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tmw / sampdoria / News Doria
Quarantotto volte PazziTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 25 febbraio 2011, 21:27News Doria
di Lidia Vivaldi
per Sampdorianews.net

Quarantotto volte Pazzi

Rivederlo, rivederlo con un’altra maglia sarà la parte più difficile. Perché se ormai, bene o male, ci siamo abituati alla sua assenza, quando domenica sera tornerà sul prato spelacchiato del Ferraris, spogliato dei colori più belli del mondo, dovremo definitivamente buttar giù questo ennesimo boccone amaro in una stagione che non sembra volerci concedere gioie. Giampaolo Pazzini, uno dei più grandi calciatori della storia blucerchiata (i numeri dicono undicesimo marcatore di sempre), ora insegue i suoi sogni lontano da Genova.

Maglioncino nero e camicia bianca, impeccabile nel freddo pomeriggio della sua presentazione, con tutti gli occhi già puntati addosso, tra le mani il dieci blucerchiato che è stato sulle spalle dei campioni. Sono passati due anni e un mese da quel giorno, due anni in cui il campo ha parlato più chiaramente di ogni altra voce: Pazzini è il bomber che ha preso per mano la Samp e l’ha portata prima a Roma, a giocarsi di nuovo un posto negli albi d’oro del calcio italiano, e poi –nella stagione più emozionante degli ultimi anni – a suon di gol l’ha trascinata tanto in alto da toccare le stelle.

Per quarantotto volte ha firmato il tabellino dei marcatori, per quarantotto volte ha rivolto al popolo blucerchiato quel gesto inconfondibile, “guardate cosa ho fatto”. A partire dalla prima rete segnata all’Udinese, fondamentale per il passaggio del turno di Coppa (seppur dopo la serie dei penalties), fino all’ultima, ancora all’Udinese, ancora in Coppa per una vittoria ai rigori, come se fosse la chiusura di un cerchio perfetto, i gol del “Pazzo” sarebbero da ricordare tutti. Ma per questo ci sono i super-concentrati su youtube. Qui lo spazio è appena sufficiente per ricordarne tre, i tre più pesanti, quelli che hanno fatto sussultare anche il più distaccato degli spettatori.

4 marzo 2009, alla Sampdoria regina sotto i riflettori bastano quaranta minuti per piegare l’Inter di Sua Maestà Mourinho. Il primo gol è un regalo della difesa nerazzurra sbeffeggiata da un Cassano al massimo della forma, il secondo è un assaggio dell’infallibilità del colpo di testa del numero 10. Corner di Palombo spedito al centro dell’area affollata di maglie, tocco di Raggi, il pallone si impenna, il Pazzo arriva più in alto di tutti, e colpisce perentoriamente per il 2-0. È appena il trentesimo del primo tempo, ma i campioni d’Italia sono già sconfitti, e un’altra sua zampata a ribadire in rete un rimpallo davanti alla porta di Toldo chiude sul 3-0 una partita che regala già l’inebriante profumo della finale.

9 maggio 2010, l’esame di maturità della Samp va in scena sotto il sole rovente di Palermo. Non è una gara per deboli di cuore, in palio non ci sono solo i tre punti, ma anche un biglietto di sola andata per la Coppa riservata ai migliori club del continente. Il fischio di Rosetti al 54° chiama la squadra di Del Neri alla prova del fuoco, e il sangue freddo per sfidare la sorte ce lo mette il Pazzo, la mano ferma che sistema il pallone sul dischetto è la sua, mentre a tutto il popolo blucerchiato tremano i polsi. Rincorsa, tiro, gol. Palermo tace, Genova esplode, guarda il suo condottiero che si staglia contro il cielo siciliano, in piedi sui cartelloni davanti allo spicchio di Sud che è riuscito a seguire la squadra, nonostante la distanza e gli ostacoli dell’ultimo minuto.
Quel pallone in fondo al sacco significa una sola cosa: la Samp è pronta a prendersi tutto quello che vuole, la Samp è padrona del suo destino, e il suo destino si chiama Champions League.

18 agosto 2010, è la notte delle stelle. La voglia di mettere le mani sul bottino più prestigioso, la fase a gironi, è talmente tanta da portare a Brema migliaia di tifosi, molti più di quanti non siano i biglietti a disposizione degli ospiti. Ma non abbiamo fatto i conti con i tedeschi del Werder, che sanno di doversi guadagnare la qualificazione sul prato del Weserstadion, perché a Marassi non passa nessuno. E così fanno, approfittando di ogni piccolo errore della difesa doriana. Al novantesimo il 3-0 pesa su tutti, smorza la voce di chi è sugli spalti e annebbia chi è in campo. C’è lui però, è lui che non si arrende, è il Pazzo che ancora una volta corre verso la porta, anche se in pochi ci credono. E Stankevicius ci crede, sa che Pazzini arriverà su quest’ultimo pallone e lo spedirà in rete. Ancora una volta sono le dita sotto gli occhi a firmare il più incredibile dei gol, quello che scioglie l’impietosa morsa della sconfitta senza appello sul cuore dei doriani, quello che lascia la Samp aggrappata con le unghie al miraggio più bello.

Sarebbe sufficiente questo a renderlo uno degli indimenticabili della Sampdoria di Garrone, ma oltre al campione sul campo c’è stato anche un ragazzo innamorato di una Genova che per lui non sarà mai un’idea come un’altra. Pazzini ha legato le sue emozioni alla nostra città, e anche se entrerà nel gruppo di quelli che hanno scelto di scrivere troppo presto la parola fine alla loro favola blucerchiata, ci sarà sempre per lui un posto speciale nei nostri ricordi. Sperando, come anche lui si è augurato, che le nostre strade si possano nuovamente incrociare.

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