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Calcagno: "Non credo la ripresa campionato fosse legata alla mancanza di positività nelle squadre"TUTTOmercatoWEB
© foto di Emiliano Crespi
giovedì 7 maggio 2020, 23:29News Doria
di Corrado Camera
per Sampdorianews.net

Calcagno: "Non credo la ripresa campionato fosse legata alla mancanza di positività nelle squadre"

Durante Derby in Terrazza su Primocanale, questa sera è intervenuto l’Avv. Umberto Calcagno, vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori. L’argomento principe è stato il futuro a breve termine del campionato, anche a seguito delle nuove positività emerse in giornata tra i calciatori di Fiorentina e Sampdoria.

“Era utopistico pensare che non ci fossero soggetti positivi. Noi stiamo lavorando proprio per capire in quale maniera, con i protocolli che stiamo mettendo insieme con la federazione, si possano trattare queste situazioni. Non credo che la ripresa o meno del campionato fosse legata alla mancanza di positività all'interno delle squadre. Credo si debba continuare a lavorare, poi sono il primo a sostenere che l'unica cosa della quale noi non possiamo trattare come associazione calciatori è proprio la questione della salute. Noi ci dobbiamo affidare alla comunità scientifica e sperare che le cose migliorino, non solo dal punto di vista epidemiologico ma anche sotto il profilo delle cure e della riconoscibilità veloce della positività.

Noi, come tutti gli altri settori, dobbiamo capire se la convivenza col virus è possibile, se non lo sarà nessuno vuole giocare a tutti i costi. La tutela della salute è il bene primario, non solo dei calciatori ma anche di tutte le persone che gravitano attorno. La responsabilità nostra come sistema sportivo è prima di tutto sulla regolarità dei campionati, quindi noi ci dobbiamo far trovare pronti se il governo, se le autorità che stanno al di sopra del sistema sportivo, ci diranno che possiamo riniziare. Lo abbiamo detto tante volte, il fatto che qualche squadra possa ripartire ad allenarsi prima di altre ovviamente turberebbe l'equilibrio dei campionati. Noi siamo uomini di campo, uomini di sport, non credo che possa passare in secondo piano l'aspetto tecnico sportivo, fermo restando l'importanza del nostro mondo e quello che muove a livello economico. Sono però situazioni che arrivano un minuto dopo rispetto alla nostra salute.

La ripresa del campionato, anche nella migliore delle ipotesi, non sarebbe mai ipotizzabile prima di 6-7 settimane, e abbiamo visto nelle ultime 6 o 7 settimane qual è stata l'evoluzione della curva epidemiologica ma anche quali sono state le novità in campo scientifico. Gli allenamenti individuali sono un primo step proprio per capire in che situazione siamo in questo momento. Se noi non iniziamo non ci troveremo mai pronti.

I protocolli sui quali stiamo ragionando oggi ovviamente partivano da allenamenti come quelli che si stanno svolgendo in questi giorni per poi poter creare, se il protocollo venisse validato, un gruppo chiuso con un ritiro ovviamente molto ristretto di due settimane che poteva servire anche per poter far allenare il gruppo in maniera normale. Poi la terza settimana il gruppo sarebbe diventato aperto e ovviamente è proprio qui che si dovrebbe inserire anche un miglioramento delle nostre conoscenze scientifiche dei tamponi e nella tempestività nel rilevare la positività. È la tempestività nel riconoscere il positivo che ci darà la possibilità di mettere da parte soltanto il singolo calciatore coinvolto. Ma ripeto non non si tratta di voler riprendere a tutti i costi e non si tratta invece di abbandonare il campo prematuramente se c'è uno spiraglio per potere continuare. Noi abbiamo una grande responsabilità non solo al di fuori del sistema per tutto l’indotto che abbiamo, ma anche all'interno del sistema.

Il problema stipendi dei calciatori probabilmente è stato enfatizzato un po’ più del dovuto. Non mi pare ci siano problematiche molto grandi, soprattutto in Serie A. Noi siamo preoccupati per i calciatori delle categorie inferiori e anche della parte apicale dei dilettanti, perché noi abbiamo migliaia e migliaia di ragazzi e di ragazze anche in serie B, di calcio femminile, della Serie A di calcio a 5, che anche se sono formalmente dilettanti di fatto sono dei professionisti. Sono ragazzi e ragazze che vivono e sostentano se stessi e i propri familiari con lo sport, con il calcio. Abbiamo la responsabilità proprio verso di loro di non fa ricadere questa crisi, questa situazione, verso i soggetti più deboli. In Seria A è stata più una cosa trasferita male, gestita male anche a livello di comunicazione. Ovviamente vista dalla mia parte gestita male più dalla Lega che da noi. Però oggi le polemiche sono state messe da parte, tante squadre stanno ragionando. Non credo sia il problema più grande".

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