Sguardo fiero, testa alta, battaglia in campo
La situazione attuale della Sampdoria mi ricorda parzialmente la stagione passata della Lazio. Grandi risultati l’anno precedente, cambio alla guida tecnica (da noi anche nello staff dirigenziale), quasi nessun innesto tra i titolari e nelle prime riserve durante l’estate, la grana Pandev lontanamente assimilabile al caso Cassano, grosse difficoltà a far risultato e di conseguenza classifica non incoraggiante e in aggiunta un’eliminazione dall’Europa League ai gironi, che sicuramente non aiuta a fare morale.
Le differenze stanno nel fatto che i risultati per la Lazio erano iniziati a mancare quasi subito, mentre noi, seppur senza mai esprimere un gioco brillante, siamo riusciti a racimolare 26 punti nel girone d’andata. Di conseguenza, a gennaio, Lotito aveva pensato bene di comprare un attaccante da 12-15 goal a stagione come Floccari e quello che si è rivelato un buon difensore come Dias. Noi no, non siamo stati in grado di leggere i segnali che erano evidenti dalla trasferta di Brescia e facendo leva sui 26 punti conquistati (come la stagione passata ma in aggiunta senza derby giocato) eravamo convinti di essere tranquilli a metà classifica, magari anche con la possibilità di salire qualche posizione se tutto girava bene e di poterci concedere addirittura la cessione del nostro miglior realizzatore.
Chiaramente non è girata bene, anzi. Qualche attenuante si può concedere ma ci sono anche aggravanti che vanno considerate: dall’inizio dell’anno si sono giocate 9 partite in un mese e con un attacco completamente nuovo è chiaro che certi automatismi vengano a mancare. Due tiri in porta a partita, se va bene, sono comunque troppo pochi e non è un caso che nelle ultime otto sfide di campionato (da Brescia) si siano segnati solo 2 goal (uno su rigore, l’altro su assist di Juan) facendo 4 punti. E Pazzini in cinque di queste otto ha giocato, con la Roma tra l’altro entrando sull’1-1. I numeri dicono ancora peggio se si guardano le ultime cinque partite. Un misero punto raccolto con zero reti segnate. La Sampdoria non si diverte, non diverte, non tira mai, non segna mai! Non segniamo mai! Questo è il primo grosso problema, chiaramente di natura tecnica e di assoluta competenza di Mister Di Carlo. Ora c’è una settimana intera per lavorare sul campo, non è molto tempo, ma un minimo di gioco e i risultati non possono continuare a mancare.
Altro problema sono le motivazioni e i messaggi che si danno all’ambiente, comprensivo di tifosi, giocatori e staff tecnico. Io stesso, dopo le partite con Udinese e Debrecen di inizio stagione, avevo scritto che la Sampdoria poteva valere un piazzamento europeo in campionato e un quarto di finale in coppa, a condizione di trovare concentrazione fino al 95’ e che il gioco, dati gli impegni ravvicinati, era normale che non fosse brillante ma credevo sarebbe presto arrivato. Ci credevo e ci credo tuttora, chiaramente riferito a quella Sampdoria. Tuttavia l’occasione della coppa ancora una volta non è stata sfruttata, tanto che dopo la partita di Kharkiv, dentro di me, ho iniziato a pensare che Europa fosse solo una parola con cui riempirsi la bocca. Poi è scoppiato il caso Cassano, siamo stati eliminati prima dall’Europa League, si è dimesso Gasparin e poi dalla Coppa Italia.
Tra un’eliminazione e l’altra, nonostante le dichiarazioni che i big sarebbero rimasti, sono stati ceduti inevitabilmente Cassano e poi Marilungo e Pazzini, con immediata richiesta ai tifosi di stare buoni e quieti e scaricamento delle responsabilità della dipartita verso Milano del Pazzo sul giocatore stesso. Razionalmente io la comprendo anche la cessione di Giampaolo: hai ricevuto un’offerta che reputi adeguata (discutibile), il giocatore è chiaramente contento di poter andare in una delle squadre più forti d’Italia e d’Europa (dove tra le altre cose ci sono anche degli obiettivi da raggiungere) e nel caso si decidesse di tenerlo magari resta controvoglia e potrebbe risentirne il suo rendimento. Razionalmente cessione legittima. Quello di cui non si è tenuto conto è il risvolto emotivo. Il tifoso vede smobilitazione, l’allenatore vede smobilitazione, la squadra vede smobilitazione. Già non regna aria di festa essendo fuori da ogni competizione, campionato a parte dove però la distanza dalla zona Europa è importante, vendi un altro giocatore importante, che segnale dai?
Il solo fatto di essere fuori da tutto, l’anno della sconfitta di Lens con Novellino, ha portato risultati disastrosi, questa volta si decide pure di indebolire la squadra? L’anno scorso sulle ali dell’entusiasmo la rosa ha reso forse addirittura più di quanto valeva. Possibile che non si capisca l’importanza del morale e dell’entusiasmo della piazza? Va bene la qualità tecnica, l’organizzazione di gioco e tutto il resto, ma la gioia di giocare e veder giocare una squadra sono componenti ancora fondamentali anche in questo calcio moderno fatto di anticipi, posticipi, paytv e telecamere negli spogliatoi. Questo è stato l’errore più grande, permettere a questa squadra di passare da un preliminare di Champions alla lotta per la salvezza in cinque mesi, privandola pure dei due giocatori che più hanno fatto divertire negli ultimi due anni con vicende mal gestite.
La soluzione ora è cercare di rendersi conto della situazione, tutti, dalla società ai tifosi e affrontare compatti quel che resta del campionato fino a maggio e serve soprattutto qualcuno che si prenda delle responsabilità. Mister Di Carlo ha fatto anche lui i suoi errori, senza dubbio, ma credo che in parte sia anche stato travolto dagli eventi. Ora però non c’è più tempo per sbagliare, si deve resettare l’ultimo mese e ripartire con rabbia, voglia, cattiveria, determinazione di sapere che si possono cambiare le cose. Il tifoso e tutto l’ambiente devono ritrovare entusiasmo e l’entusiasmo in queste circostanze si ritrova solo con le vittorie e con prestazioni importanti.
Mister, è compito tuo! Sguardo fiero, testa alta, battaglia in campo.


