SAMPDORIA GONFIA LA RETE - Senza qualità non si va da nessuna parte
La mezza settimana passata, tra domenica e mercoledì, ha visto la Sampdoria incrociare il campo contro Bologna e Lecce. Un doppio confronto perlomeno sinistro, che evoca le streghe nei tifosi doriani.
Visto il momento che sta passando la società blucerchiata e visto che le due sopracitate hanno inflitto le ultime due retrocessioni, capirete che non erano due gare come le altre.
Per quanto riguarda l'attacco, qualche passo in avanti c'è stato. Minimo, non clamoroso, però un passettino c'è stato. Si crea in maniera raffazzonata, estemporanea, di pancia e non di ragione, ma si crea. A Bologna è Gabbiadini a sferzare la storia di una partita già scritta, riequlibrandola con un sinistro dai venticinque metri di bellezza rara. Nei dieci minuti successivi, forse, abbiamo anche creduto di portarla a casa, per la prima volta in stagione.
Sempre l'ex di turno colpiva, nel primo tempo, un palo nell'occasione più grossa vista nell'ultimo mese e mezzo. Poco, ma già qualcosa. Il resto dell'attacco ha fatto proprio poco. Quagliarella soffre e si vede. Fa male anche a noi vederlo così, ma viene sopraffatto da Danilo e Bani, la tocca di rado e non gestisce bene un paio di contropiedi sbagliando la misura dei passaggi, cosa rara per lui. Caprari è stato l'esempio di come non si entra in campo dalla panchina. Male, sbaglia ogni scelta, ogni dribbling, tra poco ogni passaggio. Un disastro. Rigoni e Bonazzoli non entrano neanche, Maroni è sempre fuori.
Archiviata la trasferta del Dall'Ara, la Samp si presenta al turno infrasettimanale con il disperato bisogno di fare punti e dare un segnale, a sè stessa e al campionato. Pronti, via, e Bonazzoli, schierato titolare, spreca la palla che raddrizza le annate, che mette entusiasmo e allontana le polemiche.
Tenta, su una palla verso l'interno del campo, il tocco di esterno mancino, invece che calciare di destro o tentare di saltare il portiere giallorosso, al quale cospetto si era presentato da solo. Lo stesso ex Padova prova ad impegnare in acrobazia Gabriel, il quale si supera e mette in angolo verso la mezz'ora. Sudare il ragazzo suda, ma tecnicamente è da affinare.
Batte un colpo anche Quagliarella, anzi, più di uno. Partecipa poco alla manovra e viene cercato anche poco. Però, due occasione buone – forse tre – ce le ha. Due di testa, con il primo colpo che termina alto e il secondo debole tra le braccia dell'estremo avversario.
La più grande occasione, però, è il colpo di tacco a deviare un diagonale schiacciato di Depaoli. La Gradinata sta per venire giù ed esplodere in un urlo di rabbia e frustrazione, ma Mancosu ci mette il tacco e devia in angolo. Questa è sfiga. Gli gira anche male e speriamo che questa sia stata la scossa necessaria.
E Gabbiadini? In panchina per l'intera partita. Al massimo si è scaldato ma poi gli è stato preferito Leris. Non voglio andare oltre, qualche domanda mi è sorta. Tenere in panca l'unico che abbia segnato su azione in questa squadra fa pensare. Senza qualità non si va da nessuna parte.
La mossa azzeccata è quella di Gastòn Ramirez. Accantonato da Di Francesco, che gli concesse un tempo col Sassuolo, perché non adatto al ruolo di esterno d'attacco, l'uruguayano non era mai stato utilizzato dall'avvento del ex allenatore del Leicester, con conseguente cambio di modulo.
Il miglior giocatore per qualità della rosa, assieme a Quagliarella, entra e non è che fa sfracelli. Si mette nella sua posizione e prova ad accendere una miccia, a inventarsi una giocata, a cambiare le sorti di quella che sembra una stagione nera. Fa quello che deve fare il trequartista, mette personalità e qualità. Disturba tutti, pressa e porta palla, bisticcia anche con arbitro e avversari. Dà una scossa. E poi dà la zuccata che ci rianima, mentre sembravamo tutti diretti al San Martino, reparto psichiatrico, perché il Lecce stava portandosi a casa una partita con mezzo tiro in porta, ma meritando per organizzazione e semplicità.
Ci tiene appesi ad un filo, che non può bastare se rimane l'unico. Serve una serie di fili, che possano fare allungare la coperta per sopperire al freddo in cui già ci siamo ritrovati e per il quale la via sembra una: qualità. Specie là davanti.


