SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Quanto ci è mancato Gabbiadini?
Nonostante i cambi di modulo sperimentati nelle ultime quattro partite, il denominatore comune delle gare con Lazio, Atalanta, Genoa e Cagliari è stata la scarsa vena del reparto offensivo. Poche idee, prevedibilità nella manovra e incapacità di innescare a dovere gli attaccanti blucerchiati hanno portato ad un esiguo bottino di due punti con tre reti all'attivo.
Nelle ultime quattro partite il mister blucerchiato ha dovuto cercare accorgimenti alternativi, visto che la Samp si è sempre trovata ad inseguire e alcuni interpreti schierati nell'undici titolare non hanno brillato per agonismo e lucidità. Dal 4-4-2 al 3-5-2 (3-4-1-2 con il trequartista dietro le punte), gli esperimenti tattici messi a punto da Claudio Ranieri al momento hanno fornito segnali contrastanti: la Samp schierata a tre nel derby non è riuscita a costruire gioco offensivo – al contrario, ha concesso qualcosa di troppo agli avversari – mostrandosi più equilibrata e compatta con il 4-4-2, mentre nel match con il Cagliari è accaduto l'esatto contrario: soltanto dopo l'ingresso di Ramirez, e successivamente di Gabbiadini, l'encefalogramma piatto ha cominciato a dare segni di ripresa.
I numeri sottolineano le evidenti difficoltà in fase di costruzione: il tabellino di Lazio-Sampdoria segna un poco confortante “zero” alla voce tiri in porta, ma anche nelle partite successive i portieri avversari non sono risultati particolarmente impegnati. Nel match con il Cagliari, il tandem Keita-Quagliarella è stato costretto a giocare spalle alla porta e l'eccessiva macchinosità da parte di Silva ed Ekdal nel ragionare palla al piede non ha permesso di sfruttare l'arma più potente di Keita Balde: la velocità e la progressione in contropiede. L'ex laziale ha comunque registrato una flessione nel rendimento, facendosi imbrigliare dalla retroguardia isolana e difettando negli stop e nel dettare il passaggio.
Se a Quagliarella nulla si può rimproverare sotto il profilo dell'impegno, occorre sottolineare che di fronte ai sardi ha dovuto più volte ripiegare in mediana alla ricerca del pallone, provando a rompere il gioco avversario per sopperire all'isolamento in cui era piombato. Va da sé che se il numero 27 gioca lontano dalla porta, il tasso di pericolosità in area di rigore cala precipitosamente.
Le due reti grazie alle quali la Sampdoria è riuscita a raddrizzare l'ultimo match disputato sono frutto degli spunti di due giocatori di classe, che hanno apportato qualità ad una squadra con poca fantasia: Ramirez, nonostante il rendimento altalenante, resta uno dei pochi giocatori dotati di visione di gioco. Nel bene e nel male, è imprevedibile. Il suo assist per Bereszinsky – palla a scavalcare la difesa del Cagliari, sulla quale Jankto non arriva, ma irrompe come una furia il polacco – ha sbloccato la Samp anche a livello psicologico.
Ultimo, ma non in ordine di importanza, è Manolo Gabbiadini. La sua è stata sinora una stagione sfortunata, condizionata da un infortunio che lo ha costretto a dosare le prestazioni nel tentativo di evitare un'operazione alla quale si è dovuto infine arrendere. Un lungo stop che ha privato la Sampdoria di un giocatore di talento assoluto: un attaccante non appariscente, perché umile negli atteggiamenti, ma in grado di scagliare un bolide con il mancino da fuori area, piazzandolo dove il portiere avversario non può arrivare. Non è ancora al 100% e proprio per questo aveva confessato a Ranieri di non sentirsi sufficientemente in forma per scendere in campo, ma il mister, che in allenamento lo osserva quotidianamente, non era dello stesso avviso, per questo al 63' gli ha fatto cenno di tornare a calcare il rettangolo verde. La sua prodezza balistica, su assist di Quagliarella, fino al recupero illude la squadra doriana di potere strappare tre punti insperati. Alla fine sarà un pareggio, ma quel mancino vellutato resta quanto di più bello si sia visto nelle ultime quattro partite e tra le reti blucerchiate più spettacolari della stagione.
Quanto è mancato a questa Sampdoria, Manolo Gabbiadini? Molto. Senza di lui è mancata la classe, la fantasia, la personalità nel tentare di concludere dal limite dell'area, la capacità di trasformare un calcio di punizione in un'occasione da goal. Resto persuasa che la coppia Gabbiadini-Keita sia la meglio assortita a livello di caratteristiche e complementarietà e mi auguro che sia possibile vederla all'opera nel prosieguo di una stagione di luci e di ombre.


