delle due contendenti ha più qualità è difficile non accorgersene.
C'è un altro aspetto che merita attenzione. Atzori deve senz'altro far fronte a un piccolo grande problema, che è quello del gol: solo 5 realizzati, a fronte di 8 subiti (di cui 5 di testa: perché si balla tanto sui traversoni?). Le reti realizzate, sono arrivate tutte nella ripresa: forse il sintomo che l'approccio alle gare non è dei migliori. Anche a Varese, la Reggina ha iniziato un po' in sordina, con baricentro basso e una squadra in generale troppo lunga. Poi ha ingranato. Finora, si è sempre fatto meglio nei secondi tempi, quando si è preso atto che l'avversario non era poi il “lupo cattivo”.
Vogliamo però porre l'accento su un altro aspetto. Si parla di attacco poco cinico, ma finora sono state proprio le punte a trovare la rete. Probabilmente manca quel Bonazzoli che tre stagioni fa toglieva le castagne dal fuoco a mister Atzori, o quel Pavoletti che ha castigato gli amaranto a Varese con un gran gesto tecnico. Come avevamo evidenziato in tempi non sospetti, il bomber di categoria è classico tout a disposizione delle grandi squadre. Ma se ci sono più attaccanti in grado di trovare il gol, probabilmente il problema è aggirato. Basta che aggiustino il mirino, questo è abbastanza scontato. Finora sono andati a segno Fischnaller, Gerardi, Cocco e Di Michele. Lo hanno fatto quando tutti e quattro erano in campo contemporaneamente (l'unica eccezione è la gara con la Juve Stabia, quando Di Michele, realizzato il pareggio, ha fatto posto a Caballero). Carta della disperazione o potenziale offensivo di cui prendere atto? Ad Atzori il compito di interpretare quello che i numeri dicono.


