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tmw / sampdoria / News Doria
Un po' di silenzioTUTTOmercatoWEB
© foto di Gerolamo Calcagno/FDL71
giovedì 21 aprile 2011, 08:09News Doria
di Mauro Salvador
per Sampdorianews.net

Un po' di silenzio

Se qualcun altro, oltre ai tifosi tiene ancora a questa serie A, non è dato sapere. La società dovrebbe, dato che il famigerato ridimensionamento temuto da tutto l'ambiente dopo il mercato di Gennaio assumerebbe proporzioni un filino eccessive con la retrocessione.

Torna in mente la stagione 2005/2006, la prima veramente deludente di questo ciclo di serie A. La squadra di Novellino ottenne abbastanza punti nel girone d'andata da permettersi un finale di stagione imbarazzante. Allora però le altre andavano davvero piano e con poco più di trenta punti a fine campionato ci si salvava. Nove sconfitte e quattro pareggi nelle ultime tredici partite e circa otto mesi di attesa per una vittoria, considerando le prime giornate della stagione successiva. Roba forte. Oggi come allora sarebbe facile trovare i colpevoli nei prestiti, quelli che l'anno prossimo, vada come vada, probabilmente la maglia blucerchiata non la vestiranno più. La situazione in effetti è molto simile, ma stavolta siamo in zona retrocessione e c'è poco (o troppo?) da scherzare.

Insomma, i giocatori ci tengono o no? Non è che voglia polemizzare a tutti i costi, anzi, in questi ultimi giorni sono già successe troppe cose poco sampdoriane. Ma la domanda che continuo a ripetermi è sempre la stessa: quali sono gli insormontabili problemi che affliggono questi ragazzi. Cosa li blocca? Cosa li porta ad accettare con rassegnazione una situazione che farebbe vergognare chiunque?

La risposta che mi sono dato è anche quella più scontata, quella che i non tifosi vedono chiaramente e l'appassionato forse finge di non sapere. Abbiamo a che fare con persone che faticano a trovare motivazioni negli incitamenti o nelle minacce e avrebbero bisogno innanzitutto di una maturazione intellettuale. Una crescita tale da permettere loro di comprendere non tanto il significato della parola sacrificio (un'altra cosa che non funziona è la retorica), quanto di arrivare a intuire che l'angoscia esistenziale è una cosa ben diversa dalla paura sul campo da gioco.

Tutto questo tralasciando qualsiasi riferimento ai sentimenti dei tifosi, che è scontato siano più forti di quelli di qualunque calciatore. I nostri beniamini infatti giocano per sé e per lo stipendio (giustamente), non certo per la gloria della squadra del cuore... altrui.

Allora forse non è il caso di chiedere più niente, a parte un po' di silenzio. Poi vada come vada. 

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