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Consolidamento del vertice e crescita della base. I piani di Malagò e Abete sul femminileTUTTO mercato WEB
Oggi alle 09:00Calcio femminile
di Tommaso Maschio

Consolidamento del vertice e crescita della base. I piani di Malagò e Abete sul femminile

Nella giornata di ieri sono state ufficializzate le candidature alla presidenza della FIGC di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete con anche la pubblicazione dei rispettivi programmi per la rinascita del calcio italiano dopo la mancata qualificazione alla terza edizione consecutiva dei Mondiali da parte della Nazionale che ha portato alle dimissioni dell’ex numero uno Gabriele Gravina. Il documento programmatico presentato da Abete, che consta di 26 pagine, ha un’impostazione chiaramente “federale” e di sistema: la FIGC viene presentata non come somma degli interessi delle singole componenti, ma come luogo di mediazione e sintesi. Per quanto riguarda il tema del calcio femminile il suo programma non sembra dare priorità al vertice professionistico, ma alla base: “investimenti territoriali, regole più flessibili, quota dei diritti tv e possibile utilizzo degli utili fiscali per il movimento femminile di base”. "Lo sviluppo del calcio femminile è una delle aree di maggiore interesse della Federazione che ha ancora una presenza limitata in tale ambito e che peraltro registra nei dati statistici aggiornati un momento di stanchezza nella crescita del movimento rispetto a positivi segnali manifestati negli anni trascorsi. La Federazione ha il merito e l’orgoglio di essere stata (a prima a riconoscere il professionismo nell’ambito degli sport di squadra ma una volta riconosciuto il professionismo, al di là della necessità di interventi sulle infrastrutture e sulla promozione del calcio femminile, sono i Club professionistici a dover trovare gli equilibri economici compatibili con le loro possibilità. - si legge nel suo programma disponibile sul sito della FIGC - L’investimento va fatto nell’ambito del calcio di base per favorire l’aggregazione di comunità di ragazze che giochino senza essere assillate da un burocratico sistema di norme e che, attraverso lo sport di squadra, realizzino la possibilità di fare sport insieme, tenendo conto che il numero limitato di calciatrici esistenti ancora nel nostro Paese richiede una flessibilità nell’individuare sistemi di regole e strutture di campionati che non facciano sì che il calcio femminile, con il 3,5% delle tesserate donne rispetto ai tesserati uomini, intraprenda nuovamente percorsi non praticabili e abbia gli stessi vincoli che possono essere legittimati là dove esiste una rete di limita società che consente a livello di costi una praticabilità di una struttura di campionati che oggi non è possibile nel calcio femminile. L’individuazione di una quota derivante dai diritti televisivi a favore del calcio femminile di base e auspicabilmente degli utili fiscali di cui hanno potuto godere le Federazioni nel triennio 2022/2024 può generare un votano mirato di investimenti finalizzati alla diffusione del calcio femminile. Cultura, formazione, comunicazione di qualità, marketing, organizzazione di grandi eventi, investimenti in infrastrutture sono di fondamentale importanza per sviluppare il calcio femminile nel nostro Paese". Poco più snello il programma di Malagò, 23 pagine in totale, che si presenta come una proposta di ‘discontinuità non come rottura, ma come metodo’ guardando a riportare il mondo del calcio alla modernità con un’impostazione più manageriale. Sul movimento femminile qui si viaggia su un doppio binario: “consolidamento del professionismo e crescita della base. Le linee indicate sono sostegno a vivai, staff, impianti, medicina sportiva, marketing, dual career e integrazione con scuola e territori”. "Il calcio femminile italiano ha compiuto un salto storico con l’introduzione del professionismo nella Serie A Woman a partire dalla stagione 2022-2023. Quella decisione ha segnato un cambio culturale prima ancora che regolamentare: ha riconosciuto dignità professionale alle atlete e ha aperto una fase nuova per club, tecnici, dirigenti, sponsor e media. Il passaggio al professionismo, tuttavia, non può essere considerato un traguardo definitivo. È L’inizio di una fase più complessa, nella quale occorre consolidare sostenibilità economica, competitività sportiva e profondità della base. - si legge in quello di Malagò - I dati mostrano una crescita importante: Le calciatrici tesserate sono quasi raddoppiate tra 2008 e 2024, le tesserate tra 10 e 15 anni sono più che triplicate, La FIGC ha investito oltre 9 milioni di euro nello sviluppo del movimento nella stagione 2023-2024, e L’interesse del pubblico continua ad aumentare. La politica federale dovrà concentrarsi su tre linee. La prima è il sostegno strutturale al professionismo femminile, con contributi orientati a investimenti effettivi: vivai, staff qualificati, impianti, medicina sportiva, comunicazione, marketing e percorsi dual career. La seconda è Lo sviluppo della base, perché senza un aumento delle praticanti e delle società attive il vertice rischia di restare fragile. La terza è l’integrazione con il sistema scolastico e territoriale, dove si costruisce la normalità culturale della pratica calcistica femminile. Serve anche una relazione più ordinata tra club maschili professionistici e sezioni femminili. Le norme UEFA sulle Licenze collegano ormai la partecipazione alle competizioni europee anche al contributo alla professionalizzazione del calcio femminile. Questo tema va assunto non come obbligo formale, ma come opportunità di sviluppo di brand, community e responsabilità sociale. Il calcio femminile deve crescere senza dipendere da interventi emergenziali. Ha bisogno di una politica pluriennale, misurabile e coerente con il percorso internazionale del movimento". Due visioni che, almeno nelle poche righe disponibili, non sembrano divergere più di tanto dando priorità alla crescita della base che è e resta essenziale per poter proseguire nel percorso di crescita intrapreso negli scorsi anni. Sotto questo punti di vista infatti, anche a causa di resistenze di carattere culturale, il movimento italiano è ancora molto indietro rispetto alle altre realtà europee e serve per questo un’accelerazione per far sì che sempre più bambine e ragazze abbiano la possibilità di accesso a squadre di calcio e poter così coltivare il sogno di fare di una passione anche un mestiere.