CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Sbagliando si impara, così dicono
Sbagliando si impara, cosi dicono quelli bravi. Il motto riassume la speranza di tutti, visto che si spera di non vedere più errori del genere in partite delicate come quelle affrontate dalla truppa Ranieri nell'ultima settimana. Il filo conduttore, infatti, che accomuna le prestazioni della Sampdoria contro Genoa e Cagliari è il singolo episodio, che ha rischiato di mandare a ramengo un derby dove la formazione blucerchiata si presentava in grande forma fisica ma, soprattutto, in fiducia. I tre risultati positivi consecutivi, avevano creato il clima giusto per accompagnare la squadra verso la partita più sentita e voluta dall'ambiente. Nella fattispecie – come nella partita successiva alla Sardegna Arena – l'episodio è stato negativo e ha condizionato il risultato finale.
In entrambi i casi, la difesa proposta inizialmente da mister Claudio Ranieri è la stessa: Bereszynski, Yoshida, Tonelli, Augello. Non per ripetermi, ma, a parte Colley in panchina, gli unici quattro a garantire continuità e apparente affidabilità. Ed è qui che, per questa doppia sfida a tinte rossoblù, iniziano i dolori: Bartosz Bereszynski la ricombina grossa e, in un solo tempo, riesce ad eguagliare la sgangherata performance della stracittadina di luglio. Prima, tiene in gioco Scamacca che con una girata apprezzabile infila Audero sul palo lungo e firma il pareggio. Poi, non contento, si ingarbuglia, difendendo blandamente su Zajc, che gli ruba il pallone poco prima del vertice sinistro dell'area doriana e punta la porta, imbucando poi per Scamacca. Il pallone arriva a Rovella che ci grazia. In un attimo, poteva firmare la seconda condanna in un anno. La sensazione è che ci metta un'ora per levarsi dalla testa il risultato della precedente stracittadina, prima di iniziare a giocare. Lo fa nel secondo tempo, disimpegnandosi bene e tenendo meglio le distanze. A Cagliari la musica cambia.Nulla di straordinario, per carità, però si mette a disposizione dei compagni, combatte, qualche calcio lo dà. Va a lui a sinistra dopo l'espulsione di Augello e non sfigura. La questione mentale è fondamentale per Bere, assieme all'aspetto fisico. Stupisce la disconessione temporanea, come se andasse in buffering, quella voglia di fare più del necessario, in zone del campo pericolose. Questo è sicuro un limite, anche se il polacco rimane elemento indispensabile del pacchetto arretrato.
Per quanto riguarda la coppia centrale, su Maya Yoshida c'è da dire poco. Unico a mostrare segni di solidità, a prendere per mano l'intera linea. Nel derby, dove respinge e contrasta molto bene Pandev, costretto ad allargarsi per trovare lo spazio in cui manovrare e tenendo bene Scamacca quando transita dalle sue parti. A Cagliari, invece, è incolpevole sulla traversa di Joao Pedro nel primo tempo, mentre non è esente da colpe sul raddoppio di Nandez, visto che l'uruguagio gli scappa dietro troppo facilmente. Per il resto, meno male che c'è.
Capitolo Tonelli. A me spiace perché si vede che il ragazzo ha voglia e ci tiene ma, anche in queste due partite, il centrale toscano si rende colpevole di due "cappelle" determinanti ai fini del risultato: nel derby, va bene che Scamacca sembra in fuorigioco, ma la rincorsa affannata del numero 21 blucerchiato verso il centravanti genoano fa pensare più ad una dimenticanza. E in una partita come quella, non ci si può dimenticare il maggior pericolo dell'altra squadra. Eppure si veniva da una sua respinta di testa, quindi l'inerzia era a suo favore, ma poi si può notare come invece che guardarsi intorno segua l'andamento del pallone. Lerager è lesto a servire Scamacca di testa e il resto lo sapete.
Alla Sardegna Arena, invece, controlla bene nei primi quaranta minuti Joao Pedro e compagni, ma poi contribuisce al fattaccio che cambia la partita: sponda di testa di Simeone, Tonelli per non farsi superare da Nandez, retrocede goffamente e colpisce la palla di testa in maniera approssimativa verso Augello. L'errore tecnico del terzino è palese e l'unica alternativa è stendere Nandez lanciato a rete. Rosso giusto e partita che cambia. Nella ripresa, però, mette proprio la ciliegina sulla prestazione disastrosa, alzando il gomito dopo cinque minuti sul sombrero di Joao Pedro in area. Se fosse rimasto braccia abbassate, l'arbitro non avrebbe fischiato un rigore, di per sè, forzato già in questo caso, ma, a mio parere, legittimando dal braccio a squadra del difensore, gesto inconcepibile sia per uno con l'esperienza di Tonelli, sia perché è uno che ha lavorato con Sarri, molto attento alla postura e al posizionamento del corpo del suo pacchetto arretrato. E seduto c'è Colley, che penso abbia passato abbastanza tempo a riflettere su quanto successo a fine mercato.
Chiudiamo l'analisi con Tommaso Augello, ordinato e, al solito, pulito nel derby, anche se quella spaziatura con Tonelli nell'occasione del pareggio rossoblu è troppo ampia per i miei gusti e andava stretta di più. Per il resto, va e viene su quella fascia oramai con sicurezza, c'è poco da dire. Anche contro la formazione allenata da Di Francesco, fino al cartellino rosso il terzino ex Spezia aveva fatto bene, controllando Ounas e Zappa senza difficoltà e spingendo molto. L'episodio è un errore tecnico, di troppa confidenza forse: il sinistro è ciabattato, mollo, fruibile per un Nandez che sarebbe arrivato sul pallone prima di Audero. Pazienza, l'episodio sfortunato può starci. Meglio ora, che siamo ad inizio campionato che in un'altra situazione.
Il buco che lascia Augello, adesso, preoccupa. Perché, già a Cagliari, Ranieri è stato costretto ad adattare Candreva basso a destra, spostando Bereszynski sull'out opposto. Il risultato è stato abbastanza negativo, visto che le occasioni migliori per gli avversari sono giunte da quella parte e, nel raddoppio di Nandez, l'ex Inter fa un tentativo scenico di opposizione, senza dare la convinzione di poterci arrivare. Ecco, le alternative. Regini a sinistra, Candreva adattato a destra. Ecco, ne parlavamo giusto nella scorsa rubrica della coperta corta. E non ci voleva un mago per accorgersene. Il mago ci vorrà ora per mettere a posto i fili del discorso e dare una linea difensiva accettabile per fronteggiare un Bologna che verrà qui con il coltello tra i denti, nella terza partita della serie rossoblu, contro un'altra bestia nera. Il ringraziamento, pertanto, è a chi si pavoneggiava di aver fatto una squadra più forte. E questo, forse, può anche essere vero, ma da metà campo in su. Perché in difesa, cara dirigenza, si è dormito e si è indebolito un reparto già non proprio a tenuta stagna. Depaoli, con tutto quello che si può dire su di lui, andava ceduto? A sinistra, uscito Murru, un rincalzo in vece di Augello non si poteva prendere? Ferrer come mai non è arrivato? Finisco cosi, ribadendo quanto azzardo, quanta approssimazione ci sia dietro la costruzione della squadra, millantando di aver fatto un buon lavoro. L'incapacità ultima, invece, è quella di non ammettere di volersi affidare ad un signore di 69 anni, che rimedia sempre alle malefatte degli altri. Ecco la vera strategia di mercato. Alla prossima sampdoriani!


