Bella...bella...GOOOOOOL!
C'è un video che circola in rete. Un video di un tifoso in gradinata sud che racconta il gol di Pazzini al Napoli. Descrivere quello che è stata l'ultima di campionato, la partita della Champions è davvero troppo complicato. Allo stesso tempo però non si può che parlare di quello. Il mercato può attendere, la delusione per chi ci ha lasciato anche.
Ecco, nelle parole di quel video: "Bella... bella... GOOOOOOL!" è raccontato direttamente, attraverso le sensazioni e soprattutto senza razionalizzare, quello che è stato per quasi quarantamila persone il gol del Pazzo. Cercatelo su Youtube e godetevelo, cinquantadue secondi per chi c'era, ma soprattutto per chi non c'era, costretto dalla distanza, dagli impegni, o da balorde misure restrittive.
A una sintesi così perfetta si fa fatica a dare un seguito. Ripensando alla partita, c'è un episodio che quel video un po' lo ricorda. Stefano Lucchini da Codogno, numero sei e maglia parecchio sudata, terzo anno in blucerchiato, a pochi secondi dalla fine, quando sfuma l'ultima azione d'attacco del Napoli, esulta come se avesse segnato il gol decisivo.
In quell'agitare le braccia e in quel grido, nella gioia sincera di un presunto gregario, ci si rispecchia volentieri, con ancora chiaro in mente quel retropassaggio suicida che stava per rovinare tutto. Certo il pubblico è abituato a parteggiare per i fenomeni, ma alla fine si empatizza davvero solo con chi ce la mette tutta e dimostra un profondo impegno, con chi rischia davvero, perché l'errore di un difensore può essere fatale.
Il bello del nostro quarto posto è in tante cose, in tanti uomini, alcuni già partiti, altri ancora con noi. Una soddisfazione supplementare, quasi romantica, viene però dall'averlo ottenuto con molti dei ragazzi che il blucerchiato lo vestono da qualche anno, con giocatori magari poco considerati, ragazzi come Stefano Lucchini, come Daniele Gastaldello da Camposampiero, anche lui con noi dal 2007.
Ce ne sarebbe anche un altro, infortunato da qualche mese e in procinto di lasciarci, dimenticato fin troppo presto, quel Luca Castellazzi protagonista di sei mesi da fenomeno. Giocatori che hanno calcato poco la ribalta internazionale, che quest'anno hanno assaggiato la panchina. Giocatori che non sono e non saranno mai dei campioni, ma che noi abbiamo coltivato, amato e sostenuto anche quando non si parlava di grandi traguardi.
Ecco, sono felice per loro, in loro mi identifico, per i sacrifici che hanno fatto e perché è stato il loro salto di qualità a darci la difesa meno battuta d'Europa in casa, a dare ai nostri campioni affermati, o in via di affermazione la possibilità di ambientarsi velocemente, di esprimersi al meglio.
Alla fine ce l'hanno fatta, ad ottenere qualcosa di importante in blucerchiato. Si tratta ora di riuscire a mantenere un livello d'eccellenza inaspettato, magari, se lo vorranno, contribuendo a far restare grande una squadra che tale è diventata in silenzio, senza proclami e col bilancio a posto, una squadra che può serenamente affermare di essere matura.


