L'isola che non c'è
C'era una volta una Società che arrivava quarta in campionato, una vera e propria impresa sportiva, considerando il minor investimento economico rispetto ad altre piazze. Un ambiente sereno, senza le troppe pressioni del calcio moderno dove i giocatori potevano esprimersi al meglio ed un settore giovanile che era il fiore all'occhiello. Sembrava un'isola felice, ma anche nelle isole felici accadono i terremoti.
Nel bel mezzo della festa per il traguardo raggiunto, ecco la prima grande delusione umana per il Presidente Garrone; via Marotta e Del Neri, con loro Paratici e buona parte dello staff protagonista di questa cavalcata trionfale. Pazienza, i nuovi dirigenti sono sempre stati meglio dei precedenti, questo si evince dalle dichiarazioni polemiche come se si fosse consumato un tradimento.
Il nuovo dg Gasparin, sembrava invece muoversi sugli stessi binari di Marotta, senza averne le stesse deleghe ed il rapporto si consumava in fretta, pochi mesi e la figura del dg veniva assorbita dallo stesso Presidente. In questi pochi mesi di confusione dirigenziale sono stati compiuti degli errori, è innegabile. L'estrema gestione del caso Cassano, la cessione di Marilungo e del Pazzo in due giorni, scelte capaci di lasciare interdetti per la tempistica e per i non ritorni economici che avrebbero rappresentato, se non una consolazione, almeno un segno molto più positivo da segnare nel tanto vituperato bilancio. Nessun arrosto ma tanto fumo che ha portato a sottovalutare quello che, da tempo, stava avvenendo a livello tecnico, una progressiva e lenta involuzione.
Questa Samp faticava già a ritrovarsi sul campo quando ancora c'erano il Pazzo ed il Genio, piccole falle venivano coperte dal talento, ma l'ultimo Pazzo quasi stabile a centrocampo nelle ultime partite è davvero indimenticabile. Se poi si cerca in quel di Udine un riscatto e si torna mestamente con una sconfitta su cui pesa mezza gara giocata in tono davvero troppo dimesso, forse si inizia a focalizzare che all'orizzonte si profila un nuovo obiettivo, a cui nessuno avrebbe mai pensato, deluso com'era da non averne più uno definito, che però si chiama salvezza.
E' chiaro che davanti a questo, oltre ad accapponarsi la pelle, tutto va rivisto e molte cose passano in secondo piano, perché sugli errori fatti pesano le responsabilità un po' di tutti e ci saranno tempi e modi per discuterne. Trovo abbastanza ingeneroso che sulla tifoseria intera si riversino sempre i mal di pancia delle dirigenze, e comprendo il possibile disinamoramento per delusioni umane maturate in un ambiente come quello calcistico dove c'è, tra gli addetti ai lavori, un confronto diverso rispetto al campo industriale.
Lo dico seriamente, io comprendo il Presidente quando esterna le sue delusioni, sia personali che ambientali, non ha mai risparmiato critiche verso il sistema ed ora si sta probabilmente rendendo conto che nulla sta cambiando, che la possibilità di costruire uno stadio rischia di diventare una chimera e il fair play finanziario, analizzato a fondo, aumenterà ancora di più il gap tra grandi e piccole società. Lo comprendo meno quando, purtroppo, non riesce a calarsi nei nostri panni di tifosi, di innamorati persi che vivono di Sampdoria, che per lei girano l'Italia e L'Europa lasciandoci la voce e risorse economiche, e sono già contenti di vedersi ricambiati da maglie bagnate di sudore, voglia di lottare e di non mollare mai.
Sacrificare la coerenza alle leggi di mercato non è stata una mossa felice, argomentare di più le decisioni quando eravamo in odore di smantellamento probabilmente lo sarebbe stata. Se si deve stare uniti in un momento di palese difficoltà non devono esserci remore, i tifosi sanno che l'unica possibilità è quella di fare quadrato con la squadra, sostenerla ancora più di prima e farla uscire da quella demotivazione che ne sta segnando il cammino. Rabbia e determinazione devono essere ritrovate prima che sia troppo tardi, domenica contro il Bologna e nel prossimo derby è indispensabile ci sia un atteggiamento diverso, nell'occhio di ogni singolo deve tornare a brillare la fame di risultato e di orgoglio. Sappiamo che è possibile, facciamolo diventare realtà, tutti insieme.
Non sarai mai sola..Forza Samp.


