C'è poco da dire...
C'è poco da dire. Anzi ce ne sarebbe moltissimo, ma preferisco parlare poco, non dilungarmi. Non è il momento opportuno, non ne ho voglia. Sento il peso di due mesi passati a discutere sul mercato di gennaio, sul perchè la squadra non giocava mentre la situazione ci scivolava di mano e la nostra amata si ritrovava sempre più impaludata nei bassifondi della classifica.
Che fosse un anno di sofferenza era palese, ma fino a questo punto non credevo. Domenica, nel primo pomeriggio, ero una maschera di dolore. La zona retrocessione era sì vicina, ma non credevo che saremmo stati coinvolti nella lotta dura e cruda e che presto o tardi ce ne saremmo tirati fuori con tranquillità. Sbagliavo.
Avessi scritto domenica, sarei stato censurato. Mi aggiravo per il salotto di casa come un leone in gabbia, cercando di trattenere la mia rabbia dallo sfogarsi sugli oggetti che mi capitavano davanti, una rabbia che sarebbe stata sufficiente per risvegliare l'agonismo di tutti gli undici nostri giocatori, ma che costoro, purtroppo, dimostravano di non possedere.
Da qualche giorno, calcisticamente parlando, sono caduto in uno stato catatonico: non ascolto notizie, non leggo commenti, proprio niente. Non mi interessano in questo momento. Voglio solo vedere dei risultati. Punto. Nient'altro. Ogni discussione mi sembra superflua e riprenderà non appena ci troveremo di nuovo a commentare imprese e disavventure di una squadra di calcio. Fino ad allora non voglio sentire commenti sugli errori passati, sulla drammatica situazione presente e sull'incerto futuro. Concentrazione e basta.


