Mi sono perso qualcosa?
Una settimana di meritato riposo dalle routinarie fatiche studentesche mi ha consentito di poter tornare a respirare la magica aria dello stadio di casa per la prima volta dopo la terribile serata del 24 agosto.
Certo, sembra passato un secolo da allora, da quando il destino decise di privarci del sogno che inseguivamo da decenni, proprio quando era lì, a portata di mano: l'atmosfera si è fatta più cupa, dimessa ed in sostanza rispecchia l'idea che mi sono fatto, purtroppo, leggendo alcuni commenti censurabili sui blog dei tifosi doriani, che una sottile depressione abbia iniziato a tormentarci.
Losche figure di arringatori hanno iniziato a popolare le toilettes della gradinata, intrattenendo i presenti, perlopiù obbligati ad ascoltarli per la necessità, con catastrofistici discorsi anti-societari circa un'eventuale svendita dell'intero pacchetto di giocatori e delle fondamenta dell'intera squadra, minacciando di distruggere le loro tessere d'abbonamento. Vorrei dire a costoro, e a quanti fossero d'accordo con loro, che se la loro priorità consisteva nel vedere le prodezze del genio di Bari Vecchia, si abbonassero al Milan e che se temono che il Pazzo vada all'Inter e Reto alla Lazio facessero altrettanto o, qualora volessero risparmiare, seguissero i loro beniamini abbonandosi a una qualsiasi pay-tv che consenta loro di continuare a sostenerli. Se invece quello che desiderano è semplicemente un mercato frenetico e scoppiettante, fatto di grandi nomi e colpi ad effetto, ci evitassero di ammorbarci con noiosi ed inutili discorsi da bar sport.
Noi, che ci accontentavamo di vedere semplicemente quei colori per innamorarci, indipendentemente dalla categoria nella quale militavamo, dai risultati ottenuti, da chi giocava! Proprio noi! Cosa ci sta accadendo? Chi crediamo di essere diventati? Cos'è successo alla nostra memoria?
Sono stato fasciato nella sciarpa della Samp quando ancora non ero in grado di camminare: sono nato doriano, non l'ho di certo scelto. Avessi potuto scegliere, avrei magari privilegiato qualche opzione più conveniente e a quest'ora, magari, mi sarei anche tolto la soddisfazione di veder trionfare la mia squadra in Europa e nel Mondo, lamentandomi comunque di non riuscire a vincere il sesto scudetto di fila o di aver tralasciato una qualche coppetta nel corso del cammino trionfale della mia squadra.
Ma la squadra di calcio, si sa, è un discorso di cuore, non di testa. Perciò mi tocca farmi un fegato grosso così a domeniche alterne, entusiasmarmi per un quarto posto, veder crollare i sogni e capire che difficilmente e dopo tanto tempo capiterà di nuovo. Deluso? Assolutamente no, perchè noi doriani siamo veramente unici e non lo dico solo io, che sono di parte, ma me lo ribadiscono molti fratelli che condividono la passione blucerchiata e molti avversari, tra i quali qualche rivale cittadino. Questo perchè abbiamo dei valori, facciamo dello stile e della serietà una questione di primaria importanza, guadagnandoci la stima ed il rispetto di quelli che ci osservano da fuori.
Le scelte di mercato possono essere condivisibili o meno, sugli acquisti, sulle rescissioni, sulle vendite e sui rinnovi abbiamo tutti un'idea propria, a seconda delle particolari simpatie per questo giocatore piuttosto che per quell'altro. Ma la garanzia che tutto sia fatto per il bene della squadra è insindacabile e questo, nel calcio moderno, non è poco. Saranno circa quindici-vent'anni che seguo attentamente il calcio ed in un periodo pur così breve di osservazione mi è capitato di vederne di tutti i colori. Il quarto posto dell'anno scorso, in un calcio dove il potere è concentato nelle mani di pochi, dove molti risultati possono essere condizionati da scelte "politiche", è stato davvero un miracolo e dobbiamo essere grati alla società per averlo vissuto.
A Bologna, città dove risiedo per motivi di studio, sono anni che aspettano l'arrivo di un gruppo dirigenziale seriamente intenzionato nei confronti della squadra e, dopo essere stati plurimamente illusi da vari "avventurieri del calcio", pare che ancora dovranno aspettare. Farebbero carte false per avere una società forte come la nostra. D'altra parte un anno anonimo, se anonimo si può chiamare un nono posto, dopo la cavalcata dello scorso anno era preventivabile, oltre che fisiologico. Ma, per favore, non mettiamo in dubbio quelle poche certezze che ci consentono di non affogare nelle difficoltà. Forse qualcuno si è già dimenticato cosa si prova a perdere uno scontro salvezza, in casa, contro il Crotone?


