La STORIA si chiama SAMPDORIA: "Topolino" Fabbri nella "squadra dei milionari"
Torna puntuale l'appuntamento con La Storia si chiama Sampdoria, la rubrica storica targata Sampdorianews.net. Cliccando QUI puoi leggere i numeri precedenti che ripercorrono la storia della nostra Sampdoria.
Oggi la nostra attenzione va dritta a metà degli anni '40, soffermandoci sulle caratteristiche di un'ala rapidissima: Mondino Topolino Fabbri, colui che negli anni seguenti diventò allenatore di Torino, Bologna e della Nazionale azzurra fino alla clamorosa eliminazione nel mondiale inglese 1962 con la famosa rete di Pak Doo Ik.
Topolino passò dall'Inter alla Sampdoria nel 1946, non considerò il passaggio in blucerchiato un passo indietro in carriera, a quell'epoca il club blucerchiato era chiamata la “squadra dei milionari”, come testimoniato dagli onerosi acquisti del mediano Fattori, pagato tra i sei e i sette milioni, e Bassetto per una cifra simile. Fabbri arrivò alla Sampdoria a 25 anni nel pieno della carriera, purtroppo dovette fare i conti con una fastidiosa pubalgia che lo ha perseguitato per circa dieci mesi.
A quell'epoca non mancavano gli attacchi atomici, in primis quello del Torino di Mazzola e compagni con ben 104 reti, il nostro reparto offensivo andò a segno in 56 occasioni, grazie alla presenza di Bassetto, Baldini, Fiorini, Barsanti, Frugali e Fabbri appunto. La presenza di Baldini rientrò tra gli argomenti per ottenere il sì di Fabbri al trasferimento, in virtù della precedente conoscenza avendo in comune le origini romagnole, con le rispettive case poco distanziate da Russi a Castelbolognese. Pinella si dimostrò un amico anche in campo, come in occasione della sfida casalinga con la Roma, quando a pochi passi gli servì il pallone a porta sguarnita per porre fine alla sua astinenza realizzativa.
Il nostro attacco faceva paura. Fabbri rimase impressionato dalla potenza di Bassetto, ricordando un particolare episodio; il pallone finito fuori dallo stadio a Trieste, il tiro era un siluro, la bora fece il resto, il pallone non venne più trovato, nessun altro ci sarebbe riuscito. La rivalità cittadina colpì immediatamente Topolino. All'epoca della nascita della Sampdoria la proporzione tra tifosi blucerchiati e genoani erano di 1 a 4, la rivalità tra le squadre milanesi era considerata ben poca cosa rispetto alla situazione genovese, se ne accorse subito Fabbri, il quale infatti dichiarò che non ci fosse nessun odio, ma senz'altro acerrimo antagonismo, poteva anche non importare se si perdeva, a condizione che avessero perso anche i cugini rossoblu. Il suo primo derby si concluse con la nostra vittoria per 3-0, con la festa a cena nel grattacielo di Piazza Dante.
Anche se Fabbri ha sempre ricordato come la più grande gioia regalata ai propri tifosi l'impresa nell'aver battuto il Grande Torino, dei vari Mazzola, Loik, Gabetto, pochissime squadre poterono vantare tale merito. Nel primo anno di vita della Sampdoria furono ben tre punti su quattro quelli conquistati contro i granata: pareggio al Filadelfia e successo 3-1 a Marassi, con doppietta di Bassetto e sigillo di Fiorini, approfittando anche di alcune tensioni tra Valentino Mazzola e la presidenza.
Le tappe successive da calciatore furono rappresentate da Atalanta, Brescia e Parma, ma la Sampdoria gli rimase per sempre nel cuore.


