La tempesta
Non saprei come iniziare: potrei iniziare raccontando l'aneddoto di quel tizio che per colpa del suo orgoglio distrusse in una sola volta quanto di buono costruito in molti anni, oppure riportare la storia dell' "inaffondabile" Titanic che però, purtroppo, colò a picco a causa di errate valutazioni da parte di coloro che la costruirono e guidarono. Potrei iniziare evocando glorie passate che però non farebbero altro che alimentare la prostrazione per un presente di per sè stesso deprimente.
La colpa di molti, me compreso, è di non essersi accorti delle nuvole di tempesta che si stavano abbattendo sull'isola felice della Sampdoria: tanti piccoli segnali, dalla scorsa primavera in poi, tante piccole nuvolette che facevano capolino all'orizzonte e che da lì a poco si sarebbero trasformate in tempesta, come i puntini di un disegno, di per sè insignificanti, che uniti, però, creano l'immagine del dramma sportivo che stiamo vivendo.
Con le dovute proporzioni, senza mancare di rispetto a chi davvero ha vissuto in prima persona questo genere di avvenimenti, sembra che sulla Sampdoria si sia abbattuto uno tsunami e, come ogni volta che si verificano fenomeni di questo tipo, le conseguenze saranno visibili per molti anni. Abbiamo raggiunto uno dei punti più difficili della nostra pur breve storia, il più basso della nuova Samp targata Garrone, a testimonianza di come ci voglia, nelle cose umane, molto tempo e molta dedizione per ricostruire e programmare, invece pochi istanti di disattenzione -peggio se reiterati- siano sufficienti per distruggere tutto.
La retrocessione, parola infame che nessuno di noi avrebbe pensato di dover pronunciare, è davvero dietro l'angolo e pare ineluttabile: non c'è un solo indizio che faccia pensare che le cose possano andare diversamente, al quale aggrapparsi disperatamente. Occorrerebbe un miracolo sportivo nel quale, in ogni caso, continuerò a sperare fino a che non sarà la matematica a condannarci.
Per concludere vorrei ricordare che anche le situazioni peggiori possono essere sfruttate come spunti di riflessione per programmare una ripartenza, evitando gli errori commessi in precedenza. C'è da chiedersi se vorremo che la ricostruzione avvenga insieme a coloro che hanno tradito i nostri sogni e nei quali non riusciamo più a porre la fiducia: troppo intenti in visionari combattimenti contro mulini a vento, incapaci di capire che tali battaglie riescono molto più digeste a pancia piena che a stomaco vuoto.


