La forza in più della seconda Roma di Gasp
In una parte finale di agosto che, come sempre, si divide tra campo e mercato, la Roma di oggi ha risolto il problema, se così vogliamo chiamarlo, di decidere a cosa pensare più attentamente: è bastata mezz’ora a quelli in maglia bianca per liberarsi con estrema facilità di un Lecce decisamente inadatto al compito di fermare quella che, probabilmente, è la squadra più consolidata della Serie A.
È questa la forza di una formazione che nei primi 180 minuti di questo campionato ha dimostrato di essere in primissima fila per quanto riguarda il livello di apprendimento dei dettami del suo allenatore, un fatto già ampiamente verificato nel primo lunedì di campionato contro la Fiorentina e provato anche in questo di lunedì, in cui si è vista una formazione uguale per dieci undicesimi rispetto a quella che ha schiantato la Fiorentina ma uguale per undici undicesimi (o qualsiasi altra frazione vada a rappresentare l’intero) per intensità e qualità: secondo indizio. Per quanto riguarda il terzo, quello che di solito fa una prova, la Roma avrà il compito di fornirlo contro l’Atalanta, in quello che potrebbe essere un impegno più probante di questi primi due, ma sempre contro un avversario fisiologicamente indietro nella sua costruzione, avendo cambiato allenatore.
Un vantaggio che i giallorossi avranno contro diversi dei loro avversari per le parti altissime della classifica, e scoprire di cosa queste prime gare possano essere indizio sarà una cosa che potrebbe anche diventare più piacevole del previsto. Specie se nello scampolo di mercato che ancora manca questa macchina, già ampiamente messa a punto, vedrà un pezzo nuovo che possa aiutarla a guadagnare quell’ulteriore sprint che servirà quando la strada sarà più complicata di quella percorsa fino adesso, quando la Champions League inizierà ad aumentare il consumo di benzina e il fondo si farà più accidentato rispetto al pulitissimo asfalto fin qui trovato. Poco meno di ventiquattr’ore per concentrarsi ancora su quello che si può fare lontani dal terreno verde, per poi, finalmente, poter parlare solo di calcio in senso stretto. E, visto quanto accaduto fino adesso, la voglia di farlo è davvero tanta.


