Felice ed emozionato di averti avuto qui: ciao, Pazzo!
Era il 15 gennaio, non il 28 come oggi, ed era il 2009. Due anni fa più 13 giorni, dunque, Giampaolo Pazzini si presentava alla sua nuova grande famiglia blucerchiata. E con lui, iniziava la mia fin qui breve carriera giornalistica, con la prima conferenza stampa a cui presenziavo per SampdoriaNews.net. Forse per questo, così come per i suoi gol segnati a valanga, io sono rimasto legato al Pazzo più che a qualsiasi altro giocatore e, forse per questo, il suo saluto, a 743 giorni dal suo arrivo nella Sala Magellano dello Starhotel President in quel freddo mezzogiorno di metà gennaio, mi dispiace ancor di più.
La storia del Pazzo blucerchiato inizia così, con una conferenza stampa interrotta a più riprese dai cori incessanti provenienti da fuori l'hotel. “Felice ed emozionato di essere qui” racconta lui, così come felice ed emozionato ero io di averlo lì, tanto emozionato da indurre il buon compagno di avventure Fede Berlingheri appena conosciuto a dirmi: “Stai tranquillo, mica presentano te!”. Sorrisi anche a fine conferenza stampa, quando, tra strette di mano e benvenuti, riuscii ad avvicinare il nostro nuovo 10. Poche parole, solo un “mi raccomando, quando sei fuori, lancia la maglia ai tifosi che porta bene”, accompagnato da un cenno di assenso del bomber. Manco a dirlo che, quando al pomeriggio vidi in televisione che la maglia l'aveva lanciata davvero, lui era già diventato un idolo.
L'esordio non è fortunato, sconfitta in casa col Palermo, ma di lì a tre giorni arriva il primo gol ad Udine in Coppa Italia, con tanto di passaggio del turno. Poche settimane più tardi è il turno del primo centro in campionato, con il capolavoro a Verona con il Chievo. Poi Siena, Juventus, Atalanta, Milan: il Pazzo non si ferma più e a suon di gol la Sampdoria risale la classifica di un annata un po' deficitaria, ma che viene compensata con il cammino straordinario in Coppa Italia, culminato con la finale di Roma con la Lazio. Il Pazzo segna anche all'“Olimpico”, ma purtroppo non basta e il sogno accarezzato lascia l'amaro in bocca.
“Non è stato bello arrivare fin lì e vedere gli altri festeggiare; io sono ambizioso e a me, nella mia carriera, piacerebbe vincere qualcosa” racconterà poi l'attaccante di Pescia a Sportweek mesi più tardi, specificando però anche che “una qualificazione in Champions sarebbe una sorta di risarcimento, almeno parziale, per la sconfitta nella finale di Coppa Italia”. Detto, fatto. E il risarcimento arriva con gli interessi. Reti a ripetizione anche nel 2009/10 da favola, iniziato con una sua rete in Coppa Italia col Lecce; chiuso con la zuccata Champions contro il Napoli. In mezzo, pochissime ombre e tante luci, dimostrate dai 19 centri in campionato di colui che a Firenze era stato soprannominato “segnamai Pazzini”. Colui che a suon di gol decisivi, su tutti quelli a Roma contro i giallorossi, ha portato la Sampdoria in Champions League.
Un'estate di sogni e ambizioni, in attesa di quel tanto sudato e allo stesso tempo maledetto preliminare, dove è ancora lui a tenere viva la speranza. A Brema la rete del 3-1; al “Ferraris” la doppietta che sembra spingere tutti noi verso l'élite europea. Ma il destino, attraverso il piede di Rosenberg, vuole diversamente, facendo di quel playoff una sorta di “Wembley” della nostra generazione. L'avventura a dodici stelle prosegue in Europa League, ma non nel migliore dei modi. Alla vigilia del decisivo match col PSV Giampaolo lo ammette: “Ho molta voglia di andare avanti perché, per essere una squadra importante, l'Europa è fondamentale”; ma purtroppo l'esito del campo, seppur con un altro suo strepitoso gol di testa, la dice diversamente.
Il resto è storia di pochi giorni fa. La Sampdoria 2010/11 non è quella dell'anno prima e le possibilità e ambizioni blucerchiate diventano strette al Pazzo, la cui voglia di volare in alto e mettersi alla prova in quei palcoscenici solo accarezzati in blucerchiato è giustamente cresciuta. Arriva l'Inter campione del mondo e dire di no, con il beneplacito della società, diventa impossibile. Dopo 743 giorni, il bilancio di 48 gol in 87 incontri e l'approdo meritato in Nazionale, autentica chimera in viola, Giampaolo Pazzini ci saluta, dunque, con la consapevolezza di aver dato tutto per i colori blucerchiati e l'unico rammarico di un addio improvviso arrivato con forse qualche mese di anticipo.
Ciao Pazzo! Per te, al tuo ritorno al “Ferraris”, non ci saranno che applausi e ovazioni, ringraziando la sorte che, per 743 giorni, le nostre strade si siano incrociate.


