Audero: "Quando mi fecero nome Sampdoria chiesi dove firmare"
Emil Audero in occasione della serata “La storia dei portieri dell’U.C. Sampdoria” organizzata da SampCity Events ha toccato diversi temi a partire dal suo arrivo in blucerchiato:
"Quando arrivai alla Sampdoria c’erano diverse squadre tra cui potevo scegliere. Quando mi fecero il nome della Samp chiesi dove devo firmare. I colori, la storia, lo stadio mi hanno fatto una grande impressione. Era un’occasione da cogliere. Ho vissuto sempre nello stesso modo i momenti della partita e dell’allenamento. Pensavo fosse l’ambiente giusto per far bene".
Esiste la parata perfetta? "Forse è peggio quando fai la bella parata. La parata perfetta non è quella in volo d’angelo, ma quella di reattività che sai che tecnicamente devi eseguire bene. Sull’errore e sulla gran parata il concetto è lo stesso. L’errore può capitare: ieri è capitato a Mendy, portiere che stava vincendo tutto. Devi resettare e continuare. Quando fai una gran parata la difficoltà è portarla a termine: stare sul pezzo e farne altre".
I rigori? "Al giorno d’oggi si è visto che in percentuali sono aumentati i rigori parati. Vai a vedere i possibili rigoristi e li vai ad analizzare. Sicuramente si fa più attenzione, e si concedono più rigori, ma a volte può andarti bene. A volte scegli il lato giusto ma il giocatore lo calcia male e magari spingi troppo. E’ una componente di fortuna e bravura".
Il cucchiaio fa arrabbiare? "Il cucchiaio fa rosicare ma alla fine se te lo fanno te lo tieni e bravi loro".


