SAMPDORIA GONFIA LA RETE - Per esempio Bonazzoli
Imperativo cambiare rotta. Da Verona in poi, è necessario che l'attacco faccia quel salto di qualità necessario per dare qualcosa in cui credere alla gente doriana, costretta a sedute psichiatriche costanti per quello che succede tra campo e società. Nelle due gare in tre giorni, alla domanda posta da amici su chi ci potesse rinvigorire, visto che siamo questi, la mia risposta è stata "per esempio Bonazzoli". Si, perché, nelle due partite in tre giorni contro Fiorentina e Inter, si salvano solo l'impegno di alcuni e l'autore del gol che ha accorciato le distanze a Firenze, il numero 9 blucerchiato per l'appunto. Il giovane di scuola Inter, subentrato dalla panchina in entrambe le occasioni, è l'unico che mette impegno e volontà oltre la sufficienza. Sembra abbia lui la scintilla giusta, inteso come adattamento alla situazione generale. Entra a testa alta, corre, non sta mai fermo, è sempre positivo negli atteggiamenti e cerca sempre di applaudire un compagno, nonostante sbagli magari una giocata. Cosa più importante, vuole e chiama la palla.
Dare una chance a lui, senza se e senza ma, perché abbiamo bisogno di gente che sudi la maglia più del necessario. Si riparte da impegno e determinazione, perché da sola la situazione non gira, visti anche i numeri impietosi. Il gol di sabato lo segna un centrocampista, Jankto, quello a Firenze uno dalla panchina, Bonazzoli. A quota un gol, in campionato, anche Quagliarella e Gabbiadini. Per Quagliarella provo un amore viscerale, a prima vista, da quella stagione di tanti anni fa. Mi ricordo il nervoso quando seppi della sua cessione. Alle buste, se non erro. Un dolore. Detto ciò, con tutto il rispetto, in questo modulo e con questo atteggiamento della squadra, non può giocare. Lo dico per lui, non merita una cosa del genere, che neanche io so descrivere. Sabato sera era sempre in mezzo a tre difensori, mandato al macello, come si dice qui a Genova. Perché è arrivato a conquistare il titolo di capocannoniere? Perché coinvolto nell'azione di gioco, se lo si abbandona a dar battaglia da solo, lui non si tira indietro ma, a 36 anni, è tosta. Solo se elemento attivo della squadra può diventare valore aggiunto. Così no. I lampi nel tempo di recupero di sabato, forse, restituiscono speranza.
Capitolo esterni, che ora sono punte. Caprari non punge e anche quando ha l'occasione non la sfrutta, correndo a vuoto e non trovando una soluzione tecnica valida. Si fa vedere poco, a tratti è avulso dal gioco. Onestamente, non ricordo una giocata in due partite. Titolare con la Fiorentina, non lascia il segno. Con l'Inter entra dopo ma, a parte un calcio piazzato fuori e un paio di corner, non la vede mai. Sbaglia un contropiede e un passaggio in profondità. Fine della sua partita. Gabbiadini era fermo ai box, rimane Emiliano Rigoni. Stavolta agisce subito da seconda punta e, nel primo tempo, si fa ricordare solo per un fallaccio su Candreva e per una bella giocata. Sparisce alla distanza fino a che non viene mandato sull'esterno destro nella ripresa. Lì sembra dare qualcosa in più, mette un paio di cross interessanti sul secondo palo, ma poco altro. Cerca sempre Quagliarella con il cross alto e, come sottolineato dal mister, non era questo il compito. Di sicuro, si sente più a suo agio sulla banda laterale, ma le azioni più pericolose e il gol arrivano dalla parte opposta alla sua. In gergo giornalistico, bisognerebbe usare l'espressione "da rivedere", inteso, nel suo caso, dargli ancora qualche partita prima della eventuale stroncatura. Quello che si è visto finora, è poco per colui che è stato il "colpo" dell'estate blucerchiata. Non salta un uomo, non fa giocate degne della maglia numero 10, si limita al compitino.
A ben vedere, la speranza è che Gonzalo Maroni torni presto, perché, forse, può portare una svolta di fantasia e leggerezza, anche se ha giocato solo un pezzo di partita a Crotone. Al momento, il parco attaccanti dice questo. Nel campo finanziario il borsino direbbe Bonazzoli su, tutto il resto giù e l'attaccante ex Boca stazionario, visto l'infortunio rimediato allo Scida. Le statistiche sono troppo parche per sperare in un cambio di rotta in una settimana, periodo che avvicina all'impegno più importante degli ultimi mesi, la trasferta di Verona, vero crocevia per la squadra di Di Francesco. Uno scontro da affrontare con ardore e speranza, come i crociati affrontarono il viaggio verso Gerusalemme. In attesa di liberarsi dallo spettro dell'ultimo posto, del fallimento, dell'abisso.
Serve una scossa, e chissà se basterà la carovana gigante che sta organizzando la tifoseria per il Bentegodi, quasi a dire alla squadra: noi ci siamo, ci mettiamo la faccia e ci faremo sentire e valere con le nostre armi, cori e voci. Voi dateci altrettanta passione e sudore. Solo così si ritroverà la strada del gol, la giocata illuminante, il pensiero che cambia le partite e, a volte, le stagioni.


