REGGINA - NON È SOLO COLPA SUA
Difficile risollevarsi dopo una batosta del genere, ma bisogna avere la forza e il coraggio di farlo. La sconfitta di ieri sera, ha posto la Reggina in una situazione di classifica ancora più drammatica, considerato che l'obiettivo delle ultime quattro giornate era quello di fare almeno sette punti e la partenza, per quel che si è visto, non è stata delle migliori.
Si è vissuto, dal 39' in poi, un remake di Reggina-Padova, 23 gennaio 2012: nelle fila della Reggina vi era il purosangue Pietro Marino, un'uscita a vuoto gli costò il primo gol a cui ne seguirono altri tre: il tutto accompagnato da uno stadio "furioso" nei suoi confronti.
Ieri, è toccato a Massimiliano Benassi. C'è chi commette errori grossolani ma che danno meno nell'occhio e chi, invece, ha la sfortuna/inadeguatezza di renderli visibili anche a chi, per natura, è miope. Ieri il portiere ex Lecce ha dato sfoggio di entrambi i casi. Ma la colpa non è solo ed esclusivamente sua.
In occasione del primo gol, Rosseti, giovane attaccante del Siena, ha il tempo di prendere la mira e calciare, seppur debolmente, verso lo specchio della porta; si denota, dunque, un'assenza di filtro da parte di un centrocampo propositivo in fase offensiva ma fragile quando bisogna "arretrare". Un altro aspetto da non sottovalutare è la tranquillità con cui Rosina arriva sul pallone, diventato mina vagante, per depositare in rete: nella maggior parte dei casi, un'azione simile, verrebbe arrestata per posizione irregolare. Non ieri. Rosina parte dietro la linea difensori, considerato uno schieramento a cinque e un baricentro, quello della Reggina, tendente a ridosso del dischetto del calcio di rigore.
A inizio ripresa, assente il mordente degli amaranto, ed è quasi una notizia: Gianluca Atzori ci ha abituato, quanto meno, a squadre che sul piano della cattiveria agonistica e della determinazione, non hanno nulla da invidiare alle rispettive dirimpettaie. Ieri sera, quest'atteggiamento non si è visto. Ed è una delle cause che ha portato al secondo gol, oltre l'errore di posizione da parte di Benassi. La mancata determinazione del centrocampo amaranto, infatti, ha consentito a Guillermo Giacomazzi, anima del Siena (il corpo è tutto di Alessandro Rosina, ndr.), di giungere fino ai venticinque metri con l'A1 Milano-Napoli davanti a sé. Rosseti, invece, ha intuito l'errore di Foglio, fuori posizione perché non abituato alla difesa a cinque, e si è infilato sul centro-sinistra; l'ex Grosseto, difatti, parte da posizione difensiva centrale per poi, in ritardo, provare a chiudere la diagonale: Rosseti è bravo a trovare il tempo giusto e infilare Benassi, stordito e visibilmente provato per quanto successo.
Non è solo colpa sua. Un diktat che andrebbe bene anche per Andrea Cocco, fischiato anche ieri sera nel marasma generale, forse quando meno lo meritava. Non perché abbia giocato un'ottima partita, anzi. Piuttosto perché, spesso e volentieri, si sottovaluta un aspetto non di poco conto: impreciso, l'ex Verona, lo è. Ma palloni giocabili, nel corso dei suoi 70', quanti ne ha ricevuti? Il centrocampo ha faticato a costruire trame che lo portassero al tiro; il gioco della Reggina è passato dai duetti tra Sbaffo e Di Michele, calciatori di maggior qualità in questa formazione. Sono mancati i cross dal fondo di Valerio Foglio, le sgroppate di Maicon sulla destra, le verticalizzazioni di Rigoni.
Non è solo colpa di Benassi, non è solo colpa di Cocco e non è neanche colpa del pubblico, il quale ha sacrosanto diritto di fischiare, perché il baratro è vicino ma al traguardo mancano 24 giornate.
E non è colpa del pubblico se, nell'anno del centenario, gli unici applausi, dopo quelli a Poli e Cozza del 23 agosto, sono destinati ad Alessandro Rosina: una tifoseria, quella amaranto, sempre più matura: dopo Missiroli con il Sassuolo, l'ex Torino con il Siena. Un pubblico, quello dei 284 paganti più i 3000 abbonati (a occhio non tutti presenti, ndr.), che meriterebbe ben altri spettacoli a cui assistere.


