Siamo in tanti, voci e canti...
La frase che più ho sentito in questi giorni e che più riflette il disappunto post partita è stata “se giochi male perdi..se giochi bene, pure” il tutto infarcito dalle proprie personali ma oggettive riflessioni sulla criticità del momento. Pur nel paradosso, è la sintesi dei nostri pensieri e delle nostre paure. Non essendo stati mai troppo convincenti sul piano del gioco, tutte le volte che ci siamo lasciati andare emotivamente abbiamo pagato un caro prezzo, ora che la sorte ci ha posto di fronte la necessità di raggiungere il prima possibile la quota salvezza, obiettivo di cui sinceramente non si sentiva certo la mancanza, sembra invece che la squadra stia facendo qualche passo avanti nella compattezza e nella solidità.
Lo stesso Mister Di Carlo sembra più tonico ed a suo agio in questo momento da coltello tra i denti, probabilmente la preparazione settimanale che ha spesso auspicato ed una situazione che diverse volte ha conosciuto nella sua carriera lo rendono più predisposto ad una serena valutazione. Sicuramente nessuno di noi poteva pensare a cuor leggero che, dopo la buona prova offerta contro la Fiorentina, la partita contro l'Inter poteva rappresentare con sicurezza la svolta che tanto auspichiamo, anche perché la forza degli avversari è nota nel mondo e la rincorsa alla capolista Milan, dopo un'annata per certi versi quasi incomprensibile, non poteva permettersi soste, neanche in quest'occasione.
Ed è proprio qui che sta racchiuso lo scoramento della frase iniziale, ci sta giocare male e soccombere, ma la Samp di domenica sera davvero non se lo meritava. Non se lo meritava per quanto ha dato sul campo, per l'impegno, per aver tenuto testa ad una corazzata con i propri modesti mezzi ed ha dovuto cedere l'onore delle armi per sfortuna e per un pizzico di ingenuità in un solo, ma decisivo episodio, cui ne è conseguito anche un secondo negli istanti finali dei minuti di recupero. Personalmente sono uscita dallo stadio fiera come non mai di questa Sampdoria, cui la sorte non sorride affatto in questo momento, afona perchè anche sugli spalti si è visto il meglio di sempre che sta tornando.
L'ingenuità c'è stata, abbiamo una propensione all'autolesionismo anche sui calci piazzati, però il filo conduttore di questa partita è stato il nervosismo e la conduzione arbitrale ha avuto la propria rilevanza. Già il solo vedere il Pazzo con un'altra maglia aveva sortito un effetto abbastanza bizzarro, scatenando in noi sentimenti talmente controversi da lasciarci un po' straniti. Singolare il fatto che il Gasta, avendolo spesso marcato in allenamento nel passato, conoscesse benissimo la sua abitudine a lasciarsi un po' andare nel caso avvertisse il contatto, una sua caratteristica che non gli aveva portato eccessive fortune quando vestiva la nostra, di maglia.
Però il vento gira e per certe maglie è obbligatorio che giri sempre in poppa, altrimenti poi cosa ne è dello spettacolo scatenato dalla lotta al vertice? Sempre più si sta delineando un vento a spinta tutta milanese, quindi, ironizzando e senza sicuramente voler pensare male, ogni ostacolo sul proprio cammino andava superato con la maggior disinvoltura possibile, e del resto non è certamente storia di oggi. La partita l'abbiamo vista tutti, non saremo fenomeni però giocando così anche nelle prossime partite, non dovrebbe essere troppo complicato arrivare ad essere presto tranquilli, l'importante è trovare il modo di gonfiare la rete, a parte le tre marcature contro il Bologna, questa immensa ed indispensabile goduria non l'abbiamo più provata ed il buon Mac, per quanto Big, ci appare ancora troppo triste ed isolato là davanti.
Siamo ormai saturi di bocconi amari, guardiamo avanti verso il Cesena, domenica non sarà solo l'appetito dell'ora di pranzo a renderci rabbiosi, ma sarà la passione per i nostri colori che ci farà nuovamente fondere in una cosa sola, saremo in tanti lì con te a cantare e soffrire, speriamo di gioire, perchè il nostro è un amore, si sa, che non avrà mai fine. Forza Sampdoria!


