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M. Padalino: "A Genova tutti i giocatori erano di alto livello. Retrocessione uno shock"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
venerdì 24 aprile 2020, 18:03News Doria
di Emanuele Massa
per Sampdorianews.net

M. Padalino: "A Genova tutti i giocatori erano di alto livello. Retrocessione uno shock"

Marco Padalino, in blucerchiato dal 2008 al 2012, ha rilasciato una lunga intervista a Itasportpress soffermandosi sulla sua esperienza con i colori più belli del mondo:

"A Genova tutti i giocatori erano di alto livello. Nessuno sfigurava. Avevamo Antonio Cassano che era la luce della squadra. Noi eravamo persi senza di lui perché inventava giocate pazzesche. E poi con Giampaolo Pazzini e Angelo Palombo avevamo tanta qualità. Alcune partite erano più semplici grazie a loro. L’anno della retrocessione è stato uno shock. Era arrivato Massimo Maccarone in attacco, che aveva tantissima esperienza, ma comunque rimpiazzare i partenti non è stato semplice. Io l’ho vissuta da spettatore perché ero infortunato. Vedere la mia squadra che retrocedeva è stato un colpo terribile. Ho vissuto momenti durissimi. Non avevamo mai pensato che dai preliminari di Champions saremmo finiti in Serie B, perdendo con le dirette concorrenti nella lotta salvezza”.

Cosa ti fa più male di quell’anno? “Mi dispiace tantissimo perché avevamo avuto tante possibilità per uscire dalla zona retrocessione. Abbiamo perso contro Lecce e Brescia che erano alla nostra portata. Ma noi eravamo un gigante crollato a terra”.

E pensare che nella stagione precedente eravate andati in Champions battendo anche Inter e Roma. “A proposito di Roma, è in quella partita che siamo andati in Champions. Ricordo che vedevo i giocatori della Roma impauriti perché stavano perdendo quello che avevano costruito in un anno. Inoltre Pazzini è un giocatore di altissimo livello che finalizzava il lavoro di tutta la squadra. Nell’insieme era un meccanismo perfetto. ‘Pazzo’ fece una doppietta straordinaria su invenzioni di Cassano e Mannini”.

Con quella vittoria avete fatto un favore all’Inter, con cui peraltro non avete mai perso in campionato. “Sì, vincemmo all’andata e pareggiammo 0-0 nella notte delle manette di Mourinho. Anche a fine partita non è stato semplice… C’è stato un accenno di rissa nel tunnel che riportava agli spogliatoi. Del resto era stata una partita carica di adrenalina”.

Com’era vivere in quel gruppo? “Nel 2010, non so come spiegarlo, sembravamo tutto meno che professionali. Quando entravamo in campo pensavamo solo al calcio, ma quell’anno la preparazione dell’allenamento era un disastro nello spogliatoio. Anch’io, che solitamente andavo in palestra per prepararmi, stavo al gioco e mi divertivo. Ogni giovedì sera eravamo sempre a cena insieme. Un’abitudine che non mi è mai capitata in nessun gruppo. Si scherzava parecchio. Cassano? Antonio è fatto così, se non sei morto non finisce di massacrarti, sempre in senso ironico ovviamente. I più colpiti erano sicuramente Andrea Poli e Daniele Dessena, ma è toccato anche a me a volte”.

E quale partita ti piacerebbe ripetere per provare a cambiare il risultato finale? “Sicuramente il derby di Genova, quello che avevamo perso 3-1. Abbiamo attaccato fino alla fine. Purtroppo nel finale Diego Milito ha chiuso la partita in contropiede. Ero entrato a mezz’ora alla fine. L’ho buttata sulla pazzia. È un grande peccato perché Rubinho aveva fatto tante parate e alcune uscite spericolate. Quanti palloni sono finiti in area e non siamo riusciti a segnare…”

Quale allenatore ti ha segnato maggiormente nella carriera da calciatore? “Difficile, sono tanti ad avermi dato qualcosa. Inizierei con Roberto Morinini, il primo maestro nel Lugano. A Catania ho avuto Nedo Sonetti: mi ha portato nel calcio che contava veramente. Beppe Iachini è stato molto importante a Piacenza e alla Sampdoria. Walter Mazzarri mi ha insegnato tanto. È un allenatore meticoloso. Mi massacrava sempre ogni martedì: mi nominava continuamente quando segnalava gli errori fatti in partita. Ma l’ho apprezzato perché voleva farmi crescere. Ho avuto anche Zdenek Zeman. Avrei dovuto averlo qualche anno prima. Lui è estremo in tutto. È un genio e un maestro".

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