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tmw / sampdoria / News Doria
DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Esterni a tutta fascia, problema o risorsa?TUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
mercoledì 10 marzo 2021, 14:07News Doria
di Corrado Camera
per Sampdorianews.net

DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Esterni a tutta fascia, problema o risorsa?

La rubrica di approfondimento sul centrocampo blucerchiato

Le ultime partite della Sampdoria sono state caratterizzate da diverse analogie. Tutti e quattro gli avversari affrontati basano infatti il loro gioco sul 3-5-2. In tutte le occasioni la Sampdoria si è trovata sotto per 1-0 all’intervallo con il dovere di provare a riprendere la partita. In tutte le partite, per recuperare, ha cambiato assetto tattico sia in difesa che a centrocampo.

Oltre che da analogie, queste partite sono state contraddistinte anche da alcune differenze. Lo schieramento tattico adottato al fischio d’inizio è stato variato ogni volta rispetto alla precedente. In due casi, contro la Lazio e nel derby, la Sampdoria si è messa in campo snaturando la sua forma abituale di questa stagione e si è schierata a specchio. Con l’Atalanta e il Cagliari è successo invece l’opposto, linea a quattro in avvio e passaggio alla difesa a tre, con esterni a tutta fascia, per il finale di partita. Il cambio modulo tra primo e secondo tempo, indipendentemente dal risultato, ha funzionato bene in due casi soltanto, contro Lazio e Cagliari.

Nelle prime tre partite, la squadra si è espressa decisamente meglio con il classico 4-4-2, mentre ha sofferto quando schierata con il 3-4-1-2. Ad esempio, sia il gol del raddoppio dell’Atalanta sia il vantaggio del Genoa sono stati messi a segno dai rispettivi esterni sinistri quando hanno potuto sfruttare gli spazi presenti per mancanza di raddoppi sulle corsie laterali. In entrambi i casi la copertura sarebbe toccata, almeno in prima battuta, a Candreva. Non me ne voglia l’esterno romano, ma mi sembra abbastanza evidente che ,senza la copertura di un terzino, faccia abbastanza fatica a coprire l’intera fascia, quando si trova davanti un avversario che fa della corsa e della veemenza fisica le sue armi migliori. Anche dall’altra parte, come esterno a tutta fascia pure Augello è sembrato titubante. Con Jankto e Damsgaard esistono meccanismi ben rodati sia in fase offensiva, con sovrapposizioni frequenti, sia in fase difensiva, con i raddoppi dell’esterno alto (soprattutto il ceco). Contro la Lazio e l’Atalanta, quando schierato singolarmente contro Marusic e Maelhe, questi lo hanno spesso costretto a difendere e a ripartire da molto basso, limitando la sua pericolosità ed evidenziando la mancanza di un appoggio.

Credo che la scelta del 3-4-1-2 sia dettata dal cercare una soluzione di gioco che permetta la contemporanea presenza in campo di due punte e un trequartista, visto il potenziale a disposizione. Tuttavia, contro Lazio, Atalanta e Genoa si è visto come siano mancati principalmente i movimenti per gestire questa disposizione tattica. Non è stata solo una questione di gol presi e quindi di filtro e capacità difensive del centrocampo ma è stato anche un problema di gestione delle ripartenze. Per una squadra che non gioca con la palla tra i piedi ma che trae le sue fortune da contropiedi e giocate rapide in profondità con l’avversario sbilanciato, non riuscire a far uscire palloni puliti dalla propria metà campo è un problema serio.

Nel derby ad esempio di ripartenze ne sono riuscite due, nel primo tempo, con due buoni break di Verre a pescare Keita, il quale non è riuscito a girarsi o ha sbagliato il passaggio di ritorno. Poi il nulla, ma questo perché è stato praticamente impossibile tenere il conto di passaggi sbagliati e palle perse nelle prime fasi di impostazione. Si può giustificare parzialmente la cosa con una serata poco brillante di Silva ed Ekdal, ma non può limitarsi a questo. I meccanismi del 4-4-2 (o 4-4-1-1), scarichi sugli esterni e sovrapposizioni, sembrano dare sicurezza non solo ai giocatori di fascia ma anche all’intera squadra.

La partita con il Cagliari è stata l’eccezione che conferma la regola. Andandola ad analizzare in dettaglio si possono però notare alcune differenze sia nell’interpretazione del modulo da parte della Sampdoria sia nelle caratteristiche dell’avversario. Ranieri ha optato per due esterni che nascono centrocampisti e non difensori (Jankto e Candreva) e ha scommesso su Ramirez in appoggio a due punte, quindi adottando un atteggiamento estremamente offensivo. Inoltre gli esterni del Cagliari hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle degli omologhi delle squadre affrontate in precedenza. Lykogiannis è un terzino con doti prevalentemente difensive, mentre Nandez nasce come centrocampista centrale. In questo contesto il baricentro della squadra è risultato più alto del solito, favorendo anche un recupero palla in una zona abbastanza avanzata del campo. Inoltre, soprattutto a destra, nonostante agisse da terzo della difesa a tre, Bereszynski si è sovrapposto a Candreva con continuità.

Sono convinto quindi che la capacità di cambiare l’assetto del centrocampo, con esterni a tutta fascia e un trequartista, possa diventare una risorsa. Perché sia efficace non solo in condizioni particolari c’è però ancora tanto lavoro da fare. Mancano automatismi e il sistema di gioco va ancora fatto completamente proprio da parte dei giocatori.

In una partita sentita come quella contro il Genoa, avrei personalmente preferito una scelta più prudente basata sul gioco che la Sampdoria sa fare meglio. Avrei voluto vedere una squadra con idee più chiare e più dentro la partita, non tanto in termini di testa quanto proprio di gioco. Con il senno del poi però è facile parlare e la sfida con il Cagliari ha comunque dimostrato che il modulo non è garanzia di risultato ma molto dipende anche dall’interpretazione. Restano i due punti, un po’ amari, che però avvicinano ancora un po’ la quota 40 punti e mantengono il clima della stagione tranquillo.

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