Cantiamo perché siam giovani, cantiamo perché siam doriani...
Un arcinoto motto popolare recita "ciò che non uccide fortifica": in questa frase credo si possa riassumere il percorso della nostra amata Sampdoria nell'ultimo anno e mezzo, così vertiginoso nella discesa e nella risalita che forse manco sull'ottovolante...
Bene così, comunque. Certo forse a saperlo prima che cosa ci avrebbe aspettato, mi sarei risparmiato qualche bruciore di stomaco dopo partite imbarazzanti come quella di Nocera e attacchi di bile seguiti a prestazioni che ho volutamente rimosso (spero, se c'è qualche psicologo fra chi mi legge, che mi rassicuri sul fatto che non torneranno sotto forma di incubi la notte!), ma, si sa, "col senno di poi" tutto è più facile e, in fondo, quel toccare il fondo ci è servito da spinta per tornare a galla.
Anzi, il riemergere è stato così improvviso e inaspettato da irradiare l'ambiente Sampdoria di un incredibile e fresco entusiasmo, tale addirittura da rinverdire i vecchi fasti e indurre qualcuno a riprendere vecchi discorsi interrotti un paio d'anni fa. Effettivamente gli ingredienti per un nuovo ambizioso progetto ci sono tutti: il famoso mix di calciatori giovani ed esperti, il bel gioco e la grinta, un Vice Presidente Vicario vicino alla squadra, una struttura societaria ricostruita, una maggiore attenzione alla sampdorianità dei tesserati, il ritorno dell'idea dello stadio di proprietà, la società satellite in Lega Pro eccetera.
Certo, cavalcare l'onda dell'entusiasmo è facile e parlare di "rinnovamento" in un'epoca in cui tutti lo invocano ma nessuno lo applica, induce a mantenere comunque una certa sana diffidenza nei confronti di chi lo sbandiera: noi tifosi sampdoriani siamo rimasti scottati (ustioni di secondo grado al cuore o giù di lì) e si sa che le bruciature, come tutte le ferite, non guariscono velocemente: serve tempo. E, aggiungo io, occorre vedere anche qualche risultato.
Per questo mi sarebbe stato più facile forse scrivere dopo l'eroica impresa di Roma, piuttosto che adesso dopo le ultime due sconfitte consecutive (l'ultima delle quali proprio pessima), ma, in ogni caso, occorre essere lungimiranti e quindi non posso che constatare che la strada intrapresa sembra essere quella giusta. D'altra parte la storia è maestra di vita (giuro, questo è l'ultimo luogo comune che utilizzerò in questo testo...) e gli errori del passato sono sotto gli occhi di tutti e potrebbero costituire, se vogliamo essere ottimisti fino in fondo, un monito su come NON comportarsi in futuro.
Insomma, a essere venali, ci sarebbe da chiedere che il conclamato amore dei tifosi blucerchiati e il loro attaccamento alla squadra, anche nei momenti più difficili, sia in qualche modo finalmente premiato con qualcosa di tangibile, magari una coppetta, che però non sia il Gamper, anche se un trofeo vinto dalle parti del "Re di Palloni" conserva sempre il suo fascino... Magari, appunto! Perchè per i tifosi più giovani, come me, che non possono vantare alcun risultato alla voce "bacheca" ma vivono nell'ombra di un grande recente passato, sarebbe una gratificazione enorme. Anche se, in fondo, fa lo stesso perché possiamo lo stesso cantare dalla gioia per essere giovani, essere doriani, nella speranza che un domani "qualcosa si vincerà".


